di Cesare De Carlo

Roma, 4 giugno 2012 - Uno dei paradossi della crisi dell’eurozona è rappresentato dall’entità del debito pubblico. Nella media è pari a quello degli Stati Uniti, attorno al 100 per cento del pil, o addirittura inferiore se nel debito americano contiamo i passivi abissali di Fannie Mae e Freddie Mac, le due agenzie federali che con i loro subprimes avviarono lo sconquasso finanziario dell’autunno del 2008 e crearono la perversa spirale nella quale è stato risucchiato l’intero occidente.

Il paradosso si esaspera se guardiamo al Giappone. La terza economia del mondo ha un debito pubblico del 230 per cento del pil. O se guardiamo al Regno Unito. Eppure si rifinanziano a tassi pressoché nulli. Consideriamo ora la Spagna, grande malata di turno. Ha un debito pubblico che è la metà di quello americano e britannico, un terzo di quello nipponico. Ma rischia il default. I suoi bond si stanno avvicinando alla soglia del 7 per cento di rendimento. Soglia capestro, perché la costringerà a chiedere l’aiuto del Fondo Monetario Internazionale e nel frattempo avvia una fuga di capitali che destabilizza la sua già instabile tenuta bancaria. Bene, anzi male.

Ma una domanda dobbiamo porcela se vogliamo inquadrare il disastro acuito dalla miopia della signora Merkel. E la domanda è questa: perché Usa e Giappone continuano a indebitarsi tranquillamente a costo zero e le loro monete si rafforzano, mentre l’intera Europa, pur meno indebitata, sta affondando? In altri termini perché i bond Usa, quelli britannici, i bund tedeschi vanno a ruba anche se non rendono nulla?

La risposta è semplice: perché la Federal Reserve, la Banca centrale giapponese, quella britannica possono stampare dollari, yen, sterline a piacimento, garantendo gli investitori stranieri. La Bce no. E nemmeno può emettere buoni del Tesoro comunitari che per la sola partecipazione tedesca rappresenterebbero una sicura fonte finanziaria.

La signora Merkel teme l’inflazione. Ma se non esorcizzerà la sindrome weimariana, finiremo tutti – lei compresa – nel cimitero della storia. Ora sembra ci stia ripensando. Lo sapremo fra due settimane al vertice europeo. Incrociamo le dita.

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