Il ministro alle Riforme Maria Elena Boschi

Il ministro alle Riforme Maria Elena Boschi

Tira un’aria strana nel Pd che conta, alla Camera come al Senato, al Nazareno come a palazzo Chigi. Certo, la questione delle liste, specie in Campania, zeppe – anche se non dentro le liste del Pd, ma in liste collegate – di nomi “impresentabili e ingiustificabili”, come ha detto ieri Renzi, pesa. Certo, il risultato delle Regionali è atteso come un ‘giudizio di Dio’. Se finirà 6 a 1 (sconfitta solo in Veneto e vittoria nelle altre cinque, Campania e Liguria in testa) per Renzi sarà un successo così netto da poter procedere a una vera ‘rivoluzione’ copernicana nel partito, nel governo e dentro i gruppi parlamentari.

Anche per questo, ieri, il vicesegretario, Lorenzo Guerini, e il vicecapogruppo vicario alla Camera, Ettore Rosato, hanno sconvocato, di comune accordo, l’assemblea di gruppo che oggi avrebbe dovuto eleggere il successore di Roberto Speranza, rinviandola a dopo le Regionali. “Sono tutti impegnati nelle regionali al momento”, spiega Guerini. Eppure, i deputati c’erano. Il problema è, appunto, far stemperare le tensioni interne al gruppo (tra minoranza e maggioranza e non solo) e aspettare le Regionali.

Il vicesegretario del Pd, Lorenzo Guerini, detto anche 'il Forlani' di Renzi.

Il vicesegretario del Pd, Lorenzo Guerini, detto anche ‘il Forlani’ di Renzi.

Senza dire che proprio Guerini, come ha raccontato ieri QN, potrebbe prendere il posto di Speranza, bruciando sul filo Rosato, a oggi solo candidato ufficiale, e il veltroniano Andrea Martella. Rosato – cui tutti, nel gruppo Pd, riconoscono stoffa e capacità – nell’ambito della ‘rivoluzione’ renziana andrebbe al partito, o al governo, ma per un incarico corposo, tipo il ministro alle Riforme. Al posto della Boschi: Renzi la sta lanciando e mandando in giro per l’Italia sempre di più come il suo vero ‘vice-premier’ e potrebbe farlo anche formalmente.

O, sempre la Boschi, potrebbe diventare lei vice-segretario ‘unico’ del Pd, abolendo i due attuali, ma con un uomo d’ordine, fidato e renziano, all’Organizzazione. E questa seconda ipotesi sta prendendo sempre più quota nella testa di un Renzi che vuole “investire di più sul Pd-partito, finora tenuto sotto bromuro, rivitalizzarne vocazione, ruolo e struttura”, spiega una fonte vicina al premier.

“Quello che non funziona” – spiegava ieri Guerini a un collega – “è tenere insieme il ruolo di direzione politica e pubblica del Pd insieme a quello organizzativo”. Renzi potrebbe così, inoltre, dar vita a un mega-rimpasto. Ne consegue che Guerini andrebbe, appunto, a fare il capogruppo alla Camera. La sua nomina avrebbe un duplice significato: riconoscimento a chi, per Renzi, ha fatto il lavoro duro e sporco da quando è a Chigi e un ramoscello d’ulivo offerto alla minoranza dem che ‘gradisce’ Guerini più di Rosato al pari degli ex-Dc. Si vedrà dal 31 maggio in poi.

NB. Questo articolo è stato pubblicato il 13 maggio 2015 a pagina 4 del Quotidiano Nazionale (http://www.quotidiano.net)