Luigi Caroppo
FIRENZE
C’ERA

uno spicchio di luna l’altra notte, le nuvole passavano via veloci sopra la pianura lungo l’Arno. Poca luce nel lembo dei campi di nessuno, tra la periferia estrema di Firenze e Scandicci, a un passo dal fiume che scorre veloce dopo la pioggia dell’ultimo ‘ponte’. Là dove la periferia delle villette comprate con i risparmi di sacrifici e di pensioni lascia lo spazio alla terra della campagna che fu, c’è una sbarra bianca che fa da confine. Tra la vita e la morte. Tra il lamento che riecheggia in una serata di una domenica che va spegnendosi e il terrore di una mattina che si inginocchia su due gracili gambe nude. La terra di nessuno diventa la terra dell’orrore e di troppi che lì, in via del Cimitero, sfogano istinti bestiali. O si drogano o vendono il corpo. Il confine del rispetto della dignità.

QUELLA

crocifissione di periferia, orrenda e raccapricciante, spalanca poche ore dopo le porte all’incubo. Firenze all’inferno: torna indietro nel tempo, al suo spettro mai sepolto. Il maniaco, il Mostro. Come quello che colpì e insanguinò le colline fiorentine. Un tormento mai sopito che riemerge. Un bastone che offende un corpo senza difese come il tralcio di vite che umiliò giovani amori. La notizia rimbalza da un social all’altro, le foto fanno venire i brividi. Il tam tam è immediato. Un film già visto ripassa veloce, immediato, in un battibaleno. I racconti dei testimoni disegnano paura quando il tramonto se ne va. Così, quasi ogni sera. Siamo a Ugnano, periferia dimenticata di una Firenze splendente nel suo centro storico preso d’assalto dai turisti di mezzo mondo. A pochi chilometri dal carcere di Sollicciano e da Scandicci. Proprio in quel comune, ora all’avanguardia urbanistica, il Mostro colpì e lo fece diventare tristemente famoso. Il terzo dei duplici omicidi il 6 giugno del 1981 a Mosciano di Scandicci, dove furono uccisi Giovanni, 30 anni, e la sua fidanzata Carmela, 21 anni. Due anni dopo, il 9 settembre del 1983, il mostro arma la ferocia a Giogoli di Scandicci. Muoiono due turisti tedeschi di 24 anni.

IL SERIAL

killer, il terrore che riaffora dai libri alla realtà. Ma non siamo in una fiction o in una serie tv. Non è il copione del prossimo film di George Clooney. Chi abita nella terra della crocifissa racconta di donne fuggite mezze nude, di altre scampate per un nulla a violenze o di altre ancora che hanno avuto la fortuna di sopravvivere come avvenne nello stesso posto nell’aprile di un anno fa. Sì, proprio lì, un anno fa. Una quarantenne finisce sotto il cavalcavia delle sevizie in compagnia di un uomo. Il cliente diventa aguzzino: le lega le mani con del nastro alla stessa sbarra e fa violenza. La salva un passante che sente i lamenti disperati. Nel 2006 stesso luogo. La vittima è una donna trovata legata e seminuda. Raccontò di essere stata seviziata con dei paletti di legno. Anche lei salva perché urlò con la poca voce che le era rimasta in gola. Troppe similitudini per dire che è solo un caso.

E SI DICE

le coincidenze: indaga Paolo Canessa, il sostituto procuratore che per anni è stato conosciuto come il pm dell’inchiesta Mostro. E pensare che tra poche settimane si trasferirà da Firenze a Pistoia dove sarà procuratore capo. La sua ultima inchiesta in terra fiorentina riguarda ancora una volta, probabilmente, un criminale seriale. Sotto la guida del «capo» Piero Luigi Vigna, negli anni del Mostro di Firenze, dava la caccia al maniaco delle coppiette. Da ieri a quello delle prostitute.
Il destino ha voluto che fosse proprio Canessa (di turno ieri mattina in procura) a correre, come ha fatto tante volte per gli omicidi del maniaco, per esaminare quel cadavere crocifisso e inginocchiato. Bianco latte, indifeso. Uno, due, tre episodi denunciati e conosciuti. E altri forse no. Il maniaco, i mostri. Uomini bestiali. L’incubo è tornato.