Roma, 12 marzo 2018 - Mentre con la Direzione a porte chiuse di oggi il Pd arriva alla resa dei conti sul post voto, i messaggi generali sembrano chiari: Renzi abbandona la segretaria del partito e il reggente Martina consacra il 'No' assoluto a un governo con il Movimento 5 stelle o la Lega di Salvini. Per chi fosse estraneo alle logiche e ai meccanismi di funzionamento della direzione Pd, ecco spiegata passo passo il 'parlamento' dem che detterà la linea del partito dopo la disfatta elettorale del 4 marzo. 

Direzione Pd, chi sta con chi. Correnti e numeri in Parlamento

COS'E' E COME FUNZIONA - Secondo quanto riportato all'articolo 8 dello statuto del Partito Democratico, la Direzione nazionale è un corpo di 120 membri eletti con metodo proporzionale durante la prima Assemblea nazionale (che raccoglie tutti gli iscritti al partito) successiva alle elezioni, e ha il compito di elaborare l'indirizzo politico del partito stesso, nonchè di votare a maggioranza il meccanismo con cui l'Assemblea eleggerà una segreteria (e un segretario) nazionale. La Direzione è diretta dal presidente dell'Assemblea, che la convoca di norma ogni due mesi o in casi eccezionali. Alla Direzione partecipano di diritto anche il segretario nazionale e i vicesegretari, il presidente dell'Assemblea nazionale, il tesoriere, il massimo dirigente dell'organizzazione giovanile, i presidenti dei gruppi parlamentari italiani ed europei e i segretari regionali. Ogni riunione si basa su un ordine del giorno, sul voto di una serie di mozioni, risoluzioni e interrogazioni alla segreteria e solitamente si conclude con un voto sulla relazione del segretario. Essendo eletta con metodo proporzionale, l'assemblea tende ad essere uno specchio dei rapporti di forza tra le varie correnti interne al partito.