Circa 60 le crisi aziendali che attendono di essere risolte
Circa 60 le crisi aziendali che attendono di essere risolte

Roma, 4 settembre 2019 - Quattro cartelle e 26 punti: è il programma sintetico del nuovo governo giallo-rosso di Giuseppe Conte. Dalla sterilizzazione degli aumenti dell’Iva alla svolta verde (Green New Deal), dal pacchetto lavoro a base di taglio del cuneo fiscale (principalmente per gli stipendi medio-bassi) e di salario minimo ed equo compenso (per contrastare il fenomeno dei lavoratori giovani poveri) alla nascita della banca pubblica per il Mezzogiorno. Fino alla riduzione (immediata) del numero dei parlamentari (con nuova legge elettorale proporzionale), al conflitto di interessi, alla riforma della giustizia e alla revisione (non abrogazione) dei decreti sicurezza e immigrazione e a un occhio di riguardo per Roma. Sono questi i capitoli chiave sui quali si concentrerà l’azione dell’esecutivo e della maggioranza Pd-5 Stelle, anche se dal Nazareno fanno sapere che il testo in circolazione è solo una bozza sintetica del programma finale.

Il fronte economico, quello a più immediato impatto, si apre con l’obiettivo del disinnesco delle clausole dell’Iva. Il lavoro, tuttavia, sarà un tema centrale. A ben vedere, però, nel capitolo economico rientra anche "un’ampia riforma fiscale, con semplificazione della disciplina e abbassamento della pressione fiscale", un’operazione a gittata pluriennale. Di certo il primo vero banco di prova dell’esecutivo sarà la legge di Bilancio: il varo deve avvenire entro il 20 ottobre, ma il 15 dello stesso mese Bruxelles vuole ricevere – come da programma – le linee guida degli interventi. Neutralizzare l’Iva (23 miliardi nel 2019), finanziare le spese indifferibili e attuare il taglio del cuneo fiscale porterebbe il conto sui 35 miliardi. Ma c’è chi già ha cominciato a fare i conti su una decina di miliardi che arriverebbero per il prossimo anno dall’andamento del gettito Iva (4 miliardi), dal calo dei tassi e dello spread (3 miliardi) e dai risparmi su quota 100 e altre misure di welfare (altri 2-3 miliardi). C’è poi il confronto con l’Europa, dalla quale ci si attende la concessione di un po’ di flessibilità: qualcuno immagina altri 8-10 miliardi.

Si ipotizzano, dunque, una nuova spending review e la revisione del sistema di Tax expenditure, degli sconti e dei bonus fiscali. Le proposte lasciate dal ministro dell’Economia Giovanni Tria ipotizzerebbero un taglio orizzontale delle diverse voci, poco ma per tutti. C’è poi la lotta all’evasione, l’arrivo della web tax e l’idea di intervenire sui Sad, i Sussidi ambientali dannosi. La bozza del programma, al dunque, appare tuttavia molto sfumata sugli argomenti che vedono posizioni diverse di Pd e M5s. Sulle infrastrutture, rispetto ai 20 punti grillini, scompare il riferimento alle trivelle e si parla di revisione (e non di revoca) delle concessioni autostradali. Non c’è più neanche la riforma del sistema bancario e ci si limita ad evidenziare la necessità di "porre in essere politiche per la tutela dei risparmiatori e del risparmio". Ugualmente, sulla giustizia, siamo ai principi (ridurre i tempi e riformare l’elezione del Csm) e sui decreti Salvini la partita sarà tutta da giocare.