"Ma lei si è informata? Ha studiato? Non voglio rispondere a chi non sa che questo non è un vaccino, ma una terapia genica: ci iniettano un siero sperimentale per indebolirci e renderci schiavi a vita dei farmaci". Non siamo alle scie chimiche, ma di qui a lì il passo rischia di essere breve. Maria ha 62 anni, è un’impiegata in pensione, non si è vaccinata e non lo farà. Avversa la teoria degli "schiavi del pensiero unico", forse priva della consapevolezza che la sua idea apparentemente più libera potrebbe essere frutto di un condizionamento. Quella di Maria è una delle mille voci della protesta fiorentina. Due piazze diverse – il giardino della Fortezza da Basso e piazza della Signoria – per dire no al vaccino anti Covid e al Green pass. Il "no alla dittatura di Aifa" – la scritta con lo spray nero campeggia su un lenzuolo bianco – è uno dei...

"Ma lei si è informata? Ha studiato? Non voglio rispondere a chi non sa che questo non è un vaccino, ma una terapia genica: ci iniettano un siero sperimentale per indebolirci e renderci schiavi a vita dei farmaci". Non siamo alle scie chimiche, ma di qui a lì il passo rischia di essere breve. Maria ha 62 anni, è un’impiegata in pensione, non si è vaccinata e non lo farà. Avversa la teoria degli "schiavi del pensiero unico", forse priva della consapevolezza che la sua idea apparentemente più libera potrebbe essere frutto di un condizionamento. Quella di Maria è una delle mille voci della protesta fiorentina. Due piazze diverse – il giardino della Fortezza da Basso e piazza della Signoria – per dire no al vaccino anti Covid e al Green pass. Il "no alla dittatura di Aifa" – la scritta con lo spray nero campeggia su un lenzuolo bianco – è uno dei fili rossi che legano le due manifestazioni. Sul palco sale il medico Silvana de Mari acclamata come una star, accolta da un coro che inneggia "libertà". C’è un clima asfissiante, per l’afa e per l’aggressività che esplode a ogni domanda. La gente scalpita, s’infervora, si carica a vicenda. Si dicono cose anche spaventose. Alcune persino ridicole, ma c’è davvero poco da ridere.

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Manifestazioni contro il green pass. Da Torino a Roma, migliaia in piazza

"Non possiamo accettare questa forma di dittatura, è un grande rischio togliere la libertà ai cittadini senza prendersi la responsabilità di imporre l’obbligo", dice con convinzione matura Ledo, un artista che ha passato gli ottanta ma non teme le conseguenze del virus. Si è vaccinato? "Non è importante". Alla domanda tutti fanno slalom, "c’è la privacy". Come se il virus non avesse fatto milioni di morti. Pare ovvio che non ci siano vaccinati in piazza, ma non è così. C’è anche chi ha fatto il vaccino ma ora non accetta "l’imposizione del Green pass in un Paese libero".

Comprendere questa piazza diventa un imperativo. Bisogna capire per rispondere a un fenomeno diffuso che alimenta sospetti e rischia di guadagnare il consenso degli indecisi. Si deve intercettare il malessere che sta minando la fiducia nella politica, nella scienza, nell’informazione. C’è il pericolo che con la semplificazione No Vax per tutti si liquidino motivazioni politiche, sociali e sanitarie diverse. In piazza della Signoria la manifestazione non è autorizzata: sono arrivati da tutte le parti della Toscana, richiamati dal tam tam dei social. Un’umanità varia: commercianti, studenti, pensionati, ma anche professori. La digos fa spegnere l’altoparlante e invita a spostarsi nella vicina piazza San Firenze. I cori sono sempre più forti. Il clima si surriscalda. Si passa alle identificazioni degli uomini sandwich. "Fascisti", si sente urlare. Insieme a una serie d’insulti in fiorentino stretto. "Se non si toglie la mascherina, con noi non può parlare", risponde una coppia sulla sessantina con tono canzonatorio. "Sappiamo già tutto e non abbiamo bisogno di giornali e giornalisti", dice il portabandiera Giuseppe: "Basta con la dittatura sanitaria". Non c’è violenza. Ma sale la tensione. I manifestanti si siedono. "Non fa piacere mostrare i documenti in una piazza dove si esprime liberamente il proprio pensiero", dice con pacatezza Silvia. "No Green pass", si leva ancora il coro. Sui cartelli si legge: "Tu obbedisci perché finisca, ma è perché obbedisci che non finirà".

Ma chi sono i No Vax? "Sbagliate a fare di tutta l’erba un fascio. Io ero un’infermiera, qui non ci sono partiti né schieramenti, ma non si può ignorare che una parte del Paese non accetta questa dittatura per un farmaco sperimentale", dice Maria. "Vergogna". Matteo fa l’ingegnere, ha 54 anni, dice che "il discorso è semplice". "Non si vaccina per un virus mutante, bisogna aspettare che si indebolisca come dice Montagnier". Ma i morti? "Non ci saranno con la terapia domiciliare precoce".

Quando e perché la scienza è diventata così nemica per una parte del Paese che preferisce rischiare di ammalarsi piuttosto che farsi il vaccino? In piazza c’è una ’Jane Fonda’ imbellettata: "Lo sa cosa ci iniettano? Quali conseguenze avrà a distanza?". Chissà se quell’interrogativo l’ha così tormentata quando il dermatologo le ha cancellato i segni dell’età dal volto.