AstraZeneca: 120 milioni di dosi entro marzo nella Ue. Ne ha inviate 30 milioni
AstraZeneca: 120 milioni di dosi entro marzo nella Ue. Ne ha inviate 30 milioni
Da arma di salvezza anti Covid ad antidoto della discordia. Il vaccino AstraZeneca è finito nel tritacarne dell’opinione pubblica tra conclusioni poco definitive delle Agenzie internazionali del farmaco, informazioni cliniche non sempre trasparenti da parte del colosso anglo-svedese e decisioni governative tra stop and go dopo alcune morti sospette. Ai problemi con la sperimentazione dell’anno scorso si sono aggiunti i timori di possibili gravi reazioni avverse che hanno indotto diversi Paesi europei, tra cui l’Italia, a sospendere in via precauzionale la somministrazione. E con un paradosso. Proprio il vaccino...

Da arma di salvezza anti Covid ad antidoto della discordia. Il vaccino AstraZeneca è finito nel tritacarne dell’opinione pubblica tra conclusioni poco definitive delle Agenzie internazionali del farmaco, informazioni cliniche non sempre trasparenti da parte del colosso anglo-svedese e decisioni governative tra stop and go dopo alcune morti sospette. Ai problemi con la sperimentazione dell’anno scorso si sono aggiunti i timori di possibili gravi reazioni avverse che hanno indotto diversi Paesi europei, tra cui l’Italia, a sospendere in via precauzionale la somministrazione. E con un paradosso. Proprio il vaccino inizialmente sconsigliato agli anziani per la sua efficacia, risulta ora "preferenzialmente" raccomandato agli over sessanta.

Le prime sperimentazioni del vaccino sono state concentrate sulla valutazione della sua sicurezza. I risultati del 20 luglio scorso riportavano su Lancet questa conclusione: "Non sono stati osservati eventi avversi gravi legati alla somministrazione del vaccino". Poi la situazione è lentamente cambiata, fino a dover modificare il bugiardino con i casi di trombosi. Il problema più rilevante che l’azienda anglo-svedese deve chiarire è quello, appunto, relativo ai presunti effetti avversi provocati dal suo vaccino. Ma ci sono altri nodi che AstraZeneca deve sciogliere. La società aveva promesso di travolgere l’Ue con 120 milioni di dosi nel primo trimestre del 2021. Quelle stime si sono poi ridotte a circa 30 milioni per motivi non meglio e sempre specificati a dovere. Un’altra falla è stata quella dell’immunità già alla prima dose, rivelatasi poi non sufficiente, con la conseguente necessità di un richiamo.

Un altro tema infuocato riguarda l’efficacia del siero AZD1222. Secondo uno studio americano, la multinazionale potrebbe aver utilizzato "informazioni obsolete". I rappresentanti del Comitato di monitoraggio sulla sicurezza dei dati statunitense hanno sollevato un dubbio preoccupante. AstraZeneca avrebbe fornito una versione incompleta dei dati sull’efficacia del suo preparato. In propria difesa AstraZeneca ha spiegato che gli studi effettuati negli Stati Uniti, in Cile e Perù hanno dimostrato che il vaccino è efficace al 79% contro il Coronavirus sintomatico e al 100% contro i casi gravi. Lo studio mostrerebbe un elevato livello di efficacia.

La situazione è molto complessa: dietro al caos AstraZeneca non posso esserci solamente gli eventi avversi e le morti sospette, come ricordava ieri il microbiologo Andrea Crisanti al Qn: "La colpa di AstraZeneca? Che costa soltanto 2 euro a dose, non è allineato (Pfizer 12 euro, Moderna 15 euro, J&J 8,5 euro, ndr)". E altri puntano il dito sullo scontro andato in scena con la Brexit. Ma c’è chi, come il virologo Roberto Burioni, da sempre pro vaccini, accusa AstraZeneca di non aver diffuso dati e di non parlare mentre il ciclone infuria. "La casa farmaceutica tace riguardo l’efficacia e la sicurezza del suo vaccino, di fatto generando ancora più paura e incertezza nelle persone. Un’azienda che conta oltre 76mila dipendenti e che ha realizzato nel 2020 molti miliardi di utili non si degna di tranquillizzare le persone. Silenzio totale".