Silvio Brusaferro, presidente dell'Iss (Ansa)
Silvio Brusaferro, presidente dell'Iss (Ansa)

Roma, 27 marzo 2020 -  C'è ancora tanta strada da fare. La curva dei contagi rallenta, è vero, ma il fatidico picco dell'epidemia di coronavirus (qui la situazione in Italia) non è ancora stato raggiunto. E la discesa dipenderà comunque tantissimo dai nostri comportamenti individuali. Peraltro un  segnale incoraggiante c'è: "C'è un dato rilevante negli ultimi giorni: dal 19-20 marzo la curva dei nuovi casi sembra attenuarsi leggermente nella sua ascesa e stiamo monitorando quanto sta avvenendo". Ma è chiaro, "non illudiamoci di poter allentare le misure di contenimento. Ci sono aree del Paese dove la circolazione del virus è forte. In Lombardia, una parte del Piemonte e del Veneto".

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Lo ha spiegato il presidente dell'Istituto Superiore di Sanità (Iss), Silvio Brusaferro, presentando il primo report epidemiologico sulla malattia da Covid-19 realizzato in collaborazione con il Consiglio superiore di sanità.

"Non abbiamo raggiunto il picco e non lo abbiamo superato, il fatto che la curva dei contagi rallenti - dice Bruisaferro - non significa che siamo in fase calante. Assistiamo solo a un rallentamento della crescita. Poi la discesa andrà costruita e la pendenza di questa discesa sarà costruita sulla base dei nostri comportamenti, dalla nostra capacità di adeguarci anche come singolo nucleo familiare alle prescrizioni di distanziamento sociale". 

Brusaferro sottolinea: "Abbiamo segnali di rallentamento che ci fanno presumere di essere vicini, vuol dire che le misure adottate stanno facendo i loro effetti, potremmo arrivare al picco in questi giorni". Poi speiga nel dettaglio: "Per interrompere la circolazione del virus dobbiamo scendere al di sotto di un contagiato per persona positiva e ancora non siamo a quel livello. Quando ci avvicineremo al livello 1:1 potremo contribuire a elaborare le strategie da mettere in campo in vista di una ripresa delle attività".

Quindi pazienza e ancora pazienza: "Le misure stanno tenendo e questa è la notizia buona. Dovremmo conviverci per le prossime settimane. Come? Dovremmo trovare delle modalità di convivenza: proteggendo le figure più fragili che vanno salvaguardate. Siamo il Paese pilota, stiamo mettendo a punto metodologie con evidenze scientifiche che stiamo acquisendo. Dobbiamo prendere atto che le misure adottate da noi sono state seguire anche da altri Paesi".

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Il presidente dell'Iss tocca poi l'argomento dei test rapidi per la diagnosi: "Il Comitato tecnico-scientifico si è espresso più volte in maniera chiara. A oggi i test che vanno alla ricerca dell'RNA disponibili sono affidabili, anche se lunghi e complicati. Gli altri, cosiddetti rapidi o sierologici, a oggi non hanno ancora raggiunto livelli di affidabilità tali da poter essere utilizzati e quindi non ne viene raccomandato l'utilizzo. Questo non vuol dire che quelle tecnologie non si sviluppino rapidamente, anzi ce lo auguriamo tutti, ma a oggi questo non è".

Brusaferro ha anche affrontato un altro dei temi caldi di questi giorni affermando che l momento non è possibile dare una stima di quanti siano in Italia le persone asintomatiche, che pur avendo l'infezione da coronavirus non hanno sintomi o ne hanno molto lievi.

I bimbi sembrano affrontare meglio la pandemia. Perché? "Credo che i bambini abbiano un sistema immunitario più plasmabile e più pronto a montare una risposta contro patogeni non conosciuti".

La conclusione? "Dall'emergenza coronavirus usciremo ma dobbiamo immaginare ancora alcuni mesi in cui stare molto attenti per fare in modo che la curva dei contagi non riparta".

Stessi con cetti ha espresso anche il presidente del Consiglio superiore di sanità, Franco Locatelli: "Ad oggi è inevitabile il prolungamento delle misure di contenimento".