Roma, 2 dicembre 2019 - Si moltiplicano i segnali che il cambiamento climatico non è una ipotetica lontana minaccia ma è già in atto. La mobilitazione dal basso, in particolare dei giovani, cresce. Ma i governi non hanno la volontà poltica per rispondere alla minaccia posta dalle emissioni dei gas serra. E' duro l'atto d'accusa del Segretario generale delle Nazioni Unite in occasione dell'apertura della venticinquestima conferenza delle parti della Convenzione Onu sul clima, Cop 25, che ha avuto inizio oggi a Madrid e vedrà 196 Paesi impegnati fino al 13 dicembre per dare un seguito agli impegni presi a Parigi nel 2015 e tagliare in maniera vigorosa le emissioni di gas serra, azzerandolo al 2050.

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"Siamo vicini al punto di non ritorno, dobbiamo agire - ha detto Guterres - Le tecnologie necessarie per rendere possibile tutto questo sono già disponibili. I segnali di speranza si moltiplicano. L'opinione pubblica si sta svegliando ovunque, in particolare i giovani mostrano una crescente leadership e mobilitazione. Ma abbiamo bisogno di volontà politica per dare un prezzo al carbonio, una volontà politica per fermare i sussidi ai combustibili fossili e iniziare a tassare l'inquinamento invece che le persone. Nei 12 mesi cruciali che ci attendono, è essenziale garantire impegni nazionali più ambiziosi - in particolare da parte dei principali emettitori - per iniziare immediatamente a ridurre le emissioni di gas a effetto serra a un ritmo coerente, con il raggiungimento della neutralità delle emissioni di carbonio entro il 2050". 

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Guterres ha fatto un elenco degli effetti devastanti e sempre più spesso "mortali" del riscaldamento globale: l'innalzamento del livello del mare, lo scioglimento delle calotte polari, la siccità. "Esempi le cui immagini hanno fatto il giro del mondo - ha detto - sono l'acqua alta record a Venezia e gli incendi in Amazzonia. Senza contare che l'inquinamento atmosferico, associato ai cambiamenti climatici, uccide ogni anno sette milioni di persone. Per mantenere i cambiamenti climatici entro limiti gestibili, i Paesi dovrebbero limitare l'aumento della temperatura globale a 1,5 gradi, raggiungere la neutralità del carbonio entro il 2050 e ridurre le emissioni di gas serra del 45% rispetto ai livelli del 2010 entro il 2030".

Il segretario generale ha però definito "totalmente insufficienti" gli sforzi finora per ridurre le emissioni di gas serra e anticipando un rapporto dell'Organizzazione Meteorologica Mondiale (Omm) che sarà pubblicato questa settimana, ha confermato che il 2019 sarà tra i 5 anni più caldi. Il rapporto dell'Omm afferma che la temperatura media globale è aumentata di 1,1°C dal periodo preindustriale e di 0,2°C rispetto al 2011-2015 e sottolinea la gravità degli impatti già in atto.

FOCUS / Le previsioni degli anni '90 che si sono avverate

Ghiacci in ritirata

Per tutto il periodo 2015-2018, l'estensione minima di ghiaccio marino dell'Artico a settembre (estate) è stata ben al di sotto della media 1981-2010, così come l'estensione media di ghiaccio marino invernale. I quattro record più bassi per l'inverno si sono verificati durante questo periodo. I ghiacci pluriennali sono quasi scomparsi.

I valori minimi antartici di febbraio (estate) e massimi di settembre (inverno) dell'estensione del ghiaccio marino sono diventati ben al di sotto della media 1981-2010 dal 2016. Ciò è in contrasto con il precedente periodo 2011-2015 e il lungo periodo 1979-2018. I ghiacci marini estivi antartici hanno raggiunto il livello più basso e il secondo livello più basso, rispettivamente nel 2017 e 2018, con il 2017 che è anche il secondo livello invernale più basso.

