Di Lorenzo Bianchi

Torna il burqa nell’ Afghanistan dei Talebani, il Paese nel quale oltre il 50 per cento della popolazione soffre la fame. Il decreto è firmato dal leader spirituale Haibatullah Akhundzada. Per le donne è un salto indietro di venti anni. Quando non sono in casa loro le appartenenti all’altra metà del cielo debbono indossare un chadori “tradizionale e rispettoso” che copra tutto il corpo con l’unica eccezione di una griglia sugli occhi. Khalid Hanafi, ministro ad interim per la Propagazione della virtù e per la prevenzione del vizio, ha spiegato che risponderanno delle eventuali violazioni il padre, il marito o il parente maschio più prossimo. Alla prima violazione riceveranno un ammonimento, alla seconda saranno convocati dal suo ministero, alla terza rischieranno tre anni di carcere e il licenziamento. Il decreto stabilisce anche che “è meglio che le donne stiano in casa” se non hanno cose di vitale importanza da fare all’esterno dell’abitazione. Il divieto di comparire a volto scoperto riguarda anche le giornaliste delle tv. A “Tolo tv” i giornalisti maschi hanno dato vita a una forma inedita di solidarietà. Si sono vestiti di nero e si sono coperti il volto. Ma Akif Muhajir, portavoce del Ministero per la propagazione della virtù e per la Prevenzione del vizio ha ribadito che il provvedimento è entrato in vigore. L’abbigliamento non deve essere troppo stretto in modo da rappresentare le parti del corpo né abbastanza sottile per rivelarne le forme.

Da quando sono tornati al potere nell’agosto scorso i Talebani avevano già vietato di viaggiare fuori dalla propria città o regione oltre un raggio di 72 chilometri senza essere accompagnate da un parente maschio e di essere curate da sole in ospedale. Nei parchi di Kabul possono passeggiare solo a giorni alternati con l’altro sesso. In marzo l’accesso alle scuole superiori è stato prima autorizzato e poi sospeso nel primo giorno dell’anno scolastico in attesa di nuove direttive sulla loro “sicurezza” che non sono mai state emesse.

Secondo le Nazioni Unite tredici milioni di bambini afgani, due su tre, hanno bisogno di aiuti salavavita (nella foto una donna chiede l’elemosina a Kabul con un bimbo in grembo). I civili alle prese con una grave crisi alimentare sono 24,4 milioni, oltre il 50 per cento della popolazione. L’Onu calcola che siano necessari 4,4 miliardi di dollari statunitensi per rendere concreto il piano di risposta umanitaria dell’anno in corso. Secondo “Save the Children”Più di metà della popolazione si trova ad affrontare “livelli critici di fame” e per conoscere la reale portata di questa crisi “è necessario vedere i bambini dolorosamente magri che vengono portati alle nostre cliniche afflitti da grave malnutrizione da madri disperate”. Sono parole di Fiona McSheehy, direttore di “Save the Children” per il Paese. Due scosse di terremoto che hanno ucciso aleno 28 persone e distrutto 800 abitazioni nella provincia occidentale di Baghdis hanno aggravato questo scenario devastante di carestia. Qadis è il distretto più colpito. L’Emirato islamico dell’Afghanistan però si compiace di aver approvato la sua prima legge di bilancio per i primi tre mesi del 2022 “senza alcun aiuto internazionale”. La chiosa è del ministero delle finanze. Il portavoce Ahmad Wali Haqmal esalta “il grande risultato” che prevede uscite per 53,9 miliardi di afgani (450 milioni di euro). Quasi tutte le risorse, ossia 49,2 miliardi di afgani, coprono le spese del governo. I Talebani hanno utilizzato le riserve di grano donate dall’India all’esecutivo di Ashraf Ghani per pagare 40 mila lavoratori, un sacco da dieci chili per ogni giornata di prestazione di opera. Il Pakistan ne ha donate altre 18 tonnellate. Il vicepremier talebano Abdul Ghani Baradar ammette che “in diversi luoghi la gente non ha cibo, case, vestiti caldi o soldi”. “Il mondo – è il suo monito – deve sostenere il popolo afgano senza pregiudizi politici e adempiere ai propri obblighi umanitari”. In questa tremenda emergenza il ministero per la Propagazione della virtù e per la Prevenzione del vizio si è preso la briga di ordinare che nei negozi di vestiti femminili siano rimosse le teste dei manichini. Nelle province settentrionali di Balkh e di Herat alle donne è stato impedito di recarsi ai bagni pubblici, gli hammam, cancellando per molte l’unica possibilità di fare un bagno caldo.

