Roma, 12 maggio 2021 - Svolta sui parametri per definire i colori delle regioni, ma restano le fasce (zona bianca, arancione, gialla e rossa). Non filtrano grandi sorprese dall'incontro tra esecutivo e governatori. Sì al superamento dell'indice Rt, con il cambio colore che diventerebbe legato soprattutto all''Rt ospedaliero (ovvero il numero dei posti letto occupati) e al tasso di incidenza. Le soglie critiche di occupazione in area medica scenderebbero al 30% in ospedale e 20% in intensiva.

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Frenata, invece, sull'addio alle fasce di rischio che le regioni volevano formalizzare entro il 21 maggio.  Prima di tutto perché i provvedimenti in vigore sono legati all'attuale sistema e servirebbe quindi una norma ad hoc per modificarli. Significherebbe un'ulteriore liberi tutti che gli esperti reputano prematuro, riferisce una fonte. Almeno fino a giugno sarebbe consigliabile lasciare le regole in vigore. 

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"Il modello adottato in questi mesi ha funzionato e ci ha consentito di affrontare la seconda e terza ondata senza un lockdown generalizzato, ma con specifiche misure territoriali - ha dichiarato il ministro della Salute, Roberto Speranza, nel suo intervento al vertice -. Ora, nella nuova fase, caratterizzata dal forte avanzamento della campagna di vaccinazione e dai miglioramenti dovuto alle misure adottate, lavoriamo con l'Iss e con le regioni per adeguare il modello immaginando una maggiore centralità di indicatori quali l'incidenza e il sovraccarico dei servizi ospedalieri". Il confronto resta quindi sui criteri di entrata e uscita dalle zone, tema su cui dal Cts arrivano aperture. Decisiva sarà a questo punto il nuovo vertice Governo-Regioni di domani, dove la revisione dei parametri sarà probabilmente messa nero su bianco. 

Cts diviso

Secondo gli scienziati a questo punto più che i contagi, peraltro troppo influenzati dalle oscillazioni dei tamponi, a contare davvero sono proprio i numeri degli ospedali. Tra le ipotesi anche quella di dare più valore all'incidenza, dato disponibile praticamente in tempo reale. Il paradosso è che, attualmente, Regioni con un numero di positivi per 100mila abitanti da zona bianca rischiano addirittura di cambiare fascia - in peggio - per un Rt che si basa su numeri di contagiati molto bassi. 

Ma anche all'interno del Comitato Scientifico ci sarebbero frizioni. Fonti riferiscono di divisioni tra chi vuole rivedere profondamente l'attuale criterio alla base del sistema dei "colori" e chi spinge per mantenere l'impianto ideato lo scorso ottobre, con i 21 indicatori da cui discende la valutazione del rischio.

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Le proposte delle Regioni

Le Regioni chiedono di "superare il meccanismo dei quattro colori" e di sostituirli con tre livelli di rischio: basso (con misure simili alla zona bianca), medio (limitazione di alcune attività) e alto (dove sarebbe potuto restare in vigore il coprifuoco). Ipotesi che, come abbiamo scritto, al momento non sembra trovare sponda nel governo.

Le Regioni propongono anche di stabilire un numero minimo di tamponi da effettuare, proporzionato ai 4 livelli di rischio legati all'incidenza, che corrispondono ad altrettanti colori: in zona rossa, che scatterebbe con oltre 250 casi Covid su 100mila abitanti, andrebbe effettuato un minimo di 500 tamponi (sempre su 100mila abitanti). In arancione, tra i 150 e i 249 casi, il minimo è 250. In gialla, tra i 50 e 149 casi, se ne effettuano almeno 150. In bianca, fino a 49 a casi, almeno 100. Secondo quanto si apprende dai governatori, l'esecutivo avrebbe manifestato "apertura" sulla proposta, che dovrà trovare risposta concreta nei prossimi giorni.

Altra richiesta è quella di "rivedere il criterio della permanenza attualmente obbligatoria della Regione/Provincia Autonoma per un minimo di 14 giorni all'interno dell'Area Rossa anche se le condizioni epidemiologiche sono cambiate", si legge nel documento dei governatori. 

Nel testo si propone di eliminare una lunga serie dei 21 parametri al momento presi in considerazione, puntando soprattutto sull'Rt ospedaliero e introducendo "gli indicatori per le proiezioni a 30 giorni sull'occupazione dei posti letto in area medica e in terapia intensiva (attivati e attivabili)".

"L'obiettivo è avere parametri chiari, fortemente semplificati e in grado di generare automatismi per quel che riguarda gli scenari che coinvolgono le attività sociali ed economiche", spiega Massimiliano Fedriga, governatore del Friuli Venezia Giulia e presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome. 

Verso il superamento dell'Rt

Tra le proposte delle Regioni c'è quella del superamento dell'indice Rt, calcolato sui sintomatici. Idea che sembra essere stata accolta, sostituendo il parametro con l'Rt ospedaliero che in pratica fotografa lo stato di stress delle strutture ospedaliere.

Nel documento le Regioni propongono di riformulare così l'accesso nelle fasce in base ai posti letto occupati: "Zona Rossa: incidenza 250/100.000 abitanti; arancione: 150- 249/100.000 con occupazione terapia intensiva al 30%; area gialla: 50 - 149/100.000 abitanti; bianca: sotto i 50/100.000 abitanti".

Sotto fasce

I governatori chiedono di modulare le misure da zona rossa "su base sub regionale", quindi non per tutto il territorio, o "adeguando il mantenimento delle attività produttive e ricreative a misure di controllo di tipo straordinario".

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Al momento quasi tutta l'Italia è in zona gialla, a eccezione di Sardegna, Sicilia e Valle d’Aosta che sono in zona arancione. Per modificare i parametri e trovare una sintesi tra le proposte delle Regioni e le istanze del Cts, il tempo stringe: venerdì arriveranno i nuovi dati epidemiologici, Molise, Umbria e Sardegna (ora arancione) riscontreranno numeri da regione bianca, ma le norme attuali prevedono che occorre essere in questa fascia per tre settimane, mentre in alcune regioni come la Campania e la Lombardia il numero dei contagiati sta salendo. Il rischio di passare in arancione in teoria c'è, anche se sembra ormai questione di ore la revisione dei parametri. Una formalità, quella che al momento manca.