La trattativa è serrata, l’obiettivo è chiudere entro mercoledì, se non addirittura domani sera. Il Cts ieri, incontrando il premier Conte, è stato chiaro: bisogna ridurre la mobilità durante le feste, pena una terza ondata che i tecnici dell’Iss annunciano potrebbe essere "molto dolorosa". Oggi si discuterà al ministero della Salute del parere formale e motivato che è stato chiesto ieri al Cts, poi ci sarà un nuovo incontro a palazzo Chigi con i capidelegazione di maggioranza e i ministri direttamente coinvolti e quindi si arriverà entro domani a un incontro con le Regioni e le Province autonome e a un altra riunione di maggioranza dopo...

La trattativa è serrata, l’obiettivo è chiudere entro mercoledì, se non addirittura domani sera. Il Cts ieri, incontrando il premier Conte, è stato chiaro: bisogna ridurre la mobilità durante le feste, pena una terza ondata che i tecnici dell’Iss annunciano potrebbe essere "molto dolorosa". Oggi si discuterà al ministero della Salute del parere formale e motivato che è stato chiesto ieri al Cts, poi ci sarà un nuovo incontro a palazzo Chigi con i capidelegazione di maggioranza e i ministri direttamente coinvolti e quindi si arriverà entro domani a un incontro con le Regioni e le Province autonome e a un altra riunione di maggioranza dopo la quale il governo, maturata una linea e una bozza di testo di massima, sentirà l’opposizione. A quel punto, sciolti gli ultimi dubbi, scatterà l’ora delle scelte.

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A ieri l’orientamento prevalente (ma non esclusivo) del governo sarebbe quello di non fare ricorso a zone rosse ma a zone arancioni, con blocco della mobilità nei confini comunali, mitigato da una eccezione per comuni limitrofi sotto i 5 mila abitanti (o in alternativa, alla facoltà di muoversi entro un raggio di 20-30 chilometri dal proprio domicilio o residenza). I ministri Speranza e Boccia preferirebbero un blocco unico ‘"alla tedesca", dal 24 dicembre al 1° gennaio compreso (9 giorni) o addirittura fino al 6 gennaio (14 giorni). Ma è abbastanza difficile che una misura così estrema e lunga, specialmente la seconda, passi, anche se fosse in effetti un innalzamento a zona arancione e non rossa, quindi con i negozi aperti, per i clienti che risiedono in quel comune. Più probabile che si scelga la linea, cara a Palazzo Chigi ma anche al Viminale, di un blocco dal 24 al 27 dicembre, dal 31 dicembre al 3 gennaio e poi il 5 e 6 gennaio (10 giorni totali), sempre come zona arancione.

Resterebbero in ogni caso confermate le misure quadro del Dpcm del 3 dicembre e quindi l’inviolabilità dei confini regionali dal 21 dicembre al 6 gennaio, fatte salve le necessità di lavoro, sanitarie o le urgenze e il diritto di rientrare al proprio domicilio o residenza. E fatta salva la deroga per i piccoli comuni confinanti, sui quali anche gli esperti del Cts hanno dato sostanziale ok.

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A premere sul governo sono praticamente tutti i tecnici e gli esponenti dell’area rigorista. "A mio avviso – osserva il ministro degli Affari Regionali Francesco Boccia – è necessario restringere di più, ma deve essere una decisione basata sulla scienza e condivisa. Se ci saranno ulteriori restrizioni, saranno per le festività e riguarderanno un periodo limitato. La terza ondata è sicura, e non possiamo permetterci di affrontarla con gli ospedali appesantiti". Con lui il ministro della Salute Roberto Speranza. "La mia opinione – dice al Tg 3 – è che le nuove misure ci possono aiutare soprattutto nelle settimane delle vacanze natalizie ad evitare una forte ripresa dei contagi. Stiamo ragionando sulle due settimane delle vacanze di Natale: quello è il periodo più complicato. Ascolteremo con attenzione i nostri scienziati e l’auspicio è che in poco tempo si possano assumere ulteriori misure in grado di scongiurare una terza ondata".