 

Il 20 ottobre 2021 si erano perse le tracce di Frozan Safi, 29 anni, docente di economia e attivista per i diritti femminili. La sorella Rita, un medico, l’ha identificata in un obitorio della città di Mazar-i –Sharif, nel nord del Paese. “L’abbiamo riconosciuta – ha raccontato al quotidiano britannico “The Guardian” – dai suoi vestiti. I proiettili le avevano devastato la faccia. C’erano troppe ferite da pallottole dappertutto,  sulla  testa, sul cuore, sul petto, sui reni e sulle gambe. Il suo anello di fidanzamento e la sua borsetta  sono spariti”. Le forze di sicurezza degli “studenti coranici” in armi avevano portato i poveri resti all’ospedale provinciale di Balkh.  Secondo il padre Abdul Rahman Safi, 66 anni, la figlia aveva ricevuto una telefonata e il 20 ottobre era uscita con i documenti necessari per un viaggio. Aspettava un visto per la Germania, il Paese nel quale era già fuggito il fidanzato.

All’inizio del mese di gennaio del 2022 i sedicenti “studenti del Corano” hanno decapitato Mahjubin Hakimi, una giocatrice di pallavolo della squadra nazionale juniores. L’unica sua colpa di era di essere una sportiva di etnia hazara e di osservanza religiosa sciita che non voleva saperne di giocare indossando l’hijab. I familiari non hanno denunciato il delitto per paura. I Talebani in armi avevano ordinato ai congiunti della loro vittima di tenere la bocca chiusa. Dopo che erano circolate immagini della giovane con il collo mozzato il delitto è stato rivelato al giornale “Persian Independent” dalla allenatrice della Akimi. La donna ha raccontato che solo due delle sue atlete sono riuscite a fuggire all’estero. Le altre debbono nascondersi. Quelle che sono riuscite a mettersi in salvo hanno raccontato che in agosto i Talebani avevano eliminato una loro compagna di sport a colpi di pistola.  A Firozkoh, una città della provincia di Ghwor abitata soprattutto da tagiki e hazara, i Talebani hanno freddato nella sua casa Banu Negar, una poliziotta incinta di 8 mesi. Il figlio ha raccontato ad “Amaj News” che dopo averla fulminata le hanno estratto il cervello dalla testa. I parenti hanno diffuso foto nelle quali si vedono schizzi di sangue sulle pareti. Il commando parlava arabo e non pashtun.

