Di Lorenzo Bianchi

Il capo di stato maggiore Onik Gasparyan e suoi vice, i responsabili dei corpi operativi, il 25 febbraio hanno chiesto le dimissioni del premier armeno. Il primo ministro Nikol Pashinyan ha denunciato il tentativo di golpe ed è corso subito in piazza della Repubblica con ventimila sostenitori. Migliaia di suoi avversari politici, guidati da Ishkhan Saghatelyan, hanno cominciato a costruire barricate di fronte al Parlamento e davanti all’ufficio del presidente Armen Sarkissian e sono tornati a sfilare contro il capo dell’esecutivo il 27 febbraio (nella foto). Il Capo dello stato ha respinto “con obiezioni” il decreto del premier che dava il benservito a Onik Gasparyan. Sarkassian ha scritto che la situazione “senza precedenti non può essere risolta con cambi isolati dei vertici, ma richiede soluzioni complessive e strutturali” e che “al momento le forze armate hanno bisogno del nostro sostegno e della nostra attenzione. Il primo ministro ha reiterato la sua richiesta di azzerare il verticie delle Forze Armate.

 

Alla fine di novembre dell’anno scorso i droni a buon mercato del genero di Erdoğan acquistati dagli azeri poche settimane prima del conflitto hanno messo in ginocchio l’Armenia. Il primo media che ha pubblicato la notizia  è stato “Al Jazeera”, l’emittente televisiva satellitare del Qatar, potente e ricco alleato della Turchia con la quale ha appena firmato 10 accordi economici e commerciali (un’intesa riguarda la cessione all’emirato del 10 della borsa di Istanbul). I velivoli a pilotaggio remoto “Bayraktar TB 2”, costano appena 4 milioni e 150 mila euro l’uno contro i 106,7 milioni necessari per acquistare un cacciabombardiere F35 B. Secondo Murat Ikinci, presidente della Rokestan, l’azienda turca che produce le mini bombe a guida laser MAM-L e Mam-C, le munizioni intelligenti dei droni TB 2 sono state la chiave di volta del conflitto che si è concluso con un trionfo della Turchia e dell’Azerbaijan e con una disfatta dell’Armenia.

La compagnia che fabbrica i droni TB 2 è la Baykar Technologies. L’azienda appartiene a Selçuk Bayraktar, 41 anni, marito di Sümeyye Erdoğan, figlia del presidente turco. La guerra trentennale per il controllo del Nagorno Karabak sembra ora congelata dall’accordo a tre firmato dal presidente russo Vladimir Putin, dal primo ministro armeno Nikol Pashinian e dal capo dello stato azero Ilham Aliyev. “Il cessate il fuoco totale” è entrato in vigore lunedì 9 novembre alla mezzanotte di Mosca, le 22 in Italia. L’intesa blinda i successi militari degli azeri. Baku ha recuperato fra il 15 e il 20 per cento del territorio dell’enclave armena che aveva perso all’inizio degli anni novanta. In particolare l’avanzata delle sue forze, sostenute dai droni turchi TB 2 e dai combattenti per il jihad (la guerra santa islamica ndr.) assoldati da Ankara nella Siria settentrionale, è arrivata alle porte di Shusha, una città – simbolo dei musulmani azeri.

Erevan ammette la disfatta. Il premier Nikol Pashinyan, il cui figlio era al fronte, è perentorio: “Mi assumo la responsabilità di un nostro grande fallimento e di una grande catastrofe. Anche se siamo caduti non siamo sprofondati nell’abisso, perché abbiamo preso la tempestiva decisione di fermarci. Dovremo ripensare il futuro”.  Nella notte una folla inferocita ha occupato il Parlamento e i palazzi del governo al grido “Nikol ci ha traditi”. Il presidente dell’assemblea legislativa Ararat Mirzoyan è stato aggredito e pestato dai dimostranti. Il premier del Nagorno Karabak Arayik Harutyunyan ha confessato che “se gli scontri fossero continuati avremmo perso l’intero Artsakh (il nome armeno del Nagorno Karabak) in pochi giorni e avremmo avuto più vittime”. Secondo il presidente russo Vladimir Putin, legato a Erevan da un patto di assistenza militare, dal 27 settembre hanno perso la vita almeno 2000 armeni e altrettanti azeri, fra civili e militari.

La Russia ha mandato al fronte 1960 soldati, per lo più unità inquadrate nella Quindicesima brigata motorizzata del Distretto militare centrale, 90 mezzi blindati per il trasporto delle truppe e 380 veicoli. Gli aerei da trasporto Il – 76 sono decollati dall’aeroporto di Ulyanovsk –Vostochny. I punti dell’accordo prevedono che agli azeri saranno restituiti i distretti di Aghdam, di Kalbajar e di Lachin. I caschi blu russi presidieranno tutto il fronte, Shusha e il corridoio di Lachin, una striscia di terreno lunga 5 chilometri che unisce il Nagorno Karabak all’Armenia. Il loro mandato durerà 5 anni che potranno diventare 10 con il consenso delle parti interessate.  L’intesa prevede anche la libera circolazione delle persone. Sulle ali dell’euforia Aliyev si era spinto ad annunciare la presenza di caschi blu turchi. Il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov ha smentito seccamente. L’unica presenza di Ankara, ha precisato, è prevista all’interno del Centro di controllo della forza di pace che sarà stabilito a Stepanakert, la capitale del Nagorno Karabak, sulla base di un accordo separato.

Putin spera “in una pace duratura”. “Per errore”, il 9 novembre con un missile sparato da un lanciatore spallabile gli azeri hanno abbattuto un elicottero militare russo MI 24 in pieno territorio armeno a circa 70 chilometri dal fronte del Nagorno Karabak. Il velivolo stava scortando un convoglio di mezzi diretto alla base di Gyumri, la struttura numero 102 dell’esercito russo che ospita forze di terra, Due militari di Mosca hanno perso la vita.  Il cessate il fuoco sembrerebbe riconoscere l’influenza di Putin nel Caucaso. Mark Galeotti, docente associato presso il Royal United Services Institute, un prestigioso think tank londinese, è convinto invece che Mosca stia “gestendo il declino”. “La Russia – argomenta – deve accettare nuovi giocatori in quello (ndr. il Caucaso) che una volta era il suo cortile indiscusso. Quando devi intensificare il tuo impegno per mantenere la tua posizione, non è un segno di progresso”. Il ministro degli esteri italiano Luigi Di maio ha fatto sfoggio del consueto approccio irenistico. Parlando con il suo pari grado di Baku Jeyhun Bayramov ha auspicato che il cessate il fuoco si consolidi. La Snam ha annunciato che il gasdotto “Tap”  è stato “interconnesso”. L’infrastruttura è in grado di trasportare oltre 10 miliardi di metri cubi di gas azero in Italia.