Elezioni comunali, una foto d'archivio. Si vota il 10 giugno
Elezioni comunali, una foto d'archivio. Si vota il 10 giugno

Roma, 3 giugno 2018 - Sono 763 i comuni italiani chiamati al voto domenica 10 giugno per l'elezione dei sindaci e dei consigli comunali. Quasi 6,8 milioni gli elettori che dovranno esprimersi. L'eventuale turno di ballottaggio due settimane dopo, il 24 giugno. Sul totale dei comuni, 111 sono 'superiori', cioè con più di 15mila abitanti; 20 sono capoluoghi di provincia, di cui 1, Ancona, è capoluogo di regione. Benché si tratti di un voto locale, potrebbe servire come verifica della tenuta di vecchie e nuove alleanze politiche, con un occhio particolare su Lega e Movimento 5 Stelle, neo alleati di governo. Il Carroccio ha già confermato l'exploit di marzo alle regionali del Friuli e strappando al centrosinistra il comune di Udine, mentre il partito di Di Maio ha registrato finora un sostanziale flop negli ultimi test locali.

QUANDO SI VOTA - Le urne saranno aperte dalle 7 alle 23 del 10 giugno; stesso orario per l'eventuale turno di ballottaggio. Lo scrutinio inizierà subito dopo la chiusura dei seggi.

COME SI VOTA -  Nei Comuni con popolazione superiore a 15mila abitanti si applica il sistema elettorale maggioritario a doppio turno; mentre nei Comuni con popolazione pari o inferiore a 15mila abitanti si voterà con il sistema maggioritario a turno unico. La scheda per l’elezione del sindaco è quella stessa utilizzata per l’elezione del Consiglio comunale. L'elettore, tracciando un segno, può con un unico voto esprimere la sua preferenza sia per il candidato alla carica di sindaco sia per la lista a esso collegata. Comunque, l’elettore può praticare il voto disgiunto - vietato invece alle Politiche - esprimendo la preferenza per un candidato alla carica di sindaco non collegato alla lista prescelta. Si possono esprimere sino a un massimo di due voti di preferenza per candidati della stessa lista. Nel caso di espressione di due preferenze, tuttavia vale l'alternanza di genere: una deve riguardare un candidato uomo e l’altra un candidato donna o viceversa, pena la nullità della seconda preferenza.

I DOCUMENTI NECESSARI - L'elettore deve presentarsi al seggio con un documento d'identità con foto, valido o anche scaduto purché consenta l'identificazione. L'altro documento fondamentale è la tessera elettorale. In caso di smarrimento, deterioramento o furto, oppure in caso di completamento degli spazi sulla tessera, è possibile richiedere il duplicato presentandosi di persona all'Ufficio elettorale del proprio comune, che resterà aperto per tutta la giornata del voto.

AGEVOLAZIONI - Trenitalia offre tariffe agevolate per chi vive fuori dal proprio comune di residenza, per raggiungere in treno le località di voto. Il viaggio di andata può essere effettuato dal decimo giorno antecedente il giorno di votazione e quello di ritorno fino alle ore 24 del decimo giorno successivo al 10 giugno. L’agevolazione 'Viaggi degli elettori' prevede, per i treni Frecciarossa, Frecciargento, Frecciabianca,InterCity, InterCity Notte e servizio cuccette, la riduzione del 70% rispetto al prezzo Base del biglietto. Per i treni regionali è prevista una riduzione del 60% sul prezzo del biglietto. Gli elettori che rientrano dall’estero potranno usufruire della tariffa 'Italian Elector'. Per usufruire delle agevolazioni sono necessari un documento d'identità e soprattutto la tessera elettorale (che nel viaggio di ritorno va esibita regolarmente timbrata dal presidente di seggio). Anche Ntv Italo offre riduzioni per gli elettori: 60% di sconto sui treni andata e ritorno per viaggiare dal 1 al 20 giugno in ambiente Smart o Comfort (per biglietti acquistati dal 10 maggio al 10 giugno). Anche in questo caso è necessaria la tessera elettorale.  

DOVE SI VOTA - Tra i 763 Comuni al voto, 111 hanno più di 15mila abitanti, nei quali è previsto l'eventuale secondo turno: di questi, 20 sono capoluoghi di provincia (1 solo, Ancona, è capoluogo di regione). Questi i capoluoghi: Brescia, Sondrio, Treviso, Vicenza, Imperia, Massa, Pisa, Siena, Ancona, Teramo, Terni, Viterbo, Avellino, Barletta, Brindisi, Catania, Messina, Ragusa, Siracusa e Trapani. 

LE SFIDE - Le comunali 2018, benché test locale, potrebbero fare da cartina di tornasole per la tenuta dei partiti a tre mesi dalle elezioni politiche di marzo. Occhi puntati soprattutto su Lega e Movimento 5 Stelle, ma anche sulla voglia di rivalsa del Pd e di Forza Italia. Spicca il caso Siena, roccaforte del centrosinistra e teatro della lunga vicenda Monte dei Paschi, dove il Movimento 5 Stelle non presenta alcun candidato. Allo stesso modo i grillini, ma anche il Pd, non parteciperanno alle elezioni a Quarto (Napoli), il comune guidato da Rosa Capuozzo, una delle espulse con maggior clamore dal Movimento: ora la Capuozzo si ripresenta sostenuta da Italia in Comune (di cui peraltro è tesoriere nazionale), la lista lanciata pochi mesi fa e guidata da Federico Pizzarotti, il primo storico dissidente e riconfermato sindaco di Parma anche dopo l'espulsione dal M5S. Un altro Federico, anche lui eletto con i grillini, ha scelto di non correre per un secondo mandato: è Piccitto, sindaco uscente di Ragusa, il secondo pentastellato a conquistare un capoluogo di provincia. Il Movimento proverà invece a strappare un comune, non capoluogo ma di peso, storicamente governato dal centrosinistra: Imola (Bologna). L'obiettivo, in questo caso, sarebbe costringere il Pd al primo ballottaggio nella storia della città dell'autodromo, auspicando magari che su Manuela Sangiorgi possano eventualmente convergere i voti della Lega.

CURIOSITÀ - In sei comuni chiamati al voto, in realtà, le urne resteranno chiuse: non sono state infatti presentate liste elettorali e si andrà a una gestione commissariale. Si tratta di cinque paesi della Sardegna (Austis, Magomadas, Ortueri, Putifigari e Sarule) e uno della Calabria, San Luca nella Locride. Nel paese della faida delle 'ndrine, un sindaco manca da ben cinque anni: la presentazione delle liste è andata sempre deserta e da allora governa un commissario straordinario. Fuori tempo massimo si è offerto persino il massmediologo Klaus Davi come candidato. Per un drappello di comuni che diserteranno le urne, ce ne sono invece altri che sceglieranno per la prima volta i loro sindaci e consiglieri comunali: sono 15 paesi nati dalla fusione di almeno due o tre comuni già esistenti, soprattutto al Centro-Nord.