Patrick Zaki con madre e sorella (Ansa)
Patrick Zaki con madre e sorella (Ansa)

Il Cairo, 8 dicembre 2021 - Patrick Zaki è libero: è stato scarcerato. Lo studente egiziano dell'Università di Bologna è stato rimesso in libertà da un commissariato di Mansura, dove ieri nel tribunale si era tenuta la terza udienza del processo. All'uscita lo attendevano la madre e la sorella che lo hanno accolto con un caloroso abbraccio. Appena uscito l'universitario ha detto in italiano: "Tutto bene". Lasciando il posto di polizia Zaki, vestito con una tuta e scarpe da ginnastica bianche, colore degli imputati nei processi egiziani, ha alzato la mano in segno di 'vittoria'. Subito sorridente, sembrerebbe in buone condizioni, con la barba un po' incolta, occhiali e i capelli raccolti in un codino. 

A un giornalista che gli chiedeva di Bologna e dell'affetto dimostrato in questi mesi di detenzione verso lo studente da parte di tutta la città, Zaki ha risposto: "Forza Bologna". "Voglio dire molte grazie agli italiani, a Bologna, all'Università, ai miei colleghi, a chiunque mi abbia sostenuto", ha aggiunto appena arrivato a casa della famiglia a Mansura. "Sto aspettando, vedrò nei prossimi giorni cosa succede: voglio essere in Italia il prima possibile, appena potrò andrò direttamente a Bologna, la mia città, la mia gente, la mia università", ha continuato.

Zaki abbraccia la madre (Ansa)

Ma Zaki non è stato assolto. Infatti potrà restare libero fino alla prossima udienza, fissata per il primo febbraio. "Sto saltando dalla felicità", aveva esultato la madre che già ieri si era recata al commissariato. Ma le procedura hanno preso tempo e il giovane è stato liberato solo oggi.

"Zaki simbolo della lotta per i diritti"

Le reazioni

"Aspettavamo di vedere quell'abbraccio da 22 mesi e quell'abbraccio arriva dall'Italia, da tutte le persone, tutti i gruppi e gli enti locali, l'università, i parlamentari che hanno fatto sì che quell'abbraccio arrivasse", ha commentato Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia. Il ministro degli Esteri italiano, Luigi Di Maio, su Facebook ha postato la foto di Zaki e la sorella, e ha commentato: "Un abbraccio che vale più di tante parole. Bentornato Patrick!". 

Felice Giovanni Molari, rettore dell'Università di Bologna dove Zaki era ricercatore: "Oggi è una giornata di festa, anche se non bisogna abbassare la guardia fino al completo proscioglimento dalle accuse. Speriamo che Patrick possa mettersi alle spalle questi due anni dolorosi e possa tornare presto ai suoi studi qui a Bologna, nella sua università. Il suo posto è qui, nella nostra comunità, assieme ai suoi compagni e ai docenti che non vedono l'ora di riabbracciarlo".

Anche il Bologna Fc ha risposto attraverso i social al ricercatore invitandolo allo stadio. "Patrick ti aspettiamo presto al Dall'Ara". Zaki è, infatti, un amante del calcio e durante la sua permanenza a Bologna si è appassionato alle vicende della squadra della città. 

In serata il commento dell'Unione europea. "Accogliamo con favore la decisione del tribunale egiziano di rilasciare lo studente egiziano Patrick George Zaki", ha affermato Peter Stano, portavoce dell'Alto rappresentante Ue Josep Borrell, precisando che "questa decisione segna un importante passo in avanti per il suo caso". Stano ricorda che "dalla detenzione di Zaki nel febbraio 2020, l'Ue ha seguito da vicino gli sviluppi, ha osservato le udienze e ha sollevato il suo caso a livello bilaterale e in consessi multilaterali" e che "continuerà a seguire da vicino il suo caso". 

Il murales

Stamattina era apparso un murales davanti all'ambascia egiziana a Roma della street artist Laika che rappresentava Giulio Regeni mentre abbraccia Patrick Zaki. Nell'immagine il ricercatore italiano ucciso in Egitto nel 2016 cinge la vita di Zaki dicendogli: "Ci siamo quasi". Lo studente risponde: "Stringimi ancora", poi la scritta in arabo "Innocente".

Giulio Regeni torna ad abbracciare Patrick Zaki in un murales (Ansa)

L'arresto

Le disavventure di Zaki sono iniziate il 7 febbraio 2020 durante una breve vacanza in famiglia al Cairo. Fermato, subisce torture durante l'interrogatorio. Il giorno seguente l'arresto per un mandato di cattura emesso nel 2019 dalla procura di Mansura. Le accuse mosse contro lo studente ricercatore sono: istigazione alla violenza, alle proteste, al terrorismo, gestione di un account social considerato contro la sicurezza pubblica. In Italia si mobilita la Farnesina, seguita il 12 febbraio il Parlamento europeo. All'Egitto viene chiesta la sua scarcerazione. Il 21 dicembre Patrick dalla prigione fa sapere: "Sono esausto fisicamente e depresso". Bologna lo elegge cittadino onorario l'11 gennaio. Il 13 settembre viene rinviato a giudizio, ma sono passati già 19 mesi di carcere. Ieri la decisione di scarcerarlo, ma senza assoluzione, e oggi la libertà.