La quantità di ghiaccio perso annualmente dalla calotta antartica è aumentata di almeno sei volte, passando da 40 Gt all'anno nel 1979-1990 a 252 Gt all'anno nel 2009-2017. La calotta glaciale della Groenlandia ha visto una notevole accelerazione nella perdita di ghiaccio dall'inizio del millennio. Per il 2015-2018 i ghiacciai di riferimento del World Glacier Monitoring Service (Wgms) indicano una variazione media della massa specifica di -908 mm di acqua equivalente all'anno, superiore a tutti gli altri periodi quinquennali dal 1950.

Calore e acidità dell'oceano

Più del 90% del calore in eccesso causato dai cambiamenti climatici viene immagazzinato negli oceani. Il 2018 ha registrato i valori di calore oceanico più elevati tra i 700 metri superiori, con il 2017 al secondo e il 2015 al terzo posto. L'oceano assorbe circa il 30% delle emissioni antropogeniche annuali di CO2, contribuendo così ad alleviare l'ulteriore riscaldamento. I costi ecologici per l'oceano, tuttavia, sono elevati, poiché la CO2 assorbita reagisce con l'acqua di mare e modifica l'acidità dell'oceano. Dall'inizio della rivoluzione industriale c'è stato un aumento complessivo dell'acidità del 26 per cento.

Tempeste e cicloni: gli eventi estremi

Oltre il 90% dei disastri naturali, terremoti esclusi, è legato alle condizioni meteorologiche. I disastri dominanti sono le tempeste e le inondazioni, che hanno anche causato le maggiori perdite economiche. Le ondate di caldo e la siccità hanno causato perdite umane, l'intensificazione degli incendi boschivi e la perdita di raccolto. Le ondate di calore, che sono state il pericolo meteorologico maggiormente mortale nel periodo 2015-2019, hanno colpito tutti i continenti e hanno portato a numerosi nuovi record di temperatura. Quasi tutti gli studi su un'ondata di calore significativa dal 2015 hanno trovato il segno distintivo del cambiamento climatico, secondo il rapporto.

Le maggiori perdite economiche sono state associate ai cicloni tropicali. La stagione degli uragani atlantici del 2017 è stata una delle più devastanti mai registrate, con oltre 125 miliardi di dollari di perdite associate al solo uragano Harvey. Sull'Oceano Indiano, nei mesi di marzo e aprile 2019, cicloni tropicali senza precedenti e devastanti hanno colpito il Mozambico.

Secondo il Bulletin of the American Meteorological Society, nel periodo 2015-2017, 62 dei 77 eventi riportati mostrano una significativa influenza antropogenica sull'evento, compresi quasi tutti gli studi di un'ondata di calore significativa. Un numero crescente di studi sta inoltre rilevando un'influenza umana sul rischio di eventi di precipitazioni estreme.

Siccità e incendi boschivi

Gli incendi boschivi sono fortemente influenzati dai fenomeni climatici. La siccità aumenta notevolmente il rischio di incendi nella maggior parte delle regioni forestali, con un'influenza particolarmente forte sugli incendi di lunga durata. Le tre maggiori perdite economiche registrate per gli incendi boschivi si sono verificate negli ultimi quattro anni.

In molti casi, gli incendi hanno portato a massicce emissioni di anidride carbonica nell'atmosfera. Nell'estate 2019 si sono verificati incendi senza precedenti nella regione artica. Solo nel mese di giugno, questi incendi hanno emesso nell'atmosfera 50 megatonnellate (Mt) di anidride carbonica. Si tratta di più di quanto non sia stato liberato dagli incendi nell'Artico nello stesso mese dal 2010 al 2018 messi insieme. Nel 2018 si sono verificati massicci incendi boschivi anche in Canada e Svezia. Si sono registrati incendi diffusi anche nelle foreste pluviali tropicali non rinnovabili dell'Asia meridionale e dell'Amazzonia, che hanno avuto un impatto sul bilancio globale del carbonio.