Di Lorenzo Bianchi

La sfida dell’Isis – Khorasan ai Talebani ha colpito Kandahar, la città – simbolo degli “studenti coranici”. Tre kamikaze hanno ucciso 62 persone e ne hanno ferite oltre 90 facendosi esplodere nella moschea sciita Bibi Fatima. Secondo la ricostruzione della televisione privata “Tolo News” il commando era composto da quattro persone che hanno aperto il fuoco sulle forze di sicurezza all’esterno del luogo sacro. Un attentatore è stato ucciso. Uno è riuscito ad  entrare nell’edificio. Altri due si sono avvicinati ai lavatoi e si sono fatti esplodere fra i fedeli che si preparavano alla preghiera del venerdì. Le immagini mostrano tappeti per la preghiera intrisi d sangue e cadaveri sparsi dappertutto. Secondo la rivendicazione dell’Isis – Khorasan, affidata al canale “Telegram” del gruppo terroristico i kamikaze erano soltanto due. A Kandahar il 4 aprile del 1996 il mullah Omar fu proclamato “guida dei credenti”. Nei dintorni della città dopo gli attentati alle Torri Gemelle gli americani cercarono a lungo Osama Bin Laden. E’ il terzo attacco contro una moschea da quando gli Stati Uniti e i loro alleati si sono ritirati dall’Afghanistan.

La sfida dell’Isis – Khorasan  (Khorasan era il nome di una provincia orientale dell’impero persiano che comprendeva anche l’Afghanistan e una parte del Pakistan) ai Talebani era cominciata il 3 ottobre. Dodici persone avevano perso la vita e 32 erano state ferite da un’esplosione vicino alla moschea di Eid Gah a Kabul, durante le esequie della madre del portavoce degli “studenti coranici” in armi (nonché viceministro della cultura) Zabihullah Mujahid. Anche l’attacco all’aeroporto di Kabul, 169 vittime afgane e 13 americane, era stato rivendicato dall’Isis Khorasan.  L’8 ottobre un kamikaze si è fatto saltare in aria  fra i 300 fedeli radunati nella moschea sciita di Said Abad per  la preghiera del venerdì a Kunduz, nel nordest dell’Afghanistan, nell’area di Khanabad Bandar. I numeri della carneficina, la più grave dopo il ritiro delle truppe americane e occidentali, sono ancora incerti. Secondo Ghulam Rabani Rabani, ex membro del consiglio della Provincia della città, le vittime sono almeno ottanta e i feriti un centinaio. L’Isis Khorasan ha rivendicato la strage sul suo consueto canale “Telegram“.

Nell’Helmand, una provincia del sud del Paese, è entrato in vigore il divieto assoluto di tagliare le barbe e di ascoltare musica nei saloni dei barbieri e nei bagni pubblici. Un avviso recita testualmente: “Chiunque “venga scoperto a radere la barba di qualcuno o a mettere musica, sarà punito secondo i principi della “sharia” (ndr. la legge coranica) e non avrà il diritto di lamentarsi”. Il compito di vigilare spetterà alla polizia religiosa, nuovo braccio armato del Ministero per la propagazione della virtù e per la prevenzione del vizio risorto sulle ceneri del Dicastero per gli affari femminili.

A Herat, che per venti anni assieme alla capitale ha ospitato il contingente militare italiano, un cadavere insanguinato (nella foto) è stato impiccato a una gru nella piazza principale. Al collo aveva un cartello con la scritta “I rapitori saranno puniti in questo modo”. Altri tre corpi sono stati agganciati a bracci di sollevamento montati su camion ed esibiti nelle strade, nei giardini ChowkGolha e in due piazze, quella della porta di Kandahar e quella dei Fiori. Secondo Wazir Ahmad Seddiqi, titolare di una farmacia che si affaccia sulla piazza vicina alla moschea, sarebbero stati catturati duranti il tentativo di sequestrare un imprenditore e il figlio in una stazione di rifornimento di carburante di proprietà dell’uomo di affari. L’emittente televisiva “Tolo News” riferisce che i quattro sono incappati in un check point in una strada fuori città nel quattordicesimo distretto mentre tentavano di allontanarsi da Herat.  Un Talebano è stato ferito. Shir Ahmad Ammar, vicegovernatore di Herat, spiega che i mancati rapitori sono stati lasciati appesi per ore “come avvertimento ad altri che volessero imitarli”. Nei giorni precedenti Nuruddin Turabi, che fu responsabile dell’applicazione della legge coranica nel primo governo transitorio Talebano, quello in carica fra il 1996 e il 2001, e che ora si occupa del sistema carcerario pur essendo incluso nella lista nera delle Nazioni Unite, ha rivendicato il taglio delle mani  dei piedi come “ molto necessari per la sicurezza” per il suo effetto deterrente.

