Per raggiungere l’immunità di gregge (garantita da una copertura del 70% della popolazione) che al Cts ipotizzano raggiungibile a fine ottobre 2021, occorrerà dare continuità alla campagna vaccinale anti Covid. E non sarà per nulla facile anche se la Commissione Ue ha acquistato da 6 produttori diversi proprio per garantirsi una diversificazione e coprirsi da eventuali insuccessi di un vaccino. Saggia politica perché i vaccini con problemi e ancora lontani dall’approvazione sono più d’uno. Le difficoltà riscontrate dal vaccino franco britannico SanofiGsk – che non sarà pronto fino alla fine del 2021 ma solo nel 2022 dopo i risultati meno buoni del previsto emersi dai primi studi clinici – non sono un problema eccessivamente grave perché nel piano vaccinale italiano, dove pure sono presenti con ben 40,38 milioni di dosi su 202,57 milioni totali,...

Per raggiungere l’immunità di gregge (garantita da una copertura del 70% della popolazione) che al Cts ipotizzano raggiungibile a fine ottobre 2021, occorrerà dare continuità alla campagna vaccinale anti Covid. E non sarà per nulla facile anche se la Commissione Ue ha acquistato da 6 produttori diversi proprio per garantirsi una diversificazione e coprirsi da eventuali insuccessi di un vaccino. Saggia politica perché i vaccini con problemi e ancora lontani dall’approvazione sono più d’uno. Le difficoltà riscontrate dal vaccino franco britannico SanofiGsk – che non sarà pronto fino alla fine del 2021 ma solo nel 2022 dopo i risultati meno buoni del previsto emersi dai primi studi clinici – non sono un problema eccessivamente grave perché nel piano vaccinale italiano, dove pure sono presenti con ben 40,38 milioni di dosi su 202,57 milioni totali, erano previsti solo nel primo e secondo quadrimestre del 2022, ognuno per 20 milioni e 190mila dosi.

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Molto più delicata per il raggiungimento dell’immunità di gregge la situazione del vaccino AstraZenecaOxfordIrbm che era previsto in 16 milioni e 15mila dosi nel primo quadrimestre del 2021 e in ben 24 milioni e 225mila di dosi nel secondo quadrimestre del prossimo anno: oltre 40 milioni di dosi con le quali vaccinare 20 milioni di persone. Se non arriverà che in estate, o in autunno 2021, è fatale un abbassamento di alcuni mesi degli obbiettivi di copertura. Una prospettiva che fa tremare i polsi agli addetti ai lavori. L’azienda professa ottimismo. "Siamo in dirittura d’arrivo. La settimana scorsa – ha detto ieri Lorenzo Wittum, amministratore delegato di AstraZeneca Italia – abbiamo pubblicato i dati degli studi fase 3 del vaccino su Lancet. Abbiamo sottomesso, nell’ambito del processo di rolling review all’Ema questi dati, si tratta di due pacchetti, di cui l’ultimo inviato martedì. Nell’ipotesi che nei prossimi giorni sia completata la sottomissione regolatoria e che nella seconda quindicina di gennaio ci sia un’approvazione da parte di Ema, saremmo in grado in 24 ore di iniziare la distribuzione tutti gli Stati Ue". Chissà.

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Per ridurre un po’ il danno rispetto a un rinvio quantomeno nel primo quadrimestre del vaccino AstraZeneca sarebbe importante contare sui 2 milioni di dosi di Curevac (ancora non in via di approvazione) previsti tra gennaio e aprile. Per far quadrare i conti del secondo quadrimestre 2021 è invece assolutamente essenziale il contributo Curevac (quasi 5,4 milioni di dosi) e soprattutto la prima massiccia dose del vaccino Johnson & Johnson (che vale per un quarto del pacchetto vaccinale europeo) che dovrebbe dare 14,8 milioni di dosi in vista dell’invio monstre del terzo quadrimestre: 32,3 milioni di dosi.

Il piano vaccinale è appeso a un filo, quello dell’efficacia e dell’approvazione dei vaccini, anche perché la sfortuna ha voluto che i vaccini sui quali l’Europa ha puntato di più – AstraZeneca, Johnson & Johnson e Curevac – sono tutti ancora in fase tre e nessuno sa se e quando verranno approvati dall’Ema. Anche per questo sarebbe importante avere un passo più spedito nella somministrazione del vaccino Pfizer e magari – in vista della campagna di vaccinazione di massa – riconsiderare l’opportunità di utilizzare i 1.200 padiglionigazebo (allo stato solo un bel progetto, ma non sappiamo se saranno pronti entro fine febbraio, un dubbio fondato vista la difficoltà di realizzare qualsiasi struttura in Italia) e optare piuttosto su strutture delle Asl (o altro) già pronte, per cercare di stringere sui tempi.

Altra incognita è il sistema informatico di prenotazione della vaccinazione, gestione della distribuzione e farmacovigilanza, che la struttura del commissario straordinario sta elaborando con Poste ed Eni: Arcuri assicura che sarà pronto in tempo, ma le difficoltà mostrate dall’app Immuni non danno certezze. Tutta da definire anche la questione del personale. Per coprire la vaccinazione del Pfizer servono 2.692 persone, ma visto che non potranno essere assunte prima di metà gennaio, il prossimo mese saranno sostituiti da personale delle Asl. Ma a febbraio, con gli altri vaccini in arrivo, ne serviranno 7.771 e a 12.843 da marzo. Da allora non sono ammessi più ritardi.