Di Lorenzo Bianchi

E’ solo un giornalista, chiedo aiuto alla Comunità Internazionale. La sua legale ha cercato di vederlo, ma non è stata autorizzata. Per favore salvatelo o lo uccideranno”. Natalia Protasevič è la mamma di Roman, 26 anni, già direttore del canale televisivo”Nexta”, un raro media di opposizione nella Bielorussia di Aleksander Lukashenko, il dittatore che ama farsi chiamare “bat’ka”, “padre”. Per catturarlo il presidente bielorusso ha semplicemente dirottato verso l’aeroporto di Minsk il volo Ryanair FR4978 decollato da Atene che avrebbe dovuto atterrare a Vilnius, la capitale della Lituania. Un  caccia Mig 29 ha affiancato il velivolo della Ryanair. Il ministro dei Trasporti bielorusso Artiom Sikorski ha sostenuto che una e mail dei radicali islamici palestinesi di Hamas indirizzata all’aeroporto della capitale bielorussa minacciava di far saltare in aria il velivolo se l’Europa non avesse smesso di “appoggiare Israele”. Hamas ha immediatamente smentito l’accusa definendola “oltraggiosa”. A Minsk sono stati arrestati Roman Protasevič e la sua fidanzata russa Sofia Sapega, 23 anni, che è stata immediatamente condannata a due mesi di carcere in un centro di detenzione preventiva del Kgb, l’intelligence di Minsk, per “crimini penali” commessi nei mesi di agosto e di settembre del 2020. Tre passeggeri sono scesi a Minsk e non sono risaliti sull’aereo quando è ripartito per Vilnius. Il proprietario di Ryanair O’Leary è convinto che fossero «agenti segreti» bielorussi. Roman Protasevič, accusato di “attività terroristiche”,  è riapparso in un video della tv di stato “Bel Tele Radio Company” nel quale afferma: “Sono nella struttura di detenzione preventiva n. 1 a Minsk (ndr. di via Valadarski). Posso affermare di non avere problemi di salute, incluso il cuore o qualsiasi altro organo. L’atteggiamento del personale qui è il più corretto e conforme alla legge».  Il dissidente aggiunge che intende «continuare a collaborare con l’indagine» e che confessa la circostanza di aver “organizzato disordini di massa a Minsk». Le tracce delle violenze che ha subito sono rimaste. La madre Natalia, fuggita con il marito Dmitry in Polonia, le descrive con dolorosa precisione:  “Anche sotto il trucco, si può notare una sfumatura gialla, probabilmente abrasioni coperte con la cipria. Sul collo sono evidenti segni iniziali di strangolamento, violenze tese a fargli confessare prove a suo carico. Quanto alle sue dichiarazioni, le ha lette da un foglio, oppure è stato costretto ad impararle a memoria”. Anche Sofia Sapega sul canale filogovernativo Telegram “Prugne Gialle” in 30 secondi  ammette di essere stata la responsabile del canale “Libro nero della Bielorussia” che ha pubblicato informazioni personali dei dipendenti del Ministero degli Interni”.

