Di Lorenzo Bianchi

La giunta militare birmana ha deciso che è arrivata l’ora di far scorrere il sangue. Secondo l’Alto commissariato dell’ Onu per i diritti umani il 3 marzo in un solo giorno sono state uccise 38 persone in diverse città del Paese. Il macabro conteggio delle vittime dal giorno del golpe è arrivato a quota 54. L’Unicef stima che cinque siano bambini. Il 3 marzo senza il preavviso dei lacrimogeni e delle pallottole di gomma le forze dell’ordine hanno sparato proiettili veri a Monywa, Mandalay e a Myingyan. Da North Okkalapa, la periferia settentrionale  di Yangon il cui accesso è vietato ai media, arrivano filmati di guerriglia urbana, di barricate rudimentali incendiate dalla polizia, di giovani uccisi con colpi alla testa. Un video mostra i poliziotti che fanno uscire il personale medico da un’ambulanza che trasportava feriti e lo picchiano selvaggiamente. A Mandalay  Kyal Sin, una ragazza di 19 anni, è stata trafitta al collo da un proiettile. Indossava una maglietta sulla quale aveva scritto “tutto andrà bene”. Aveva affidato a Facebook i dettagli del suo gruppo sanguigno e aveva disposto la donazione dei suoi organi, quasi un presentimento. Postava video dei suoi passi di danza, selfie dei suoi abiti e foto con il padre. A novembre Kyal e il genitore avevano scattato istantanee delle loro dita macchiate di inchiostro viola. Avevano appena  partecipato alle elezioni stravinte dalla Lega Democratica Nazionale di Aung San Suu Kyi. Nelle scorse settimane i deputati della Ldn scampati all’arresto, notabili locali e “chiunque faccia parte del movimento di disobbedienza civile e sia a favore della democrazia”.hanno dato vita a Comitati di rappresentanza del Parlamento, una sorta di Camera ombra il cui nome ufficiale in inglese è Committee Representing Pyidaungsu Hluttaw (in sigla Crph).

La nuova icona della resistenza è una suora missionaria di San Francesco Saverio. In una foto presa alle sue spalle appare inginocchiata davanti a un manipolo di agenti schierati a testuggine. Si  chiama Ann Nu Thawng. E’ di Myitkyna, una città della provincia di Kachin, un’area che registra una consistente presenza cristiana, spiega il presidente della conferenza dei vescovi cattolici della Birmania Charles Bo, autore del tweet che sta spopolando sui social media. “Implora la pace”, commenta l’alto prelato. I birmani che temono di ripiombare nei “tempi oscuri” del passato sono scesi di nuovo in piazza e hanno costruito barricate con mezzi di fortuna (nella foto), giunchi di bambù, rami d’albero e perfino divani. Qualcuno ha cominciato a indossare giubbotti antiproiettile fatti in casa e di dubbia tenuta contro le pallottole esplose da armi da fuoco.

Un uomo è stato fulminato mentre partecipava a una pattuglia notturna di volontari che proteggevano il loro quartiere dalle incursioni delle autorità. I giornalisti riferiscono che sono entrati in azione numerosi cecchini.  Per contrastare i cortei dei manifestanti che calzano per lo più ciabatte infradito le forze dell’ordine hanno sparso sulle strade pezzi di metallo uncinati.

Sabato 20 febbraio a Yangon, la capitale economica del Myannar,  i dimostranti hanno deposto fiori e candele attorno alle gigantografie di Mya Thwe Thwe Khaing, 19 anni, colpita a morte il 9 e tenuta inutilmente in vita dalle macchine per dieci giorni. Il giorno dopo a  Naypyidaw migliaia di persone (nella foto) hanno partecipato ai funerali della la ragazza esibendo foto della vittima e salutando con le tre dita centrali della mano tese, il simbolo reso celebre dalla rivolta dei giovani di Bangkok contro il governo guidato dai militari.  Il noto attore Lu Min, che aveva partecipato alla rivolta contro la giunta, è finito in cella. Gli arrestati sarebbero in tutto circa 1700, fra questi almeno 6 giornalisti e una cinquantina di medici secomdo la “Whitecoat Alliance of medics”. Molte categorie professionali e dipendenti pubblici di ogni settore sono in sciopero. Facebook ha chiuso l’account dell’esercito birmano “Tatmadaw-True News Information Team”.

L’ambasciatore della Birmania alle Nazioni Unite Kyaw Moe Tun sarebbe stato licenziato dalla giunta per “alto tradimento”. In un discorso al Palazzo di Vetro aveva condannato il putsch dei generali chiedendo “l’azione più forte possibile della comunità internazionale per porre fine immediatamente al colpo di stato militare e all’oppressione di persone innocenti, per restituire il potere statale al popolo e per ripristinare la democrazia”.  Alla fine dell’intervento il diplomatico ha alzato la mano con le tre dita centrali tese.  Anche il suo successore Tin Maung Naing, ha rinunciato al proprio incarico dopo la destituzione di Kyaw Moe Tun.