La riscoperta della rigida applicazione dei principi coranici cala su una realtà di rapporti tesi fra i talebani del sud, in particolare quelli dell’Helmand e di Kandahar, dove mancano elettricità e acqua, e quelli dell’est, il clan degli Haqqani sostenuto dal Pakistan. Gli stipendi dei dipendenti pubblici non vengono pagati da oltre due mesi. Il controllo di un territorio grande sei volte l’Italia con soli 80 mila uomini è precario. Il governo che si è insediato issando sui palazzi del potere le bandiere bianche sulle quali è scritta a caratteri neri la “Shahada”, la dichiarazione di fede islamica, ha un forte marchio di fabbrica pachistano. Faiz Hameed, capo dei servizi segreti  “Inter Services Intelligence”di Islamabad, era a Kabul nei giorni cruciali delle trattative. Il Pakistan ha sponsorizzato pesantemente il clan Haqqani. Probabilmente spera di ottenere  collaborazione  per contenere i Talebani attivi sul suo territorio, i Tehrik-i-Taliban Pakistan, che hanno intensificato la guerriglia nelle zone tribali colpendo anche obiettivi cinesi e uccidendo 16 soldati di Islamabad nelle prime tre settimane di settembre. I Talebani afgani del sud sono in fermento. Abdul Qayum Zakir, uno degli strateghi militari più in vista degli “studenti coranici” armati non è entrato nel governo. In questa situazione già tesa ha fatto capolino un video apparso sul canale jihadista “as-Shabab” nel quale il capo di al Qaida Ayman al Zawahiri  celebra il ventesimo anniversario dell’attacco alle Torri Gemelle di New York. Nel novembre del 2020 era stato dato per morto per l’aggravarsi di problemi respiratori. Ma nel filmato c’è un accenno a un attacco di Hurras al-Din (Organizzazione dei guardiani della religione) a una base russa in Siria avvenuto il primo gennaio. E le frasi sull’uscita degli Usa dall’Afghanistan sembrano collocabili in un tempo precedente il 20 febbraio, la data della firma degli accordi di Doha fra Usa e Talebani. Sulla testa  di al-Zawahiri pende tuttora una taglia americana che vale 25 milioni di dollari.

Il Panjshir è caduto. I video mostrano la bandiera bianca talebana che ondeggia sul tetto dell’edificio della Provincia a Bazarak, la capitale. Il portavoce dei Talebani Zabihullah Mujahid ha dichiarato: “La guerra è finita: la provincia del Panjshir, l’ultimo nascondiglio dell’ultimo nemico in fuga è stata occupata durante la notte e nella giornata odierna. Ora le forze dell’emirato islamico dell’Afghanistan sono attive là”. In un messaggio audio su “Facebook” Ahmad Massoud, leader delle Forze di Resistenza Nazionale e figlio di Ahmad Shah Massoud,  che fu protagonista della lotta contro i sovietici negli anni ottanta e contro i talebani fino al 9 settembre 2001, comunica che i suoi combattenti sono ancora presenti nel Panjshir e nel distretto di Andarab e che continueranno la lotta. “Miei connazionali – è il suo appello – ovunque voi siate io vi chiamo a una rivolta nazionale per la dignità, per la libertà e per la prosperità del nostro Paese”. Secondo Massoud i  Talebani hanno attaccato con l’aiuto di “forze straniere”  e molti uomini,“compresi membri della mia famiglia”, sono caduti. L’Iran ha immediatamente condannato il colpo di mano.

