14 apr 2022

La mossa di Svezia e Finlandia, la 'mappa' della Nato (ieri e oggi) e i nuovi scenari

Pierluigi Barberini, analista e responsabile del desk Difesa e sicurezza del Cesi: "L'invasione dell'Ucraina sta gia cambiando l'equilibrio politico, economico e militare europeo"

beppe boni
Esteri
epa09871609 Secretary General of North Atlantic Treaty Organization (NATO) Jens Stoltenberg gives a press conference ahead of a two-day NATO Ministers of Foreign Affairs meeting on Ukraine at NATO headquarters in Brussels, Belgium, 05 April 2022. NATO Foreign Ministers will meet on 06 and 07 April.  EPA/STEPHANIE LECOCQ
Il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg (Ansa)

L'aggressione russa all'Ucraina, "operazione speciale" come la definisce Vladimir Putin, già cambiato l'assetto militare ed economico dell'Europa. L'invasione doveva puntare essenzialmente ad annettere in via definitiva il Donbass russofono fiaccando inoltre la resistenza dell'Ucraina, formalmente colpevole di guardare da anni troppo a Occidente, ma porterà in futuro ad avere nuovamente due blocchi contrapposti come ai tempi della Guerra fredda: Russia da una parte e Occidente a trazione americana dall'altra. Il nuovo assetto ora è certificato anche dalla decisione di Finlandia e Svezia di abbandonare la neutralità entrando nella Nato. Temono fortemente l'espansione di Mosca visto cosa è accaduto in Ucraina. I due Paesi stanno avviando le pratiche a partire dal dibattito interno per arrivare alla richiesta formale di ingresso nell'Alleanza atlantica che prevede per il sì l'unanimità dei membri del club, sulla quale non dovrebbero esserci problemi.

Svezia e Finlandia si aggiungono così ai già 30 Paesi membri della North Atlantic Treaty organization: Belgio, Canada, Danimarca, Stati Uniti, Francia, Islanda, Italia, Lussemburgo, Norvegia, Paesi Bassi, Portogallo, Gran Bretagna (presenti dalla costituzione del 1949), Turchia, Grecia (1952), Repubblica federale tedesca (1955), Spagna (1982). Nel 1990 il Patto atlantico venne esteso poi alla Germania riunificata. In seguito si sono aggiunti Paesi in fuga dal comunismo dopo la caduta del Muro, come Polonia, oggi fieramente antirussa, Repubblica Ceca, Ungheria (1999), Estonia, Lettonia, Lituania, Bulgaria, Romania, Slovacchia, Slovenia (2004), Croazia, Albania, Montenegro, Macedonia del Nord (2009). La Svizzera, da sempre neutrale, si limita a scambi commerciali di materiale bellico e alla collaborazione sul piano dell'istruzione militare. Ovviamente gli elvetici si tengono alla larga da accordi formali e vincolanti fuori dal territorio nazionale anche se in caso di guerra prevedono un coordinamento nei piani operativi.

Il Patto di Varsavia prima della caduta del muro era l'altro grande blocco militare che ora ispira culturalmente e dal punto di vista geopolitico le mire di Vladimir Putin, il Grande Bugiardo. Nato nel 1955 e sgretolatosi nel 1991, il Patto prevedeva un'alleanza politico - militare e di mutua assistenza, consultazioni politiche e impegno alla difesa reciproca fra l'Unione sovietica e le democrazie popolari dell'Est europeo post Seconda guerra mondiale. Aderirono Urss, Polonia, Cecoslovacchia, Repubblica democratica tedesca (Germani dell'Est) Romania, Burgaria, Ungheria e infine Albania. Quest'ultimo Paese, regno di Enver Oxa, ne uscì di fatto nel 1961, anno della presda di distanza ideologica da Mosca dopo l'invasione della Cecoslovacchia con i carrarmati, e formalmente nel 1968, mentre l'Europa, Italia compresa, ribolliva di manifestazioni studentesche. Il Patto di Varsavia nel 1990 aveva già perso forza e strategia. In quell'anno ne uscì la Repubblica democratica tedesca, che ne fu colonna portante anti- Ovest arrivando ad ospitare nel proprio territorio quasi 400mila soldati sovietici. L'Urss vacillava e di lì a poco si impegnò a ritirare tutti i propri militari dai Paesi satelliti nella svolta di Praga.

"L'invasione dell'Ucraina sta gia cambiando l'equilibrio politico, economico e militare europeo - spiega Pierluigi Barberini, analista e responsabile del desk Difesa e sicurezza del Cesi (Centro studi internazionali) - e il probabile ingresso nella Nato di Svezia e Finlandia è solo un ulteriore tassello difficile da evitare visto come si muove ora la Russia. Svezia e Finlandia sono già Stati partner della Nato con cui effettuano esercitazioni militari, scambi di informazioni, accordi politici. E' ovvio che soprattutto il nuovo confine Nato-Russia finlandese di 1360 chilometri è destinato ad avere maggiore attenzione da parte dell'Alleanza che probabilmente sposterà lassù i pro Battle group, reparti militari europei, allo scopo di rinforzare la sicurezza. Sarà una nuova zona calda".

Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha già detto che Mosca valuta a sua volta un rafforzamento nell'area e ciò avverrà probabilmente nell'area di Kaliningrad, una enclave russa proprio sul confine. 'Che la Russia minacci non è una novità'. Così la premier della Lituania Ingrida Simonyte ha commentato le minacce di ritorsioni russe nel caso in cui Finlandia e Svezia oltrepassino il Rubicone della neutralità. 'Nulla di nuovo', ha detto Scommentato, dicendosi favorevole all'ingresso dei due Paesi nell'Alleanza Atlantica. ' Le grandi manovre per il nuovo assetto del mondo vanno avanti. L'altro giorno a Stoccolma l'operazione ingresso nel Patto atlantico ha avuto il volto della prima ministra svedese Magdalena Andersson e l'omologa finlandese Sanna Marin. Una stretta di mano, grandi sorrisi e ore di colloqui per affermare che 'senza la Nato non c'è garanzia di sicurezza'.

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