Roma, 25 gennaio 2021 - Cresce sempre di più nel mondo la preoccupazione per le varianti del Coronavirus. Le autorità sanitarie della Nuova Zelanda hanno confermato un nuovo caso di Covid dopo due mesi senza contagi: si tratta di una donna di 56 anni colpita dalla variante sudafricana del virus. La donna era in quarantena, ma è uscita dopo l'esito negativo di due test, come da protocollo. La donna aveva viaggiato in Spagna e in Olanda ed era arrivata in Nuova Zelanda da Londra. Intanto il ministro della Salute australiano, Greg Hunt, ha annunciato la sospensione per 72 ore del 'corridoio' per i viaggi con la Nuova Zelanda. La decisione è stata presa prprio dopo l'individuazione del caso. In Gran Bretagna le autorità sanitarie hanno rilevato sul proprio territorio 77 casi della variante sudafricana e 9 casi di quella brasiliana. Il ministro della Salute, Matt Hancock, ha precisato che i 77 casi sono tutti legati a viaggi dal Sudafrica, così come i 9 casi dal Brasile. In Francia si moltiplicano negli ultimi giorni le interviste a virologi ed esperti che aprono la strada a quello che sembra "il terzo inevitabile lockdown" per il timore del dilagare delle varianti. 

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In Italia il consulente del ministro della salute Roberto Speranza, Walter Ricciardi, lancia l'allarme: ''Le varianti sono un pericolo, tutti in zona rossa per un mese''. E precisa che ''con i colori non si può controllare davvero il contagio''.

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Marco Cavaleri, responsabile della Strategia per le minacce alla salute e i vaccini presso l'Ema (Agenzia Europea per i Medicinali), ospite a Che tempo che fa su Rai3, ha detto in merito alla pericolosità delle nuove mutazioni: ''Stiamo guardando con attenzione alle varianti per capire l'impatto sui vaccini, nei prossimi giorni arriveranno nuovi dati che ci daranno un'indicazione sul potere neutralizzante dei sieri e sui vaccinati almeno con i vaccini dell'Rna. Un'informazione importante, ma è bene ricordare che questi dati non saranno sufficienti per sapere se i vaccini hanno perso protezione o no. Sarà essenziale seguire le campagne vaccinali e capire se effettivamente ci saranno numeri inaspettati di casi di infezione e malattie da Covid in soggetti vaccinati, che ci potranno far intendere se il vaccino non è più sufficientemente protettivo e quindi che c'è bisogno di cambiarne la composizione. In tal senso ci siamo già attivati per pensare quali possono essere le vie regolatorie per l'approvazione di un vaccino con un ceppo virale diverso. Ci aspettiamo che la variante inglese non abbia un grande impatto sul potere neutralizzante dei sieri". Cavalieri ha spiegato: "Ci possiamo immaginare, dai primi dati che abbiamo visto, che probabilmente i vaccini funzioneranno altrettanto bene sulla variante inglese e sul ceppo che contiene. Sulla variante sudafricana e brasiliana ci sono mutazioni più insidiose e potremmo aspettarci che il potere neutralizzante sia ridotto. Poi di quanto, lo vedremo. Fintanto che l'azione neutralizzante non è abrogata, possiamo comunque aspettare che i vaccini mantengano un certo livello di protezione''.

Comunque oggi Moderna ha fatto sapere che il suo siero è efficace contro la variante inglese, ma anche contro quella sudafricana.  Anthony Fauci, direttore dell'US National Institute of Allergy and Infectious Diseases, ha detto che i due vaccini contro il Covid-19, al momento, "sono efficaci contro le mutazioni sia della variante sudafricana che contro al variante inglese". Ma "dobbiamo fare attenzione perché la situazione sta evolvendo. La variante sudafricana è più problematica".

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Le tre varianti osservate speciali

Variante inglese. E' la prima ad aver allarmato la comunità scientifica, a causa delle numerose alterazioni a livello genetico che la caratterizzano. Si chiama B.1.1.7 e, secondo gli scienziati, ha avuto origine nel Sud-Est dell'Inghilterra a settembre. Si è diffusa molto in fretta da novembre in poi. Le alterazioni che caratterizzano questa variante sarebbero almeno 23, 14 delle quali localizzate sulla proteina spike, la 'chiave' d'ingresso del virus nella cellula. Stando alle osservazioni degli studiosi, questa variante presenta maggiori capacità di legarsi al recettore ACE-2 umano e pertanto rende più semplice la propagazione del virus. I primi dati indicano che probabilmente è più contagiosa, ma non più virulenta.

Variante sudafricana. Si tratta della versione '501.V2' di Sars-CoV-2, individuata i primi di ottobre. Pare abbia iniziato a dominare molto rapidamente in Sud Africa. A metà novembre, '501.V2' rappresentava il 90% dei genomi sequenziati dagli scienziati sudafricani. I dati genomici ed epidemiologici suggeriscono che, come per quella inglese, anche questa sudafricana sia più contagiosa ma non più pericolosa. Nel complesso la variante conta 21 mutazioni, nove delle quali concentrate nella spike.

Variante brasiliana. E' la variante B.1.1.28 riscontrata più recentemente in un caso di reinfezione: un'infermiera 45enne si è ri-ammalata con questa nuova variante 5 mesi dopo essersi ripresa da una precedente infezione causata da un ceppo più vecchio. Nella seconda infezione i sintomi della donna sono peggiorati. Questa variante contiene mutazioni preoccupanti: una, in particolare, cambierebbe la forma della proteina spike all'esterno del virus in un modo che potrebbe renderla meno riconoscibile al sistema immunitario rendendo più difficile il compito degli anticorpi.