L’Afghanistan trasformato in “emirato islamico” è drasticamente ostile alle donne. Le studentesse universitarie dovranno indossare una veste nera lunga fino ai piedi, la “abaya”, e il “niqab”, un velo che lascia scoperti solo gli occhi. La norma è contenuta in un decreto emanato dagli “studenti coranici” armati sabato 4 settembre, alla vigilia della riapertura delle Università private del Paese. Gli uomini e le donne seguiranno le lezioni in classi separate. Le iscritte dovranno uscire dalle aule cinque minuti prima degli studenti dell’altro sesso. In sale d’attesa aspetteranno che defluiscano i maschi. Le loro insegnanti dovranno essere donne. In alternativa potranno essere ingaggiati “docenti anziani la cui moralità sia stata vagliata”. Le classi dei due sessi dovranno essere divise almeno da una tenda, come è successo all’ateneo “Ibn-e-Sina” della capitale nel primo giorno di lezioni. Per la Costituzione in vigore sono obbligatori e gratuiti solo i primi nove anni di istruzione. I Talebani vorrebbero garantire alle femmine solo sei anni di scuola primaria.

A Kabul l’altra metà del cielo è scesa in piazza il 5 settembre per rivendicare il diritto al lavoro e ad entrare nel nuovo governo. Secondo la “Bbc” sulla strada che portava al palazzo della Presidenza sono state disperse con i gas lacrimogeni e con largo uso di bombolette spray al peperoncino. Il giorno dopo le hanno imitate le donne di Mazar-i-Sharif, la quarta città del Paese. Su twitter ha spopolato l’hashtag “The single sex society stinks”, “la società di un solo sesso puzza”. Zabihullah Mujahid ha avvertito che “l’emirato islamico è molto sensibile alle insurrezioni” e che “chiunque tenti di portarne avanti una sarà colpito duramente”.  A Firozkoh, una città della provincia di Ghwor abitata soprattutto da tagiki e hazara, i Talebani hanno freddato nella sua casa Banu Negar, una poliziotta incinta di 8 mesi. Il figlio ha raccontato ad “Amaj News” che dopo averla fulminata le hanno estratto il cervello dalla testa. I parenti hanno diffuso foto nelle quali si vedono schizzi di sangue sulle pareti. Il commando parlava arabo e non pashtun.

 “Ci sono molti morti vicino a me e il canale è diventato color sangue”. Così il 26 agosto raccontava l’orrore dell’aeroporto di Kabul l’ultima ragazza che avrebbe dovuto essere trasferita in Italia dal “Cospe”, una ong italiana che ha lavorato soprattutto a Herat. Era ormai vicina all’ingresso Abbey, il principale accesso allo scalo, ma non l’aveva ancora passato. Oltre centonovanta persone hanno perso la vita. Il Pentagono ha confermato che i militari statunitensi caduti sono 13. Uno era un medico. Secondo i Talebani molte vittime sono bambini. Alle 15 e 44 italiane un attentatore suicida si è fatto saltare in aria vicino all’Hotel Baron, l’albergo nel quale sono radunati i cittadini inglesi e gli afgani la cui destinazione finale è il Regno Unito. Pochi minuti dopo un kamikaze ha azionato l’innesco di una cintura imbottita di esplosivo nascondendosi nel canale che costeggia la strada che porta al gate Abbey, un’arteria gremita da almeno 5000 disperati. Un complice ha sparato alla cieca sulla folla. Centonovanta persone sono morte. Dopo qualche giorno si è saputo che l’attentatore suicida era stato liberato dagli “studenti coranici” in armi a ferragosto. Si chiamava Abdul Rahman al-Logari, Da anni era in una cella del penitenziario di Paul-e-Charki.