A ogni esibizione del nuovo potere Talebano l’Isis risponde con kamikaze, bombe, vite spezzate e feriti a decine. Il 2 novembre del 2021 venticinque vittime sono state la risposta alla visita del ministro della difesa Mohammed Yaqoub, figlio del mullah Omar, il fondatore degli autoproclamati “studenti coranici”, al Sardar  Mohammed Daud Khan, il più grande ospedale militare dell’Afghanistan, una struttura da 400 posti letto nel centro di Kabul. Yaqoub aveva sollecitato gli imprenditori privati del Paese a investire nel Sardar. Un attentatore votato al martirio in sella a una motocicletta si è fatto esplodere all’ingresso. Dopo la deflagrazione sono entrate in azione le armi da fuoco per una decina di minuti. La sequenza si è chiusa con una seconda detonazione molto più forte della prima. Secondo Bilal Karimi, un portavoce degli “studenti coranici” in armi, quattro terroristi sono stati uccisi e uno è finito in cella. Zabihullah Mujahid, vice ministro dell’informazione e della cultura e portavoce ufficiale dei Talebani ha sostenuto invece che le forze speciali dell’Emirato islamico hanno fulminato tutti gli assalitori. L’Isis Khorasan (Khorasan era il nome di una provincia orientale dell’impero persiano che comprendeva anche l’Afghanistan e una parte del Pakistan) sul suo canale Telegram ha scritto: “Cinque combattenti hanno sferrato simultaneamente attacchi coordinati . Un jihadista ha fattto detonare un a cintura esplosiva all’entrata dell’ospedale prima che gli altri aprissero il fuoco”.Subito dopo il massacro Zabihullah Mujahid ha annunciato che è stato messo al bando in Afghanistan l’uso di ogni valuta straniera. “Chi verrà colto in flagrante verrà sottoposto ad un’azione legale”, ha tenuto a precisare. Nove miliardi di dollari del Paese sono stati bloccati dal Fondo Monetario Internazionale dal 15 agosto, il giorno della capitolazione di Kabul.

Il 16 ottobre del 2021 i combattenti della sezione locale del Califfato avevano colpito Kandahar, la città – simbolo degli “studenti coranici”.Tre kamikaze hanno ucciso 62 persone e ne hanno ferite oltre 90 facendosi esplodere nella moschea sciita Bibi Fatima. Secondo la ricostruzione della televisione privata “Tolo News” il commando era composto da quattro guerriglieri che hanno aperto il fuoco sulle forze di sicurezza all’esterno del luogo sacro. Un attentatore è stato ucciso. Uno è riuscito ad  entrare nell’edificio. Altri due si sono avvicinati ai lavatoi e si sono fatti esplodere fra i fedeli che si preparavano alla preghiera del venerdì. Le immagini mostrano tappeti per la preghiera intrisi d sangue e cadaveri sparsi dappertutto. A Kandahar il 4 aprile del 1996 il mullah Omar fu proclamato “guida dei credenti”. Nei dintorni della città dopo gli attentati alle Torri Gemelle gli americani cercarono a lungo Osama Bin Laden.

La sfida dell’Isis – Khorasan  ai Talebani era cominciata il 3 ottobre 2021. Dodici persone avevano perso la vita e 32 erano state ferite da un’esplosione vicino alla moschea di Eid Gah a Kabul, durante le esequie della madre del portavoce degli “studenti coranici” in armi (nonché viceministro della cultura e dell’informazione) Zabihullah Mujahid. L’8 ottobre un kamikaze si è fatto saltare in aria  fra i 300 fedeli radunati nella moschea sciita di Said Abad per  la preghiera del venerdì a Kunduz, nel nordest dell’Afghanistan, nell’area di Khanabad Bandar. I numeri della carneficina, la più grave dopo il ritiro delle truppe americane e occidentali, sono ancora incerti. Secondo Ghulam Rabani Rabani, ex membro del consiglio della Provincia della città, le vittime sono almeno ottanta e i feriti un centinaio. L’Isis Khorasan ha rivendicato la strage sul suo consueto canale “Telegram“.

Anche l’attacco all’aeroporto di Kabul, 169 vittime afgane e 13 americane, era stato rivendicato dall’Isis locale.  “Ci sono molti morti vicino a me e il canale è diventato color sangue”. Così il 26 agosto raccontava l’orrore dell’aeroporto di Kabul l’ultima ragazza che avrebbe dovuto essere trasferita in Italia dal “Cospe”, una ong italiana che ha lavorato soprattutto a Herat. Era ormai vicina all’ingresso Abbey, il principale accesso allo scalo, ma non l’aveva ancora passato. Secondo i Talebani molte vittime sono bambini. Dopo qualche giorno si è saputo che l’attentatore suicida era stato liberato dagli “studenti coranici” in armi a ferragosto. Si chiamava Abdul Rahman al-Logari, Da anni era in una cella del penitenziario di Paul-e-Charki.L’Isis – Khorasan sul canale Telegram della agenzia di stampa ufficiale “Amaq” ha rivendicato la carneficina. I tredici morti statunitensi sono il prezzo di sangue più alto da 10 anni.

