Di Lorenzo Bianchi 

La citazione irriverente di un proverbio circasso sui potenti ha portato in carcere la nota giornalista turca Sedef Kabas, 52 anni. “C’è un proverbio molto famoso – aveva detto in diretta sul canale televisivo dell’opposizione “Tele 1” – che dice che la testa coronata diventa più saggia. Ma vediamo che non è vero. Il bue non diventa re entrando nel Palazzo, ma il Palazzo diventa una stalla. Venerdì è stata arrestata per aver insultato il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan, l‘imputazione che dal 2014 è stata contestata in oltre 160 mila casi sfociati in 12.881 condanne. Rischia 4 anni di prigione. Sempre in Turchia resta ancora aperto il caso dell’imprenditore filantropo e dissidente  Osman Kavala (nella foto), 64 anni, rampollo di una facoltosa famiglia di commercianti di tabacco, detenuto dal 2017. Potrebbe essere condannato all’ergastolo sostanzialmente per due accuse, quella di aver manovrato dietro le quinte la rivolta divampata nel 2013 per salvare Ghezi Park e per aver partecipato al golpe fallito del 15 luglio 2016.

La vicenda giudiziaria di Kavala è il simbolo della volontà dei magistrati turchi di non opporsi al potere di Erdoğan. Kavala fu arrestato il 18 ottobre 2017 all’aeroporto Atatürk di Istanbul. Tornava da Gaziantep, una città abitata in prevalenza da curdi nella quale aveva dato vita a un progetto assieme al Goethe Institute. Gli vennero contestati l’articolo 309 e l’articolo 312 del codice penale. L’articolo 309, che punisce i “tentativi di abolire, sostituire o impedire l’attuazione, con la forza e la violenza, dell’ordine costituzionale della Repubblica di Turchia”, era collegato a un’indagine sul tentativo di colpo di Stato del luglio 2016. L’ l’articolo 312,  che sanziona “l’uso della forza e della violenza per abolire il governo della Repubblica di Turchia o per impedirgli, in tutto o in parte, di adempiere ai suoi doveri”,  era il pilastro di un’indagine sulle proteste di Gezi Park.

In base alla seconda imputazione, accettata il 4 marzo 2019 dalla Corte Penale numero 30 di Istanbul, rischiano la condanna all’ergastolo Kavala e altre 15 persone che però sono a piede libero. Le più note sono il giornalista Can Dündar e l’attore Memet Ali Alabora. Gli imputati sono accusati di essere stati, dietro le quinte, i registi delle proteste di Gezi Park, classificate come un “tentativo di rovesciare il governo con la violenza”. George Soros avrebbe tirato le fila della cospirazione. Il 18 febbraio 2020. Osman Kavala è stato assolto, ma il procuratore capo di Istanbul ha chiesto la continuazione della sua detenzione per l’articolo 309. Il giorno dopo è stato ordinato un nuovo arresto del dissidente.  Il 20 marzo 2020 Kavala è stato di nuovo prosciolto, ma è rimasto dietro le sbarre, perché undici giorni prima i giudici avevano firmato a suo carico un ordine di  detenzione per l’articolo 328 del codice penale, una norma che sanziona chi “garantisce informazioni che, per loro natura, devono essere mantenute riservate per motivi relativi alla sicurezza o agli interessi politici interni o esteri dello Stato, a fini di spionaggio politico o militare”. L’ordine di arresto è arrivato il giorno prima che diventasse definitiva la sentenza della Corte Europea per i Diritti dell’Uomo che censurava l’interminabile carcerazione preventiva dell’accusato.

 Venerdì 22 ottobre 2021 Kavala ha ordinato ai suoi avvocati di disertare la prossima udienza, fissata per il 26 novembre, perché “non esistono le condizioni per un processo equo”. Gli uffici di “Open Society” la fondazione di Soros ad Ankara e a Istanbul avevano abbassato la saracinesca già nel 2018 per le pressioni del governo turco contro i rappresentanti della società civile, primo fra tutti proprio Osman Kavala. Il presidente Erdoğan spera ancora di recuperare i denari, 1,4 miliardi di dollari, che la Turchia aveva già versato per i supercaccia F–35. Ankara è stata esclusa dal programma degli F–35 dopo la decisione di acquistare batterie di missili russi antiaerei S–400. Il capo dello stato turco vorrebbe almeno recuperare la cifra defalcandola dalla somma dovuta agli Stati Uniti per un lotto di meno sofisticati velivoli da guerra F-16. Il portavoce del dipartimento di stato degli Stati Uniti Ned Price ha tenuto a precisare però che il suo Paese “non ha fatto alcuna offerta finanziaria rispetto alla richiesta della Turchia sugli F- 16”. Un nuovo incontro fra il Ministero turco della Difesa Nazionale e il dipartimento della Difesa degli Stati Uniti si terrà nei prossimi mesi a Washington dopo che un primo vertice ad Ankara che si era concluso con un nulla di fatto.