Il primo marzo Aung San Suu Kyi è apparsa in videoconferenza nel processo a suo carico che si sta celebrando a Naypyidaw, la nuova capitale birmana costruita secondo criteri di sicurezza interna messi a punto dai generali. La “lady”, con questo soprannome la capofila della resistenza al dominio degli uomini con le stellette è conosciuta in Myanmar, 75 anni, potrebbe essere privata della libertà a tempo indeterminato.  Era stata arrestata il primo febbraio per la risibile imputazione di avere importato illegalmente 12 telefoni walkie talkie. Poi assieme al presidente del Paese Win Myint è stata accusata di aver violato la legge sulle catastrofi naturali, perché durante la campagna elettorale dello scorso novembre non avrebbe rispettato le restrizioni imposte per arginare il Covid-19. Solo per questi due capi di imputazione Aung San Suu Kyi rischia di essere condannata a tre anni di reclusione. Ma in udienza, con una procedura giudiziaria a dir poco sbrigativa, si sono aggiunte due nuove incriminazioni per  “violazione della legge sulle comunicazioni e incitamento al disordine pubblico”. Una modifica del codice penale introdotta dai militari golpisti  consente la detenzione senza la convalida di un giudice. Khin Maung Zaw, l’avvocato della “Lady” e di Win Myint, ha detto di non essere riuscito a mettersi in contatto  con i suoi assistiti. Dal suo team filtra la valutazione che Aung San Suu Kyi sembra essere “in buona salute”. La prossima udienza è in calendario per il 15 marzo.

La Cina ha azzardato una cauta presa di distanza dal golpe. L’ambasciatore di Pechino in Myanmar Chen Hai ha dichiarato che il suo Paese “ha relazioni amichevoli sia con la Lega Democratica Nazionale (il partito di Aung San Suu Kyi) sia con i militari”.  “La situazione attuale – ha tenuto a precisare – non è assolutamente quella che la Cina  vorrebbe vedere” (ma nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite la Russia e la Cina hanno impedito una condanna drastica del golpe in Birmania). A Pechino sta a cuore “la stabilità politica e sociale” del Paese nel quale ha investito capitali ingenti e dal quale importa preziose terre rare necessarie per gli smartphone e per i sistemi di difesa missilistica. Nel golfo del Bengala vorrebbe realizzare il porto di Kyaukphyu con una annessa Zona Economica Speciale che è già costata oltre 7 miliardi di euro.

Lo scalo marittimo garantirebbe un accesso all’Oceano Indiano alla provincia cinese dello Yunnan e svincolerebbe la “via della seta” dalla necessità di attraversare lo stretto di Malacca presidiato dagli Stati Uniti e dai loro alleati asiatici. Il presidente americano Joe Biden ha cancellato aiuti per 42,4 miliardi di dollari e ha congelato a tre società e a dieci esponenti dei vertici militari birmani in servizio o in pensione i loro beni negli Usa e l’accesso ai fondi statunitensi. La sua portavoce Jen Psaki ha anticipato che seguiranno nuove misure restrittive. Londra ha annunciato sanzioni contro il capo della giunta militare Min Aung Hlaing e altri 5 alti ufficiali. A tutti sono stati vietati l’ingresso nel Regno Unito  e gli affari con società britanniche.

 

Il capofila del colpo di stato, il generale Min Aung Hlaing, parlando alla televisione dei militariMyawaddy ha promesso di portare il Paese alle urne entro un anno. Nel frattempo sarà in vigore lo stato di emergenza. A Yangon e a Mandalay è calata la cappa della legge marziale che prevede il coprifuoco dalle 22 alle 4 e il divieto di riunirsi in più di cinque. Hlaing ha ordinato la sospensione della norma che dal 2011 proteggeva i cittadini dagli abusi delle forze di sicurezza. La giunta militare ha reso noto di aver preparato una lista di sette personaggi di alto rango che debbono essere privati della libertà e di aver emanato una nuova disposizione legislativa che prevede fino a due anni di detenzione senza processo per gli autori di commenti che possono “minacciare la tranquillità”. Fra ricercati c’è Min Ko Naning, 58 anni, uno dei protagonisti storici della disobbedienza civile che ha trascorso molti anni in galera fra il 1988 e il 2012.

Fra la “Lady” e i militari sono esplose tensioni antiche. Il quotidiano di Hong Kong “South China Morning Post” cita l’opinione di Gregory Poling, il maggior esperto del Centro di studi strategici e internazionali di Washington per il sud est asiatico. Lo studioso è convinto che il primo colpo alla fragile architettura birmana lo abbia inferto la vittoria elettorale della “Lady”nelle elezioni del 2015, un risultato che costrinse i militari a “custodire il loro ruolo di partner senior del governo che assegna agli uomini con le stellette almeno 3 ministeri di importanza cruciale”.

Il successo a valanga della Lega Nazionale Democratica nel voto dello scorso 8 novembre ha reso spasmodico l’attrito. Con l’aggravante che Min Aung Hlaing ha compiuto 64 anni e che sente avvicinarsi il tempo della pensione.  Il capo delle forze armate nel week end che ha preceduto il putsch avrebbe tentato inutilmente di convincere Aung San Suu Kyi a spianargli la strada verso la presidenza del Paese. Nel marzo 2020  il partito della “Lady” aveva evocato la possibilità di riformare la Costituzione birmana e aveva incassato il “sì” del 63 per cento dei parlamentari.  Se non ci fosse stata la riserva di un 25 per cento dei deputati a favore del partito dei generali prevista dalla legge fondamentale dello stato, in novembre la Lega Democratica Nazionale,si sarebbe accaparrata, sulla base dei voti reali, 368 seggi su 434. L’Usdp, il partito dei militari, si sarebbe fermato a 24.

Secondo il generale Hlaing il risultato è stato stravolto con un broglio realizzato su almeno 10 milioni di schede. Il numero uno delle forze armate ha chiesto alla commissione elettorale un nuovo conteggio dei voti o un secondo ricorso alle urne, ma la sua richiesta è stata respinta. Yun Sun, analista dello Stimson Center di Washington, descrive il golpe come “la reazione degli uomini in divisa che si sono sentiti spinti nell’angolo”.