 

A Herat, che per venti anni assieme alla capitale ha ospitato il contingente militare italiano, un cadavere insanguinato  è stato impiccato a una gru nella piazza principale. Al collo aveva un cartello con la scritta “I rapitori saranno puniti in questo modo”. Altri tre corpi sono stati agganciati a bracci di sollevamento montati su camion ed esibiti nelle strade, nei giardini ChowkGolha e in due piazze, quella della porta di Kandahar e quella dei Fiori. Secondo Wazir Ahmad Seddiqi, titolare di una farmacia che si affaccia sulla piazza vicina alla moschea, sarebbero stati catturati duranti il tentativo di sequestrare un imprenditore e il figlio in una stazione di rifornimento di carburante di proprietà dell’uomo di affari. L’emittente televisiva “Tolo News” riferisce che i quattro sono incappati in un check point in una strada fuori città nel quattordicesimo distretto mentre tentavano di allontanarsi da Herat.  Un Talebano è stato ferito. Shir Ahmad Ammar, vicegovernatore di Herat, ha spiegato che i mancati rapitori sono stati lasciati appesi per ore “come avvertimento ad altri che volessero imitarli”. Nei giorni precedenti Nuruddin Turabi, che fu responsabile dell’applicazione della legge coranica nel primo governo transitorio Talebano, quello in carica fra il 1996 e il 2001, e che ora si occupa del sistema carcerario pur essendo incluso nella lista nera delle Nazioni Unite, ha rivendicato il taglio delle mani  dei piedi come “ molto necessari per la sicurezza” per il loro effetto deterrente.

La riscoperta della rigida applicazione dei principi coranici cala su una realtà di rapporti tesi fra i talebani del sud, in particolare quelli dell’Helmand e di Kandahar, dove mancano elettricità e acqua, e quelli dell’est, il clan degli Haqqani sostenuto dal Pakistan. Il controllo di un territorio grande sei volte l’Italia con soli 80 mila uomini è precario. Il governo che si è insediato issando sui palazzi del potere le bandiere bianche sulle quali è scritta a caratteri neri la “Shahada”, la dichiarazione di fede islamica, ha un forte marchio di fabbrica pachistano. Faiz Hameed, capo dei servizi segreti  “Inter Services Intelligence”di Islamabad, era a Kabul nei giorni cruciali delle trattative. Il Pakistan ha sponsorizzato pesantemente il clan Haqqani. Probabilmente spera di ottenere  collaborazione  per contenere i Talebani attivi sul suo territorio, i Tehrik-i-Taliban Pakistan, che hanno intensificato la guerriglia nelle zone tribali colpendo anche obiettivi cinesi e uccidendo 16 soldati di Islamabad nelle prime tre settimane di settembre. I Talebani afgani del sud sono in fermento. Abdul Qayum Zakir, uno degli strateghi militari più in vista degli “studenti coranici” armati non è entrato nel governo.

Cozzano con i fatti concreti le promesse talebane di perdono generalizzato nei confronti dei funzionari pubblici che hanno lavorato per il governo dell’ex presidente Ashraf Ghani, fuggito negli Emirati Arabi Uniti con un gruzzolo di 169 milioni di dollari. Sui social è documentata l’uccisione mercoledì 18 agosto di Haji Mullah Achakzai, capo della polizia nella provincia di Badghis, non lontana da Herat, bendato, costretto a inginocchiarsi e giustiziato da un commando di barbuti “studenti coranici”. Il 12 maggio dell’anno scorso  a Khost, una città dell’est, è stato decapitato Sohail Pardis, 32 anni. La sua unica e imperdonabile “colpa” era aver lavorato per 16 mesi come interprete per le truppe statunitensi.