La capofila dell’opposizione Svetlana Tikhanovskaya,  37 anni, insegnante di inglese,  moglie del blogger dissidente Serghej recluso dal 29 maggio 2020, costretta a fuggire in Lituania subito dopo il voto di agosto dell’anno scorso che avrebbe confermato Lukashenko con il 79,23 per cento dei consensi, ora è accusata di terrorismo. Assieme ad alcuni appartenenti al gruppo “ByPol”, ex agenti di polizia transitati nel campo del dissenso,  avrebbe avuto l’intenzione di piazzare esplosivi  e di organizzare attacchi incendiari a Minsk e nella vicina Barysau. Le nuove accuse sono state annunciate trionfalmente dal procuratore generale Andrey Shved dopo un arresto. Shved  ha dichiarato che “il cittadino Maleychuk è stato colto in flagrante e ha già dato testimonianza sulle menti dell’attacco terroristico e su coloro che hanno partecipato al progetto”. Nelle scorse settimane a Tikhanovskaya erano stati contestati “crimini contro il funzionamento delle istituzioni, contro la pubblica sicurezza e contro lo stato”. La Bielorussia aveva anche chiesto alla Lituania di estradare l’imputata. La risposta è stata un secco no. La demolizione dell’oppositrice con il tritacarne della giustizia  è ormai a uno stadio avanzato. Subito dopo la sua fuga, ricorda “Radio Free Europe Bielorussia” il regime aveva pubblicato un video nel quale Svetlana Tikhanovaskaja  invitava i bielorussi a “cessare le proteste” e affermava “la gente ha fatto la sua scelta”. Allora la leader dell’opposizione accennò a “minacce alla mia famiglia”. Oggi definisce il suo Paese “la Corea del Nord dell’Europa”e sostiene che “il regime fuori controllo è una minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale”. Di recente il sito dell’opposizione “Tut.By” è stato espulso dalla rete. Di tre giornalisti che ci lavoravano non si hanno più notizie. Anastasia Prudnikova, una reporter della testata,  è agli arresti domiciliari. Una nuova legge ha vietato la messa in onda dal vivo delle proteste contro il regime e i finanziamenti stranieri ai mass media bielorussi.

L’Unione Europea ha congelato investimenti in Bielorussia per un valore di tre miliardi e ha chiesto alle compagnie aeree del Vecchio Continente di evitare lo spazio aereo bielorusso (oltre a chiudere quello europeo ai velivoli del Paese di Lukashenko). Lufthansa, Air France e Sas hanno immediatamente accolto la sollecitazione. Ogni sorvolo dello spazio di aereo  porta alle casse di Minsk circa 500 dollari. Nell’arco di un anno il buco nelle finanze dello Stato sarà di diversi milioni. La cancelliera tedesca Angela Merkel ha annunciato l’intenzione di “andare oltre”. La Casa Bianca ha approvato l’iniziativa europea e ha chiesto al suo staff “di sviluppare opzioni appropriate per individuare i responsabili, in stretto coordinamento con l’Ue”, ma si è preoccupata di far sapere che “non crede che la Russia sia attivamente coinvolta nel dirottamento”. Il presidente Joe Biden dovrebbe incontrare il suo pari grado Vladimir Putin il 16 giugno. Lukashenko invece lo vedrà a Sochi venerdi’ prossimo, il 28 maggio. E già alla vigilia dalla Russia arrivano segnali di solidarietà all’autocrate bielorusso. Così potrebbero essere interpretate le strane disavventure capitate alle compagnie aeree che hanno deciso di non attraversare lo spazio aereo bielorusso. Il volo Parigi- Mosca è stato cancellato due volte, il 26 e il 27 maggio. La stessa sorte è toccata al Vienna-Mosca del 27. Ma il Praga-Mosca del 26 maggio pur evitando la Bielorussia è arrivato regolarmente nella capitale della Federazione russa. La stessa buona sorte è toccata al Francoforte-Mosca della Lufhansa. L’alto rappresentante della Ue per la politica estera Josep Borrell sta già pensando a misure più drastiche come il blocco delle esportazioni bielorusse di cloruro di potassio o addirittura del transito del gas fornito dalla Russia.

La manipolazione delle elezioni presidenziali del 9 agosto 2020 (il 79,23 per cento dei voti a Lukashenko) è una ferita che non si rimargina. L’opposizione aveva denunciato l’alterazione dell’esito della tornata elettorale sulla base di un campione di cento sezioni. Subito dopo la chiusura delle urne fu diffuso un video che mostrava  una scrutatrice carica di schede intenta a calarsi da un seggio su una scala a pioli retta da un poliziotto. Un terzo grave indizio emerse a Brest dove furono trovati frammenti bruciacchiati del materiale in dotazione a una sezione elettorale.

