Roma, 21 febbraio 2021 - La garanzia delle dosi, le protezioni necessarie e la certezza, nel caso in cui lo studio medico non sia adeguato, di avere comunque spazi consoni per le somministrazioni. Via libera al protocollo d'intesa nazionale tra medici di famiglia, governo e Regioni che definisce la partecipazione dei medici di base alla campagna vaccinale anti-Covid in corso. L'accordo ha ottenuto l'adesione di tutti i sindacati. "Stimiamo che almeno 35mila medici di famiglia in tutta Italia sarebbero pronti ad effettuare le vaccinazioni anti-Covid nei propri studi partendo da subito: ciò, ovviamente, avendo a disposizione le dosi e sulla base di accordi regionali già presenti o che verranno a definiti a breve", spiega il segretario nazionale della Federazione italiana dei medici di medicina generale (Fimmg), Silvestro Scotti.

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I medici di base in Italia iscritti ad organizzazioni di categoria, spiega Scotti, "son circa 43mila, e sono 26mila gli iscritti alla Fimmg. Io ritengo che in virtù dell'intesa nazionale, la totalità dei medici potrà effettuare le vaccinazioni. Una parte, però, dovrà magari effettuarle in luoghi individuati dalle Asl poiché non tutti gli studi medici sono adeguati. Tuttavia, stimiamo appunto che almeno 35mila medici di famiglia sarebbero pronti a partire con le vaccinazioni nei propri studi". Naturalmente, precisa, "dipende molto dalle caratteristiche dei vaccini disponibili, ma con quello AstraZeneca o J&J quando sarà approvato, la vaccinazione in studio sarà concretamente fattibile perché questi vaccini non richiedono la catena del freddo".  Anche per il vaccino di Pfizer comunque, aggiunge Scotti, "si sta lavorando ad una versione per la cui conservazione non saranno richieste temperature particolarmente basse, e ciò permetterebbe un utilizzo anche nello studio del medico di base". Ciò che "ribadiamo - afferma - è che i medici sono pronti a vaccinare già da domani, avendo le dosi. A questo punto è dunque importante che tutte le Regioni firmino accordi territoriali sulla base dell'intesa nazionale. Dieci hanno già firmato intese in tal senso e ora anche le altre Regioni devono fare presto". 
E' dunque previsto che sia data ai medici la garanzia di poter disporre delle dosi necessarie prima di vaccinare i pazienti, "e anche di disporre della dose per il richiamo". Inoltre, "se lo studio del medico non è adeguato, saranno le Asl a individuare spazi consoni per le vaccinazioni come i centri vaccinali, ma ciò dipenderà appunto dai modelli organizzativi regionali", conclude Scotti.

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Il Protocollo d'intesa, si legge nel documento, "definisce la cornice nazionale e le modalità per il coinvolgimento dei medici di medicina generale nella campagna di vaccinazione nazionale anti COVID-19, che dovranno essere successivamente declinate a livello regionale". Viene condivisa la "necessità che nell'ambito degli accordi a livello regionale sia individuata, sulla base delle indicazioni e delle priorità definite dal Piano strategico vaccinale, la platea dei soggetti da sottoporre a vaccinazione da parte dei medici di medicina generale, in relazione alla fascia di età, alle patologie, alle situazioni di cronicità, alla effettiva disponibilità di vaccini, nonché le modalità logistiche/organizzative per la conservazione e la somministrazione del vaccino". L'intesa prevede inoltre che "l'approvvigionamento delle dosi di vaccino per ciascun medico di medicina generale dovrà avvenire in tempi certi e in quantità tali da consentire ad ogni medico la possibilità di garantire ai propri assistiti le somministrazioni del vaccino, coerentemente alle diverse fasi della campagna vaccinale ed ai relativi target di riferimento". Il protocollo indica altresì che "laddove i profili organizzativi e logistici della vaccinazione anti Covid-19 da effettuarsi da parte dei medici di medicina generale non consentissero la vaccinazione presso gli studi, anche relativamente alla assenza di personale amministrativo e infermieristico, è previsto l'intervento professionale dei medici di medicina generale presso i locali delle aziende sanitarie (centri vaccinali) a supporto o presso il domicilio del paziente, da regolarsi negli accordi regionali".