Olivia Posani
ROMA
TAGLIARE le tasse sul lavoro di 8-10 miliardi e sburocratizzare lo Stato. Filippo Taddei, responsabile economico del Partito democratico spiega da dove inizia la rivoluzione targata Renzi.
Come sarà ripartito il taglio del cuneo fiscale?
«Per le imprese ci sarà una riduzione dell’Irap pari al 10%, che costerà allo Stato circa 2,4 miliardi. Per i lavoratori ci sarà una riduzione dell’Irpef per 5,5 miliardi. Chi ha un reddito da 30mila euro lordi, pari a 1.600 euro netti, avrà 50 euro netti al mese. Una famiglia con due lavoratori prenderà 100 euro in più. Non cambia la vita, ma può far ripartire i consumi. Una riduzione di 8-10 miliardi rappresenta la più grande riforma fiscale degli ultimi dieci anni».
L’intervento sull’Irpef varrà solo per i lavoratori dipedenti?
«Pensiamo sia possibile intervenire anche per gli autonomi».
Non temete di premiare gli evasori?
«I lavoratori dipendenti avranno i benefici maggiori».
Dieci miliardi per ridurre le tasse sul lavoro, oltre 7 per le emergenze, senza contare gli ammortizzatori. Ma dove li prendete tutti questi soldi?
«Il piano che sottoponiamo al ministro dell’Economia Padoan sarà finanziato per due terzi dalla riduzione della spesa. Cottarelli dovrebbe individuare tra i 6 e i 7 miliardi nell’arco dei prossimi 12 mesi. La parte rimanente potrebbe venire dall’uniformazione delle aliquote sulle rendite finanziarie».
Uniformare significa portare al 20% Bot e Cct ora al 12,5%...
«Non necessariamente. Siamo un Paese a tassazione duale. Questo sistema nei grandi paesi europei e negli Usa non esiste. Stiamo ragionando su una aliquota unica (escluso il risparmio previdenziale) per poter ridurre ancora di più le tasse sul lavoro».
Ma Renzi non aveva in qualche modo smentito Delrio?
«Palazzo Chigi ha detto che si sta valutando una rimodulazione della tassazione delle rendite finanziarie».
Il 90% dei titoli pubblici è nelle mani degli investitori istuzionali, per i quali non cambia nulla. Gli unici a subire conseguenze negative sono i risparmiatori privati. La classica vecchietta...
«Non direi: chi risparmia, lavora anche. Quando lavora, la tassazione minima è del 23%, altro che il 12,5% dei titoli di Stato. Il tema non è che arriva la sinistra e tassa i Bot, ma è che ragiona su un ulteriore riduzione delle tasse sul lavoro. Con la nostra riforma, chi lavora, ci guadagna».
Avete dichiarato guerra alla burocrazia, al corpaccione dello Stato. Veramente pensate che arrivate voi e riuscite a smantellate decenni di potere?
«Dipende da quanto capitale politico ci investi sopra. Quello di Renzi nel Paese vale moltisimo e ce lo vuole mettere tutto. Riduzione della burocrazia e della spesa pubblica vanno a braccetto. Quando riduci la spesa in modo oculato tagli fondi, poteri, capacità regolamentativa e procedurale di controllare il destino e la vita delle persone. È ovvio però che non serve cancellare le procedure con cui certi uffici sostanziano la loro funzione se restano con gli stessi soldi e con lo stesso personale. Renzi non si farà spaventare».
Non crede che la grinta non basti e che serva grandissima esperienza?
«Una compagine giusta di governo può attivare competenze che sono tanto forti quanto quelle della burocrazia. Per ogni burocrate esperto c’è un professionista nel diritto amministrativo addestrato quanto lui. Quando lo Stato vuole cambiare, le cose cambiano. Basti pensare a come si è trasformata l’Agenzia delle entrate».
Bruxelles ci ribacchetta sul debito.
«Il modo miglior per occuparsi del debito è rilanciare la crescita. Per fare questo occorre una riforma che pensi al lavoro, esattamente quello che vogliamo fare noi».
Renzi è stato criticato perché troppo vago...
«Volevano numeri. Lui ha fatto il discorso politico più importante. Ha spiegato che vuole riportare il lavoro al centro e disarticolare i centri di spesa che peggiorano la vita e sprecano soldi dei contribuenti».