Roma, 27 aprile 2021 - La variante indiana del virus Sars-Cov-2 si diffonde in Italia in vari focolai. Ne ha parlato per primo Luca Zaia, governatore della Regione Veneto, perché due persone rientrate dall’India sono risultate positive al Covid e, dopo sequenziamento, si è visto che le caratteristiche antigeniche dell'agente infettivo erano diverse dalle altre tipologie conosciute. Dopo il Brasile, l’India appare come il nuovo focolaio globale che alimenta la pandemia.

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I casi di variante indiana in Italia 

Al momento sono confermati i due casi di variante B.1.617 a Villaverla, nel Vicentino. Padre e figlia, positivi alla mutazione indiana, avevano partecipato al pellegrinaggio induista di Kumbh Mela e si erano immersi nel Gange come vuole la tradizione locale. I contagiati non hanno trasmesso il virus ai familiari.  Nessuna conferma, invece, sui due presunti infetti di Venezia. E si sono avute segnalazioni di casi sospetti a Latina. Al momento però lo Spallanzani di Roma, che sta processando i tamponi effettuati, precisa che quelli fatti sulla comunità Sikh della provincia di Latina "sono tutti negativi alla variante indiana". Lo screening avviene con la massima collaborazione della comunità  Sikh locale.

Cosa sappiamo

La variante indiana genera cluster (focolai) molto numerosi, probabilmente perché ha un elevato indice di diffusività. In India ad esempio ha soppiantato la variante inglese. Ha due mutazioni nella regione che funziona da bersaglio per gli anticorpi neutralizzanti, quindi si ritiene che in qualche modo possa sfuggire al vaccino.

Come difendersi

Andrea Crisanti, ordinario di Microbiologia all'Università di Padova, giudica corretta la decisione di bloccare i voli dall'India e le altre misure annunciate dal ministro della Salute ma queste dovrebbero essere affiancate da altri provvedimenti, come quello di istituire una quarantena vigilata per chi viene da questi posti. “Non si può lasciare all'iniziativa dei singoli un problema di sanità pubblica così rilevante – dice Crisanti - quello che sta succedendo in India, Cile e Brasile è il risultato combinato di aperture insensate e sviluppo di varianti che diffondono rapidamente”.

Caratteristiche e sintomi

“Dal punto di vista teorico la variante indiana preoccupa perché potrebbe sfuggire alle vaccinazioni. Certo va monitorata e studiata con attenzione”, ha detto Sergio Abrignani, immunologo e membro del Cts. Appare probabile che la variante indiana, come già visto per la brasiliana, la sudafricana, la nigeriana, siano meno sensibili agli anticorpi evocati dai vaccini attualmente in distribuzione, e che sfuggano alla maggioranza degli anticorpi monoclonali. Attenzione però, vaccinazione, anticorpi monoclonali, antivirali e antinfiammatori vanno impiegati assolutamente perché sono queste le armi che abbiamo a disposizione.

Virulenza e letalità

“Non sappiamo quanto la variante indiana, la E484Q, sia più diffusiva, virulenta e cattiva, anche perché ragioniamo in base alla situazione dell'India. Un Paese che conta 1,366 miliardi di persone, tra cui tantissime in situazioni di indigenza, in un contesto di grande popolosità. Tutte connotazioni queste, che rendono difficile fare confronti con l'Europa”, ha spiegato Massimo Galli, infettivologo della Statale di Milano, Ospedale Sacco, secondo il quale tuttavia deve essere considerata pericolosa.

Mutazioni

“Nella variante inglese la mutazione più importante è la N501Y, ed è quella attualmente dominante da noi. Fino a poco tempo fa si sosteneva che fosse solo più diffusiva della precedente di Wuhan. Uno studio recente ha dimostrato una letalità superiore, e un incremento nella capacità di trasmissione che oscilla dal 30 al 50%, e coinvolge anche i bambini e i ragazzi. La variante indiana appena scoperta ha due mutazioni qualificanti: la L425R e la E484Q. Nella seconda cambia l'amminoacido della E484K, che caratterizza la variante brasiliana, sudafricana e nigeriana, che provocano una serie di conseguenze, quindi in linea generale le nuove varianti sono più aggressive e difficili da sradicare.

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