Simulazioni del taglio del cuneo fiscale
Simulazioni del taglio del cuneo fiscale
Più soldi nelle buste paga dei lavoratori e meno tasse per famiglie e imprese. Gli obiettivi della manovra economica 2022, che il governo Draghi dovrebbe varare nei prossimi giorni, sono stati messi nero su bianco martedì sera, a Palazzo Chigi, nel Documento di programmazione di bilancio, la cornice "macroeconomica" degli interventi. Ora, però, si deve passare dai numeri ai fatti. E qui, il discorso, diventa più complesso. Pensioni ultime notizie: ok alla manovra. Quota 102 e donne, le novità dal 2022 Legge di Bilancio 2022: cosa cambia L’esecutivo ha stanziato 8 miliardi di euro per ridurre le tasse. Gran parte della cifra sarà destinata al taglio del cosiddetto "cuneo fiscale", vale a dire la differenza fra quello che...

Più soldi nelle buste paga dei lavoratori e meno tasse per famiglie e imprese. Gli obiettivi della manovra economica 2022, che il governo Draghi dovrebbe varare nei prossimi giorni, sono stati messi nero su bianco martedì sera, a Palazzo Chigi, nel Documento di programmazione di bilancio, la cornice "macroeconomica" degli interventi. Ora, però, si deve passare dai numeri ai fatti. E qui, il discorso, diventa più complesso.

Pensioni ultime notizie: ok alla manovra. Quota 102 e donne, le novità dal 2022

Legge di Bilancio 2022: cosa cambia

L’esecutivo ha stanziato 8 miliardi di euro per ridurre le tasse. Gran parte della cifra sarà destinata al taglio del cosiddetto "cuneo fiscale", vale a dire la differenza fra quello che intascano a fine mese i dipendenti e quello che realmente viene pagato dai datore di lavoro. Proprio ieri l’Ocse, l’organizzazione dei Paesi più industrializzati, ha lanciato un vero e proprio appello a intervenire su questo fronte dal momento che l’Italia ha il quinto "cuneo fiscale" più alto del mondo e questo non incoraggia il lavoro.

Che cosa succederà a questo punto? Come saranno spesi gli 8 miliardi stanziati dall’esecutivo? E, soprattutto, chi trarrà i maggiori vantaggi? Tutto dipenderà, ovviamente, dagli interventi che saranno decisi all’interno della manovra economica. Ma sembra molto probabile che l’esecutivo continuerà ad agire utilizzando la leva dei cosiddetti "trattamenti integrativi" che già oggi troviamo nella busta paga dei lavoratori che hanno un reddito fino a 40mila euro.

L’obiettivo dell’esecutivo resta quello di ampliare il più possibile la platea, favorendo in particolare i ceti medi, quelli che attualmente sono gravati con un’aliquota del 38%, 11 punti in più rispetto allo scaglione fra i 15 e i 28mila euro. Tutto dipenderà, ovviamente, dalle risorse che saranno immediatamente disponibili.

Nelle simulazioni che pubblichiamo (e che sono state effettuate dalla Fondazione dell’Unione Nazionale Giovani Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili) sono state considerate due variabili. L’aumento del bonus da 100 a 120 euro e, soprattutto, l’ampliamento dell’integrazione economica fino ad una fascia di reddito di 55mila euro.

Le simulazioni sul taglio del cuneo fiscale

In particolare, l’ipotesi prevede che sino a 40mila euro siano confermati i 120 euro (prima come bonus, sino ai 28mila euro e poi come detrazione) e a scendere in unica classe sino ai 55mila euro. È naturale che i vantaggi maggiori saranno nella fascia oltre i 40mila euro (nella simulazione 44mila), dove si trovano i lavoratori dipendenti che, al momento, non ricevono alcun "bonus" e che avranno un incremento netto, in busta paga, fino a 1.056 euro.

Nelle altre fasce di reddito, invece, l’incremento netto si attesterà sui 240 euro in più rispetto a quello incassato fino ad ora. "Ben venga la riduzione del cuneo fiscale anche se le risorse potevano essere impiegate in modo ancora più efficiente, da un lato prevedendo, ad esempio, una riduzione e revisione degli scaglioni di reddito, soprattutto per il ceto medio – spiega Francesco Savio, consigliere nazionale con delega al fisco dell’Ungdcec –. Infatti questo provvedimento fiscale interessa esclusivamente i lavoratori dipendenti mentre si poteva, o doveva, prevedere una soluzione normativa che riguardasse la generalità dei contribuenti per una maggiore equità orizzontale". Dal 2022 dovrebbero in ogni caso essere cancellati i contributi alla Cassa Unica Assegni familiari, un intervento che costerebbe circa 2 miliardi e che avrebbe un duplice vantaggio: quello di favorire non solo le imprese ma anche le famiglie, dal momento che il prelievo riguarda anche colf e badanti e pari al 6,28% della retribuzione lorda.