Distribuzione regionale dei casi attualmente positivi al Covid-19 (Fondazione Gimbe)
Distribuzione regionale dei casi attualmente positivi al Covid-19 (Fondazione Gimbe)

Roma, 10 dicembre 2020 - I contagi di Covid rallentano, ma frenano anche i tamponi. E' quanto conferma il monitoraggio indipendente della Fondazione 
Gimbe: nella settimana 2-8 dicembre, rispetto alla precedente, c'è stata una flessione dei nuovi casi (136.493 vs 165.879), a fronte di una riduzione di oltre 121mila casi testati (551.068 vs 672.794) e di una sostanziale stabilità del rapporto positivi/casi testati (24,8% vs 24,7%). Calano del 5,4% i casi attualmente positivi (737.525 vs 779.945) e, sul fronte degli ospedali, diminuiscono sia i ricoveri con sintomi (30.081 vs 32.811) che le terapie intensive (3.345 vs 3.663); in lieve riduzione anche i decessi (4.879 vs 5.055).

Coronavirus, il bollettino del 10 dicembre

"Da questi numeri - spiega Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe - emergono tre ragionevoli certezze: innanzitutto che le misure introdotte hanno frenato il contagio; in secondo luogo che l'effetto delle misure sull'incremento dei nuovi casi è sovrastimato da una consistente riduzione dell'attività di testing; infine che, a invarianza di misure restrittive, la discesa della curva sarà molto lenta, certo non paragonabile a quella della prima ondata". Dal record di 124.575 casi testati in media al giorno della settimana 4-11 novembre, in quella 2-8 dicembre si è registrato un decremento del 36,8% (-45.851 casi testati/die). Meno evidente la riduzione dei tamponi totali, passati da una media di 214.187/die della settimana 12-18 novembre ai 179.845 della settimana 2-8 dicembre, con un calo giornaliero medio di 27.907 tamponi (-13,4%).

Siamo quindi ancora di fronte a "una tempesta perfetta che rischia di innescare la terza ondata", continua Cartabellotta. "Alla vigilia delle festività natalizie - spiega - tutte le Regioni si avviano a diventare gialle, un colore che non deve essere letto come un via libera, ma impone il rispetto di regole severe per impedire assembramenti e ridurre al minimo i contatti sociali tra persone non conviventi. Infine, l'auspicato e (speriamo) imminente arrivo del vaccino non deve costituire un alibi per abbassare la guardia: nella più ottimistica delle previsioni, infatti, un'adeguata protezione a livello di popolazione potrà essere raggiunta solo nell'autunno 2021 con una massiccia adesione delle persone alla campagna di vaccinazione".

Covid, Rasi: "Vaccino protegge per 6 mesi, forse più di un anno"

"Con questi numeri - conclude Cartabellotta - il Paese si presenta come un paziente con 'quadro clinico' ancora molto grave e instabile che, superata la fase acuta (picco di contagi e di pazienti ospedalizzati), inizia a mostrare i primi segni di miglioramento grazie alle terapie somministrate. Ma la prognosi rimane riservata e, per essere sciolta, richiede una rigorosa e prolungata 'compliance' a tutte le misure individuali, al distanziamento sociale e alle restrizioni imposte da Governo e Regioni".

Siamo in "una fase estremamente delicata dell'epidemia - ribadisce Renata Gili, responsabile Ricerca sui servizi sanitari della Fondazione Gimbe - per almeno tre ragioni: innanzitutto con oltre 700mila attualmente positivi è impossibile riprendere il tracciamento dei contatti; in secondo luogo, ci attendono lunghi mesi invernali che favoriscono la diffusione di tutti i virus respiratori; infine, sino a metà gennaio non sapremo se l'impatto dell'influenza sarà, come auspicato, più contenuto rispetto alle stagioni precedenti. In tal senso, arrivare a quel momento con gli ospedali saturi potrebbe avere conseguenze disastrose per la salute e la vita delle persone".