ALCUNI LETTORI, anche alla luce delle ultime contestazioni, mi hanno scritto chiedendomi di spiegare il paradosso: come è possibile che un leghista come Matteo Salvini possa contribuire al salvataggio del Sud? Ho girato la domanda a Vincenzo Pepe, professore di diritto costituzionale all’Università di Napoli e autore del “Manifesto” per un nuovo Rinascimento del Mezzogiorno che, scusandomi per il gioco di parole, ha messo il pepe proprio al paladino dei «lumbard». È vero, ammette, forse è un po’ azzardato indicare Matteo II come possibile taumaturgo dei mali del Mezzogiorno, ma oggi i tempi sono cambiati e il Sud, per ripartire, ha bisogno di uno choc: chi meglio di lui può dare la scossa a regioni da troppo tempo in letargo? Del resto nel libro “Salvini & Salvini” il segretario del Carroccio ammette di essere un divoratore della pizza napoletana, quella con le acciughe e quella ai quattro formaggi. Qui ci vuole una terapia d’urto e Salvini potrebbe essere una specie di Cattaneo-bis  in grado di esaltare il federalismo e le autonomie del tacco d’Italia. Meglio ancora, un brigante buono capace di combattere la burocrazia e i parassitismi dello Stato centrale senza connivenze con nessuno. Secondo questa scuola di pensiero napoletana, Salvini rischia, così, di diventare il Passatore del Duemila. Mi auguro solo che Matteo non faccia, però, la fine del vero Passatore, Stefano Pelloni, esposto dopo la la sua fine su un carretto, perché tutti i romagnoli potessero constatare “de visu” come il brigante fosse davvero morto. giancarlo.mazzuca@ilgiorno.net