Durante le manifestazioni contro il risultato delle elezioni presidenziali sono state uccise, secondo il ministero dell’interno, 4 persone. Giovedì 12 novembre 2020 all’elenco delle vittime si è aggiunto il poeta Roman Bondarenko, 31 anni. Si era avvicinato a un  agente il cui volto era coperto da un passamontagna. Il poliziotto stava tagliando i nastri bianchi e rossi, i colori della rivolta, annodati a una recinzione. Un passante ha cominciato a inveire contro l’appartenente alle forze dell’ordine. Bondarenko a sua volta è intervenuto.  L’uomo mascherato lo ha preso a violenti spintoni fino a fargli sbattere il capo contro lo scivolo di un parco giochi. A bordo di un minibus l’artista è stato portato alla centrale della polizia. Dopo due ore è stato trasferito all’ospedale. E morto il giorno dopo. Ai suoi funerali sono entrati in azione  i “Tikhar”,  gli uomini in borghese che affiancano i poliziotti. Nella stessa giornata le autorità bielorusse hanno ordinato alle banche di sequestrare 1 milione e 400 mila rubli locali (400 mila euro) raccolti a Londra dal fondo “By_help” costituito da Andrei Leonchik, per soccorrere le vittime della repressione, in particolar modo i feriti e chi ha subito multe particolarmente salate. Alla rivolta si è associato anche il personale della centrale nucleare di Astraviyets, che sorge a poche decine di chilometri dal confine con la Lituania. L’impianto, inaugurato in pompa magna il 7 novembre 2020 dall’autocrate di Minsk in persona, è stato chiuso il giorno dopo per una serie di esplosioni che hanno danneggiato, secondo il sito Tut.by, “i trasformatori di voltaggio”.

Bruxelles non considera “né libere né eque” le elezioni del 9 agosto. Il 12 ottobre 2020 il viceministro dell’interno bielorusso Gennady Kazakevic (nella foto un uomo mascherato arresta due donne) ha annunciato che la polizia potrà usare anche “armi letali contro i dimostranti”.  Dieci giorni prima la Ue aveva approvato misure restrittive contro 44 figure di rilievo del regime. Il più alto in grado era il ministro dell’interno Juri Khadzimuratavic Karaeu. Le restrizioni erano state estese anche ai suoi vice, ai capi di diverse sezioni della polizia e dell’intelligence e a componenti della Commissione elettorale centrale.

Il 23 settembre dell’anno scorso per Aleksander Lukashenko, 65 anni, il sesto giuramento da presidente della Bielorussia è stato una cerimonia top secret e blindata. Il centro di Minsk era chiuso al traffico, il palazzo del capo dello stato era circondato e vigilato dalle forze dell’ordine. Solo a cose fatte il popolo ha saputo e ha riempito di nuovo le strade della capitale e di altre città del Paese per esprimere evidente il suo dissenso. “E’ stata una farsa – ha tuonato Svetlana Tikhanovskaja, da oggi per noi Lukashenko è andato in pensione. Le sue direttive alle forze dell’ordine non sono più legittime e neppure eseguibili”.

Sabato 19 settembre 2020 centinaia di appartenenti al gentil sesso si erano radunate vicino al mercato Komarovski di Minsk per contestare la rielezione dell’immarcescibile presidente. All’altezza del centro commerciale Iceberg sono state caricate a decine sui cellulari della polizia. Nina Baginskaia, 74 anni, balzata agli onori delle cronache come la “bisnonna della protesta”, è stata fermata e rilasciata. Dal 1988 partecipa a tutti i cortei che contestano il potere. Ha risposto “sto passeggiando”, in bielorusso “Ya guliayu”, a un poliziotto che le chiedeva che cosa stesse combinando in  piazza. Ogni mese le sequestrano metà della pensione, ossia 140 euro, perché lo stato le ha comminato multe per un totale di 14 mila. Il giorno dopo un nuovo fiume di persone ha invaso le strade della capitale. I dimostranti hanno reclamato “pulizia” e invitato Putin a “tirar fuori la forchetta dalla patata bielorussa”. La reazione è stata la solita. Centocinquanta arresti secondo le stime del centro per i diritti umani Vjasna , 100 a Minsk e 50 in altre città. Le porte del carcere si sono aperte anche per Oleg Moisseev, membro del Consiglio  di coordinamento degli avversari del presidente bielorusso e stretto collaboratore  di Svetlana Tikhanovskaja,

