ROMA
NESSUN condono, ma l’opportunità di mettersi in regola riportando volontariamente in Italia i capitali depositati illegalmente all’estero. Chi deciderà di rimpatriare le somme non dichiarate al Fisco pagherà tutta l’imposta dovuta, ma con sanzioni amministrative e penali alleggerite. Inoltre, si sottrarrà «all’aggressione» internazionale dichiarata a più livelli per contrastare l’evasione fiscale. Il premier Letta e il ministro Saccomanni spiegano così il decreto sul rientro dei capitali all’estero, approvato ieri dal consiglio dei ministri.

IL PROVVEDIMENTO prevede per la semplice regolarizzazione che la sanzione sia ridotta di un quarto. La sanzione si riduce invece fino alla metà se il contribuente trasferisce i capitali in Italia o in un altro Paese dell’Unione europea o in Stati aderenti all’accordo sullo spazio economico europeo che consentono un effettivo scambio di informazioni, oppure se si rilascia all’intermediario estero l’autorizzazione a trasmettere le informazioni al fisco italiano. Chi aderisce spontaneamente non sarà perseguibile per omessa o infedele dichiarazione. Per i comportamenti fraudolenti la pena dai 18 mesi ai 6 anni è ridotta fino alla metà. Il rientro volontario è consentito «alle situazioni in essere fino al 31 dicembre 2013 e c’è tempo fino al 30 settembre 2015» per farsi avanti.

IL GETTITO una tantum recuperato dalla tassazione dei capitali rientrati, ha spiegato Saccomanni, sarà in gran parte destinato a «coprire spese in conto capitale, come il rimborso dei debiti della Pa o l’allentamento del patto di stabilità per gli investimenti». «Abbiamo fatto una scommessa che per me sarà vincente — ha detto Letta —. Abbiamo rifiutato di seguire la strada dell’anonimato e non abbiamo dato vita ad uno scudo».