ROMA
«LO SPOSTAMENTO di dieci centimetri dell’asse terrestre è un dato interessante dal punto di vista scientifico, ma di nessun impatto pratico. Mai un evento naturale potrà interagire con un diametro della Terra di 12-13mila chilometri. Sono ben altri i problemi aperti». Il professor Mauro Dolce, responsabile del rischio sismico per la Protezione civile, commenta le notizie sulla tremenda «spallata» alle difese approntate da un Paese all’avanguardia.
La tv ha trasmesso immagini di devastazione che ripropongono l’incubo tsunami del dicembre 2004. Ma la forza record del fenomeno si accompagna a un numero, tutto sommato, ridotto di vittime. Il sistema ha retto?
«E’ messo a dura prova. Quello del Giappone è un caso eclatante, perché dimostra che l’apparato di prevenzione antisismica era proporzionato a eventi tellurici probabili, mentre qui oltre al valore assoluto della forza d’urto va sottolineato il fatto che si è trattato prevalentemente di un maremoto».
Evento straordinario impossibile da prevedere?
«Impossibile sul piano operativo, al di là delle indicazioni che vengono dalla rilettura critica della storia dei terremoti. Cioè possiamo prevedere che quest’anno, tra fenomeni rilevati solo dagli strumenti o percepiti dalla popolazione, si registreranno diecimila scosse. Ma non possiamo dire quasi nulla su come e quando. E sì che proprio in Giappone è stato realizzato il più grande simulatore del mondo, una tavola vibrante di 20 metri per 20, con l’obiettivo di ottenere la massima sicurezza possibile nelle costruzioni».
E per la minaccia che, come stavolta, viene dal mare?
«I giapponesi dispongono di un sistema d’allarme in grado di anticipare di qualche decina di secondi la formazione dell’onda anomala. Se l’epicentro si colloca nell’ambito della rete di sensori, questi trasmettono il segnale al centro di controllo con la velocità delle onde elettromagnetiche, superiore a quella delle onde sismiche. Ma il minimo preavviso è sufficiente solo a fermare i treni, le centrali, le industrie, evitando così guai peggiori».
Nell’apocalisse, almeno un dato positivo. Gli esperti concordano: l’evento catastrofico non può produrre effetti a catena nella faglia. E dunque nessuna ripercussione per l’Europa.
Bruno Ruggiero