Millecinquecento militari delle truppe d’assalto russe schierati nel poligono Bretsky, sul confine con la Polonia, sono stati per ora la migliore stampella politico – militare di Lukashenko. L’operazione “Fratellanza Slava” è cominciata lunedì 14 settembre 2020 con l’arrivo dei soldati della 76° divisione aerotrasportata di stanza a Pskov, dotati di “speciale tecnologia da combattimento”. Il ministro della difesa russo Serghej Shoigu ha annunciato nuove manovre militari che rientrano in un pacchetto di 130 attività congiunte. “Purtroppo – si è rammaricato il responsabile delle forze armate di Mosca – il programma è stato eseguito solo al 30 per cento. Abbiamo bisogno di arrivare al 70 entro la fine dell’anno”.

Sul piano interno non si è aperto il minimo spiraglio di disgelo.  Maria Kolesnikova, 38 anni, flautista e in segnante di musica, una delle tre donne che hanno tirato i fili della cosiddetta  “rivolta delle mogli”, continua ad essere l’ospite più illustre del Centro di detenzione preventiva numero 1 della capitale bielorussa. L’8 settembre aveva evitato di essere deportata in Ucraina stracciando il suo passaporto a poche decine di metri dal valico di Aleksandrovka. Alle 11 del 7 settembre 2020 hanno smesso di suonare i portatili  di Anton Rodnenkov, portavoce del Consiglio di coordinamento dell’opposizione e del suo segretario Ivan Kravtsov. Un quarto membro dell’organismo, l’ex ministro della cultura Pavel Latushko, è fuggito in Polonia. I servizi segreti gli hanno detto chiaro e tondo che sarebbe stato incriminato se fosse rimasto a Minsk. Da martedì 8 settembre  non si sa più nulla di Antonina Konovalova, un’altra avversaria del capo dello stato. Il 9 settembre i soliti uomini mascherati del regime hanno prelevato anche Maxim Znak, membro del Presidium del Consiglio di Coordinamento dell’opposizione.

I primi due esponenti del “Consiglio di coordinamento dell’opposizione” a finire in cella sono stati l’avvocata Olga Kovalkova, una stretta collaboratrice di Svetlana Tikhanovskajia, e Serghej Dilevsky, 30 anni, leader sindacale carismatico della fabbrica di trattori di Minsk “Mtz”. Dilevsky è stato rilasciato il 18 settembre. L’accusa che accomuna tutti i componenti del Presidium del Consiglio di Coordinamento dell’Opposizione risale al 20 agosto 2020.  Secondo il Procuratore generale Aleksander Konyuk avrebbero “tentato di prendere il potere statale causando danni alla sicurezza nazionale”. Sono quindi imputati di aver violato l’articolo 361 del codice penale. Rischiano 5 anni di carcere. La stessa norma ha portato in cella anche Ilya Salei, il primo difensore di Maria Kolesnikova. La cestista Yelena Leuchanka, 37 anni, già stella della nazionale e della Nba, condannata a 15 giorni di reclusione per aver sottoscritto il manifesto di 600 atleti che hanno chiesto nuove elezioni, ha raccontato a “Tribuna.com” la sua esperienza in carcere: “Per tredici giorni la mia compagna di cella ed io abbiamo dormito su fredde sbarre di metallo. Non avevamo acqua calda. Sono stati bloccati gli scarichi del gabinetto. Così mi si è sviluppata un’infezione genitale e la mia malattia è peggiorata”. Era stata arrestata all’aeroporto di Minsk. Ha dichiarato che voleva curare all’estero un’ernia spinale. Secondo “Human Rights Watch” tra settembre e marzo le autorità hanno aperto 18 procedimenti penali a carico di giornalisti. Tre reporter sono stati condannati a pene detentive che vanno da sei mesi a due anni e altri sette sono carcere in attesa del processo. Un cronista che avrebbe insultato Lukashenko paga l’affronto con gli arresti domiciliari.