Di Lorenzo Bianchi

Nel palazzo presidenziale di Ankara Recep Tayyip Erdoğan ha ospitato un concerto speciale del pianista Fahir Atakoglu. Il musicista ha composto un brano per celebrare “la lotta nazionale” nella notte del 15 luglio di 4 anni fa contro un tentativo di golpe. Migliaia di cittadini si riversarono per le strade protestando contro i militari che avevano chiuso un ponte sul Bosforo a Istanbul e bombardato il parlamento nella capitale Ankara. Il presidente Erdoğan, in vacanza a Marmaris, lascio’ l’albergo che lo ospitava assieme alla famiglia circa 15 minuti prima dell’arrivo di un commando che avrebbe dovuto assassinarlo.

In serata il presidente turco ha rivendicato tutto quello che è successo negli anni successivi. “Se dopo il 15 luglio – ha declamato – la Turchia è riuscita a colpire pesantemente tutte le organizzazioni terroristiche, è perché si è sbarazzata del virus di Feto che aveva invaso il suo corpo”. Feto è la sigla che individua l’organizzazione di Fetullah Gülen, un imam miliardario che fu alleato del capo dello stato turco. Il religioso fuggì negli Stati Uniti nel 1999, dopo i primi dissensi con il presidente. Erdoğan  da anni chiede inutilmente che venga estradato. In ogni caso lo considera la mente del tentativo di putsch militare che è costato la vita a 258 persone (i feriti furono 2000).

Da allora è scattata un’epurazione che ha raggiunto cifre da record. Centocinquantamila dipendenti sono stati cacciati dai ruoli della pubblica amministrazione, le operazioni contro i sospettati di aver avuto un ruolo nel golpe sono state 99.066, gli arrestati 282.790. Sono ancora in cella 25.912 persone. Le cifre sono stati il nucleo centrale dell’orgogliosa rivendicazione fatta dal ministro dell’interno Suleyman Soylu.

Il discorso di commemorazione del presidente, divulgato dall’agenzia di stampa pubblica “Anadolu”, è intriso di trionfalismo enfatico: “Quella notte la nostra nazione ha colto una vittoria che passerà alla storia e che sarà scritta con lettere d’oro. Non solo ha salvato il nostro stato, ma ha anche eliminato la minaccia di un’invasione totale”. Il capo dello stato, coerente con la tradizione islamica, ha rivendicato il fascino del “martirio”.

Una vocazione che si accompagna con mire molto concrete.  La Turchia ha emesso un avviso di navigazione navtex con il quale invita a non entrare nella zona economica esclusiva di Cipro tra il 18 luglio e il 18 agosto, perché in quell’area le navi Yavuz Ertugrul Bey, Osman Bey e Orhan Bey faranno trivellazioni alla ricerca di idrocarburi. Con lo stesso mezzo Ankara definisce “nullo e inaccettabile” ogni tentativo di legittimare le “pretese” dell’amministrazione greco cipriota che aveva concesso licenze anche all’Eni.

L’anniversario del putsch abortito è stato festeggiato dalla Procura di Ankara con 60 mandati di cattura a carico di altrettanti cittadini sospettati di appartenere alla rete clandestina di Gülen sparsi in 30 province. Sono accusati di aver truccato esami e concorsi pubblici per favorire l’infiltrazione di seguaci del religioso. Il ministro della difesa Hulusi Akar ha reso noto che tre membri del Pkk, il Partito dei Lavoratori del Kurdistan, sono stati “neutralizzati”, ossia uccisi o catturati, nella fascia settentrionale dell’Iraq, la regione autonoma curda la cui capitale è Erbil.

I detenuti in Turchia erano 300 mila prima di una legge che ha sfoltito le carceri di 90 mila ospiti dopo l’epidemia provocata dal Covid-19. Dal beneficio sono stati esclusi i dissidenti politici e  gli imputati di rapporti con terroristi. In questa folta schiera sono finiti due avvocati, Ebru Timtik e Aytac Ünsal. Entrambi sono membri dell’Associazione legali progressisti di tendenza laica chiusa da Erdoğan il 22 novembre 2016 con un decreto emesso durante lo stato di emergenza. Il 5 aprile hanno deciso di trasformare l’astensione dal cibo in sciopero della fame fino alla morte.

Ebru Timtik ora rischia la cancrena. Non riesce a parlare e neppure a bere. Pesa 39 chili. E’ stata condannata a 13 anni e 6 mesi per appartenenza esterna a una organizzazione terroristica, in applicazione dell’articolo 314, comma 1, del codice penale. E’ in prigione da 3 anni. A Unsal sono stati inflitti 10 anni e sei mesi per lo stesso motivo. E’ in cella da due anni e 9 mesi. I due legali rivendicano un “processo giusto”. Sono stati accusati da testimoni ai quali è stato oscurato il volto e alterata la voce per impedire che venissero riconosciuti. Trecento avvocati di diversi Paesi hanno inviato una petizione alla Corte Suprema turca per appoggiare la loro istanza. La “colpa” di entrambi è aver difeso due insegnanti sospettati di essere stati in contatto con un’organizzazione della sinistra estrema.

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