VEDI I VIDEO Dalle “Schegge” di Giovanni Papini: “Problema non risolto” , Da “Un uomo finito” , “Chiudiamo le scuole!” , Giuseppe Prezzolini e gli Italiani

Firenze, 16 maggio 2014 – Articolo pubblicato su “La Nazione” di oggi.

Caro Papini, caro Prezzolini: le belle lettere, in amicizia

È un’opera davvero monumentale, quella che oggi giunge a compimento grazie alle fatiche critico-filologiche congiunte di Sandro Gentili e Gloria Manghetti e grazie all’impegno delle “Edizioni di Storia e Letteratura” in collaborazione con la Biblioteca Cantonale di Lugano, sede dell’Archivio Prezzolini. Si completa con la pubblicazione del terzo volume l’edizione del “Carteggio” intercorso fra due campioni della cultura italiana novecentesca quali Giovanni Papini e Giuseppe Prezzolini.

Un protratto attraversamento condotto in comune, iniziato dai tempi del “Leonardo” in cui Papini, giovane come nei celebri ritratti di Giovanni Costetti, era Gianfalco, e Prezzolini Giuliano il Sofista; e un’amicizia, ad accompagnamento di un tragitto parallelo durato più di mezzo secolo, fattasi proverbiale, non scalfita neppure dalle inevitabili divergenze ideologiche e intellettuali verificatesi nel corso negli anni e dalle distanze. Un sodalizio al riparo da scelte di pensiero e dirimenti evenienze storiche; un’amicizia, per dirla nel loro codice e secondo una pagina del romanzo papiniano Un uomo finito”, da mitici cipressi solitari, “grossi e maestosi”, simbolicamente attaccati uno all’altro come quelli allo sbocco di Via San Leonardo: uniti anche nel contrasto, fratelli pure nelle diversità di opinione e nell’autonomia dei percorsi.

La documentazione odierna, dopo le dense, concentrate e per più versi salienti raccolte epistolari relative al 1900-1907 (Dagli “Uomini Liberi” alla fine di “Leonardo”) e al 1908-1915 (Dalla nascita della “Voce” alla fine di “Lacerba”), copre un arco temporale assai ampio, storicamente siglato ai suoi estremi dai due conflitti novecenteschi: Dalla Grande Guerra al secondo dopoguerra, appunto, 1915-1956. Ma anche in questa fase ultima, in cui le due biografie non solo geograficamente si divaricano, è ancora il confronto ad affermarsi e l’amicizia a trionfare: fino alla commovente ultima visita di Prezzolini all’amico del 22 novembre 1955, fedelmente restituita in appendice al libro dalla cronaca di una nipote di Papini, la devota Anna Casini Paszkowski.

Amicizia profonda, forte e indubitabile, e assoluta schiettezza: come ai vecchi tempi, come sempre tra i due era accaduto, fin dagli anni della giovinezza, loro e di un secolo. “Caro Papini – scrive Prezzolini da New York, preannunciando la sua venuta a Firenze – , mi accade di sognarti ora più frequentemente che nel passato. L’altra notte, immaginati un po’, tu mi volevi presentare a De Gasperi, ed infatti mi conducesti da lui che stava in una bellissima specie di basilica bizantina, ornata di mosaici”. E ancora, nella stessa lettera, poche righe dopo: “Ho letto i tuoi ultimi scritti, sempre con ammirazione, ma un paio di volte con dissenso e con dolore. Come mai proprio tu non vuoi un monumento a Dante? Ma, più grave ancora, come mai tu ti senti d’odiare i cipressi toscani, anche il nostro di Via de’ Bardi?”.

Marco Marchi 

Quinta poesia

Al freddo sapore di mela renetta,
in lingua, per tutta la bocca
che succhia ed aspetta,
ritorna negli occhi la ciocca

immobile al dolco d’autunno,
sospesa alla voglia — una frasca
di verde cognate a Vertunno
distesa nel latte di vasca.

Mela renetta che mordo,
in questo riposo di festa,
adagio, come un ricordo
di dolcezza manifesta.

Una mi basta: nel gusto
di quell’instante, di quell morso,
rivedo all’ombra oblique del fusto
passare il blù come un chiaro discorso.

Tutto abbandono in disparte.
Figliolo di terra ed erede
d’incontrastabile parte
il Dio mal creduto mi vede.

Mia la foglia che strappo odorando
le dita — ma più la discesa
che rifarò, tra poco, pensando
a me, sotto l’aria che pesa.

Mia tutta, la campagna, in quell sapore
che maturamente si distrugge e si disfa,
mio l’odore, l’afrore
dell’imprecisa immensità.

Giovanni Papini

(da Opera prima, 1917)

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