Il miracolo che avevamo annunciato domenica si è puntualmente verificato. E cioè: per quasi due ore, i leader di tutti i partiti italiani sono stati sullo stesso palcoscenico a discutere di politica; e lo hanno fatto senza mai litigare, né alzare la voce. Non era mai successo. Non c’era mai stata una tavola rotonda con la presenza dei leader di tutti i partiti. E da troppo tempo ci eravamo ahimè abituati a talk show in cui si interrompe, si urla, si insulta. Il miracolo è merito del Meeting di Rimini, da anni l’unico vero luogo (e avvenimento) di incontro e di proposta a grande partecipazione popolare.

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Il Meeting dà stimoli, idee, ha sempre una visione originale. Ormai nessuno (almeno fra le persone dotate di onestà intellettuale) lo considera “solo” un raduno di Comunione e Liberazione. Da anni vengono qui a parlare tutti – di idee politiche e di fedi religiose differenti – e ci vengono a parlare di tutto: è colpa nostra, dei media voglio dire, se poi diamo spazio solo agli incontri con i politici. Il Meeting di quest’anno è stato poi (anche) uno straordinario esempio di come si può tornare a vivere momenti di così grande aggregazione: lo ha sottolineato Enrico Letta durante il dibattito, "con il modello Meeting, green pass e QR Code all’ingresso, si è tutti più liberi". Perché temere un Green pass?

Quel che hanno detto ieri i leader politici alla tavola rotonda, lo potete leggere nei resoconti di Pierfrancesco De Robertis. Dico qui solo questo: l’anno scorso, al Meeting venne Draghi e fece un discorso bellissimo, di grande prospettiva, che sembrava un manifesto per il rilancio del Paese. Oggi Draghi è presidente del Consiglio. Se quindi quel che viene detto al Meeting ha poi buone possibilità di realizzarsi, c’è da sperare che il dibattito di ieri sia foriero di un nuovo clima fra tutte le forze politiche, un clima più costruttivo; ma, soprattutto, che sia l’inizio di un recupero del valore del ruolo dei partiti. Li abbiamo contestati, distrutti e archiviati, i partiti: ora ci si accorge che ne abbiamo ancora bisogno. “Partito”, quindi “di parte”, come ha detto Lupi. Sì, di parte: nel senso di rappresentare l’idea e gli interessi di una parte del popolo. Partiti con un’idea su come deve vivere e deve cambiare un Paese. Partiti diversi fra loro nella visione del mondo, perché la democrazia vive di diversità. Non si tratta di tornare alle ideologie, ma agli ideali.