Alessandro Farruggia

25 marzo 2019 _ Per evitare che intere popolazioni siano costrette a migrare è essenziale intervenire (anche) contro il cambiamento climatico. Che come le guerre e la povertà è uno dei fattori che spingono popolazioni diseredate e ormai disperate a migrare in cerca di miglior fortuna. Come dal Sahel all’Italia. Per chi vuole intervenire sulle cause delle migrazioni e non solo impedirle chiudendo le frontiere come fanno i sovranisti, questa è una conferma importante e dovrebbe indicare la direzione dell’intervento internazionale. Tagliare le emissioni di gas serra è una delle soluzioni da adottare nell’ambito di un pacchetto complessivo di interventi di sviluppo sociale e economico, tuetela ambientale e stabilizzazione che abbia chance di successo. Sarebbe una azione intelligente nell’interesse di tutti, in primis dei potenziali migranti, ma anche dei paesi di arrivo che potrebbero impostare poltiche delle migrazioni non più basate sulla paura e l’emergenza.

Su questo anche l’Ipcc era stato chiaro. “Il cambiamento climatico _ è scritto nel summary per decisori politici del quinto rapporto Ipcc _ è destinato ad aumentare le migrazioni delle persone. Popolazioni che mancano di risorse per una migrazione pianificata sono maggiormente esposte ad eventi meteorologici estremi, in particolare nei paesi in via di sviluppo a basso reddito. I cambiamenti climatici possono indirettamente aumentare i rischi di conflitti violenti amplificando i ben documentati driver di questi conflitti, come la povertà e gli shock economici”. Così si è espressa anche una vasta letteratura.

Adesso sulla rivista internazionale Environmental Research Communications è stato pubblicato uno studio (che trovate QUI ) dell’Istituto sull’inquinamento atmosferico del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Iia), nel quale si osserva come le variazioni meteo-climatiche svolgano un ruolo primario nell’influenza dei flussi migratori dalla fascia africana del Sahel all’Italia. I ricercatori si sono concentrati sul periodo 1995-2009, precedente alle primavere arabe e alla crisi siriana, escludendo così conflitti recenti ed evidenziando meglio eventuali incidenze climatiche.

“In questo contesto appare interessante valutare quantitativamente l’influenza dei cambiamenti climatici sulle migrazioni dalla fascia africana del Sahel all’Italia, che rappresentano circa il 90% degli ingressi sul nostro territorio dalla rotta mediterranea”, afferma Antonello Pasini, ricercatore del Cnr-Iia e autore dello studio, svolto in collaborazione con Stefano Amendola, dottorando in fisica dell’Università di Roma Tre. “Nello specifico, abbiamo utilizzato un semplice modello lineare e un altro più sofisticato di intelligenza artificiale, un sistema a rete neurale recentemente sviluppato dal nostro gruppo, in grado di evidenziare cambiamenti non graduali ed effetti del superamento di determinate soglie nelle variabili meteo-climatiche. Con il modello a rete neurale siamo stati in grado di spiegare quasi l’80% della variabilità nelle correnti migratorie verso l’Italia, prendendo in considerazione i soli dati meteo-climatici, per causa diretta e per influenza sull’ammontare dei raccolti annuali”. Impressionante.

L’agricoltura rappresentaun collegamento tra cambiamenti climatici e migrazioni. “Raccolti poveri ed eventuali carestie, congiuntamente alle ondate di calore durante la stagione di crescita, amplificano il fenomeno migratorio”, chiarisce Pasini.
Il fattore dominante che ha indotto queste migrazioni sembra essere però la temperatura, tanto da far pensare che il superamento di una soglia di tolleranza termica, umana ed animale, possa avere un ruolo primario sulle variazioni dei flussi migratori. “Oggi sappiamo che i paesi africani sono molto vicini a queste soglie. I nostri risultati modellistici rappresentano ovviamente solo un primo passo verso studi più ampi, che possano vedere la collaborazione con scienziati sociali per una valutazione più completa di tutti i fattori che influenzano le migrazioni”, conclude il ricercatore. “Già ora le evidenze presentate in questo studio _ avverte però Pasini _ vanno seriamente prese in considerazione dal mondo della politica, affinché anche in Africa si adottino strategie doppiamente vincenti, come il recupero di terreni degradati e desertificati, che possano condurre a mitigare il riscaldamento globale e, nel contempo, a creare situazioni che prevengano il triste fenomeno delle migrazioni forzate”. Sarebbe saggio, sarebbe.