L’Isis – Khorasan sul canale Telegram della agenzia di stampa ufficiale “Amaq” ha rivendicato la carneficina. I tredici morti statunitensi sono il prezzo di sangue più alto da 10 anni. L’ultima incursione degli uomini in nero nella capitale afgana aveva ucciso 85 studentesse hazara fra gli 11 e i 15 anni. Le aveva dilaniate una bomba all’ingresso di una scuola superiore nell’area di Dasht-i-Barchi. Nel 2020 l’Isis aveva rivendicato attacchi a strutture educative hazara in quell’area. Il 21 novembre del 2020 ventotto razzi katiuscia hanno ucciso dieci persone nella cittadella fortificata delle ambasciate e della Presidenza, la Green Zone, e in periferia. Su “Telegram” l’Isis si è attribuito la paternità dell’attacco con queste parole: “Soldati del Califfato hanno preso di mira la Green Zone … dove si trovano l’edificio della Presidenza afgana, le ambasciate dei Paesi crociati e il quartier generale delle forze afgane”. Guido Olimpio, esperto di terrorismo del “Corriere della Sera”, attribuisce alle Nazioni Unite la stima che i combattenti islamici radicali siano sparsi in almeno 15 – 18 regioni e riferisce che Khalil Haqqani, sulla cui testa grava una taglia di 5 milioni di dollari imposta dagli Usa, è stato visto circolare per Kabul. I mujaheddin stranieri, sempre secondo Olimpio, sarebbero fra 8 e 10 mila

Cozzano con i fatti concreti le promesse talebane di perdono generalizzato nei confronti dei funzionari pubblici che hanno lavorato per il governo dell’ex presidente Ashraf Ghani, fuggito negli Emirati Arabi Uniti con un gruzzolo di 169 milioni di dollari. Sui social è documentata l’uccisione mercoledì 18 agosto di Haji Mullah Achakzai, capo della polizia nella provincia di Badghis, non lontana da Herat, bendato, costretto a inginocchiarsi e giustiziato da un commando di barbuti “studenti coranici”. Il 12 maggio a Khost, una città dell’est, è stato decapitato Sohail Pardis, 32 anni. La sua unica e indelebile “colpa” era aver lavorato per 16 mesi come interprete per le truppe statunitensi.

Anche la centoduesima festa dell’Indipendenza del Paese dal dominio britannico è stata deturpata da morti e feriti. A Asadabad, vicino al confine con il Pakistan, i Talebani hanno sparato sulle persone che sventolavano la bandiera nazionale verde, rossa e nera. Quattro dimostranti hanno perso la vita, non si sa se nella ressa o perché raggiunti dalle pallottole. Mercoledì 18 agosto altri tre sono stati uccisi in una situazione analoga  a Jalalabad. Giovedì 19 agosto alle nove di mattina centinaia di giovani hanno attraversato Kabul per oltre due ore sventolando una striscia con il tricolore nazionale lunga un centinaio di metri e cantando “la nostra bandiera è la nostra identità”. Sono stati bruciati gli stendardi dei Talebani. Ci sono stati morti, non si sa quanti.

Secondo un documento del “Norwegian Center for Global Analyses” gli uomini dalle lunghe barbe stanno intensificando gli sforzi per dare la caccia, porta  a porta, ai connazionali che hanno lavorato con le forze americane o della Nato negli ultimi venti anni. Nel caso non si riesca ad arrestarli, precisa il rapporto, i Talebani sarebbero intenzionati a fermare o uccidere i familiari. Il Comitato per la Protezione dei giornalisti riferisce che sono state perquisite le abitazioni di tre reporter dell’emittente pubblica tedesca “Deutsche Welle” e di un free lance. I dipendenti del mass media germanico per loro fortuna non erano in casa. Ora si nascondono. “Deutsche Welle”  ha reso di pubblico dominio la notizia che un parente di uno dei tre è stato ucciso a Herat. Nella stessa città un secondo congiunto è stato gravemente ferito. Il reporter invece ora è al sicuro in Germania. Clarissa Ward, inviata inglese della rete televisiva americana “Cnn” minacciata all’aeroporto è stata imbarcata su un volo che è atterrato a Doha, in Qatar. In quella città dovrebbe essere spostata l’ambasciata italiana che si occuperà dell’ Afghanistan.