Cronaca

Artico, si rompe il ghiaccio antico a nord della Groenlandia. Orsi polari a rischio

  di Alessandro Farruggia Roma, 22 agosto 2018 – Il riscaldamento climatico arriva nel nord della Groenlandia. La riduzione della superficie coperta dai ghiacci artici prosegue – secondo le rilevazioni della Nasa – con un tasso del 13,2% per decade. E quest’anno è stata interessata in maniera significativa anche l’area di fronte alla punta nord della Groenlandia, […]

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di Alessandro Farruggia

Roma, 22 agosto 2018 – Il riscaldamento climatico arriva nel nord della Groenlandia. La riduzione della superficie coperta dai ghiacci artici prosegue – secondo le rilevazioni della Nasa – con un tasso del 13,2% per decade. E quest’anno è stata interessata in maniera significativa anche l’area di fronte alla punta nord della Groenlandia, a causa di temperature che alla remota stazione artica di Cap Morris Jesup hanno toccato i 17 gradi. Una enormità vista la latitudine. Quella zona è stata considerata dai glaciologi uno degli ultimi baluardi dei ghiacci “antichi”, spessi e che non si sciolgono durante la stagione estiva. Ma quest’anno per ben due volte davanti a Cap Morris Jesup i ghiacci si sono fessurati, spaccati, ed è comparso il mare, mentre le piattaforme di ghiaccio si allontanavano progressivamente dalla costa.

A corredo una immagine satellitare della Agenzia Spaziale Europea, scattata il 21 agosto, della zona di Cap Morris Jesup, elaborata dal DMI, il servizio meteo danese. Un video da immagini satellitari elaborato dalla Technical University of Denmark (il mare aperto senza ghiacci è in blu) è disponibile QUI e QUI  

“L’ultimo ghiaccio pluriennale spesso mediamente quattro metri ma anche molto di più – ha detto Peter Wadhams del Polar Ocean Physics Group – è a nord della Groenlandia. Viene spinto lì da una corrente chiamata Transpolar Drift Stream, che spinge i ghiacci dal Canada verso la Groenlandia. Se ora il ghiaccio si stacca dalla terraferma questo potrebbe avere conseguenze gravi per la fauna locale e in particolare per l’orso bianco che sulle piattafome di  ghiaccio marino caccia e non può spingersi troppo lontano a nuoto. Se il fenomeno diventasse perenne, gli orsi potrebbero restare “intrappolati” sulla terraferma e, perso il loro habitat, avere serie difficoltà a sfamarsi”.

“Al 15 agosto –  osserva la massima autorità nel motoraggio dei ghiacci, il National Ice and Snow Data Center (NISDC) – l’estensione del ghiaccio marino artico era di 5,7 milioni di chilometri quadrati. Si tratta di 1,58 milioni di chilometri quadrati al di sotto della media del 1981 al 2010, ma 868.000 chilometri quadrati al di sopra del minimo storico registrato in questo periodo dell’anno nel 2012. Durante le prime due settimane di agosto l’estensione del ghiaccio è diminuita di circa 65.000 chilometri quadrati al giorno, leggermente più velocemente della media 1981-2010) di 57.000 chilometri quadrati al giorno. La pressione al livello del mare è stata superiore alla media nell’Oceano Artico centrale, un cambiamento rispetto al mese scorso, affiancata da zone di pressione al di sotto della media nel Mare di Kara e nel Canada settentrionale. Le temperature a 925 hPa sono state generalmente superiori di 1-5 gradi alla media in gran parte dell’Oceano Artico per questo periodo, con la zona appena a nord della Groenlandia che ha raggiunto i 5-7 gradi sopra la media”.

“Un’altro fatto da sottolineare – osserva NISDIC – è quanto successo nella regione di mare aperto lungo la costa settentrionale della Groenlandia, intorno a Capo Morris Jesup, dove abbiamo notato il 13 agosto nelle immagini dello spettroradiometro MODIS, che qualcosa era cambiato”.  La regione è normalmente costituita da ghiaccio spesso, consolidato da un modello generale di movimento del ghiaccio verso terra. Anche quando i venti soffiano al largo, la forza del ghiaccio di norma tiene la posizione lungo la costa. Tuttavia, in questo agosto “per due volte la copertura di  ghiaccio è apparsa più spezzata e probabilmente più sottile, e nelle ultime due settimane i venti offshore sono riusciti a spingere il ghiaccio al largo della costa“. Non era mai successo, quantomeno negli ultimi 800 anni, cioè dal termine del cosiddetto “periodo caldo medievale”.

Il cambiamentio climatico in atto è con ogni evidenza responsabile di quanto succede nel nostro pianeta, e un ruolo nel caso specifico lo avrebbe svolto la North Atlantic Oscillation, un meccanismo climatico ben noto agli addetti ai lavori. In condizione di NAO positiva le correnti occidentali vengono deviate verso nord-est portando aria calda da zone di latitudine di circa 30°-40° fino ad aree sub-polari (~60°) con un aumento di temperatura che può arrivare fino anche a 1,5 °C in tutta l’Europa settentrionale e gran parte dell’Asia. E a volte di più. E adesso siamo in fase di NAO postiva.  “L’anno idrologico 2018, che va da  ottobre 2017 settembre 2018 – osserva il NISDC – ha visto finora un periodo insolitamente lungo nel quale la North Atlantic Oscillation (NAO) è stata nella fase fortemente positiva, che indica una pressione inferiore alla media sull’Atlantico settentrionale. Ciò provoca condizioni più calde della media nell’Europa nord-occidentale e pesanti nevicate nella Groenlandia orientale. L’Inghilterra e la Scandinavia hanno visto ondate di calore e incendi boschivi”. La Nao ha probabilmente favorito lo scioglimento dei ghiacci marini davanti alla Groenlandia settetrionale. E per gli orsi polari, è davvero una pessima notizia.

 

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