Massimo Galli
Massimo Galli

Roma, 29 marzo 2021 - "Affermazioni tipo che le scuole non sono elemento di disturbo e di pericolo, in base ai dati che vedo io, mi sembrano azzardate". Si guarda già alla ripartenza dopo Pasqua. E il direttore della clinica di Malattie Infettive dell'ospedale Sacco di Milano, Massimo Galli, ha fatto il punto sulle scuole, che, "purtroppo - ha dichiarato - sono un elemento (di pericolo, ndr), specie in presenza di varianti che incidono anche su bambini e ragazzi". In linea generale, è entrato nei dettagli, "per i bambini e i ragazzi che sono a scuola senza mascherina il pericolo sta nel prima e nel dopo della scuola. Nel trasporto pubblico prima, e poi non c'è giardinetto pubblico dove sulle panchine non si vedono gruppetti di ragazzi a grappolo, spesso senza mascherina". Queste, ha aggiunto, "sono situazioni che alimentano il diffondere dell'epidemia. Bisogna essere consapevoli e intervenire su questo nelle maniere lievi in modo da non esser sempre prescrittivi con i ragazzi. Serve qualche programma che cerchi di sviluppare la responsabilità forse andrebbe più intensivamente sviluppato". 

A tal proposito, sui test salivari "sono d'accordo", ha dichiarato Galli, "e sto provando a sviluppare idee per un'apertura che ci consenta di essere in sicurezza. Dichiariamo onestamente che il problema ha anche implicazioni negative, ma intanto, siccome la scuola e la scuola in presenza sono beni primari, individuiamo strumenti adeguati" a consentirle. "Mi auguro - ha proseguito - che i test salivari a tappeto possano rappresentare un elemento di protezione importante. Tamponare tutti i bambini è invasivo e traumatico, ma test salivari con conferma dal tampone eventualmente è un'altra cosa".

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Il punto, ha ricalcato il direttore, resta "vaccinare, vaccinare, vaccinare", anche se "fino a 16 anni non possiamo farlo". Ma, cambiando target, "vaccinarsi per coloro che operano nell'ambito della sanità è un atto dovuto, non ho dubbi, senza se e senza ma", ha sostenuto con forza Galli. "Non si è obbligati a fare questo tipo di lavoro - ha dichiarato l'esperto a SkyTg24 -, se lo vuoi fare devi garantire la sicurezza dei tuoi pazienti e non ti puoi esimere da determinate pratiche". E in merito alla sospensione dello stipendio al personale sanitario che rifiuta il vaccino, Galli ha detto di "essere felice che non competa a me prendere decisioni del genere". Ma, ha ribadito, "è inaccetabile che chi fa questo lavoro rifiuti il vaccino, è un insulto alla scienza, alla logica ed è eticamente sbagliato. E questo vale anche per il vaccino antinfluenzale come quello contro il morbillo".

Galli ha poi descritto l'andamento dell'epidemia da Coronavirus in Italia (qui l'ultimo bollettino): "La netta impressione - ha chiarito - è che siamo ancora in una situazione in cui gli ospedali stanno rientrando in quella fase in cui non si va chiaramente né su né giù, una condizione che merita tutta l'attenzione del caso. C'è da dire che speriamo davvero di poter consolidare nell'arco della settimana le tendenze determinate dalle ultime restrizioni (qui le regole giorno per giorno) e dall'aumento delle vaccinazioni". E ha poi sottolineato l'importanza, riguardo alla circolazione del virus, del''l'effetto delle varianti che possono causare reinfezioni". Il diretto ha concluso chiarendo che "il passaporto vaccinale è un atto incentivante. È una modalità che consentirà di aprire esercizi che dovrebbero invece aspettare che l'utenza sia coinvolgibile. Tutti i vaccinati potranno permettere che si ritorni a una vita più vicina alla normalità".

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Crisanti: "Chi ha avuto Covid protetto per 10 mesi"

"Chi si è ammalato di Covid è protetto almeno per una decina di mesi. Quindi chi ha avuto l'infezione non deve avere l'ansia di vaccinarsi immediatamente. Può tranquillamente aspettare". Lo ha spiegato il virologo Andrea Crisanti ad 'Agorà' su Rai3, anticipando i risultati del suo ultimo studio, in pubblicazione, sull'immunità post-Covid. Una ricerca condotta sugli abitanti di Vo' Euganeo, centro veneto divenuto ormai un laboratorio a cielo aperto per le ricerche sul Coronavirus pandemico.  "Ovviamente - ha sottolineato il direttore del Laboratorio di Microbiologia e Virologia dell'Azienda ospedaliera di Padova e docente di Microbiologia dell'ateneo cittadino - non siamo oggi nella situazione di fare il test anticorpale a tutti prima della vaccinazione, perché non abbiamo le risorse e, inoltre, questo rallenterebbe in maniera drammatica tutto il processo di vaccinazione. Quindi penso che sia giusto seguire la raccomandazione: facciamo il vaccino a tutti". Ma "chi ha avuto l'infezione recentemente aspetti dai 3 ai 6 mesi a seconda dei protocolli nazionali", ha aggiunto Crisanti, precisando che il suo studio ha evidenziato che alcune persone "possono essere protette anche con livelli bassi di anticorpi". La protezione, quindi , "non dipende dal livello degli anticorpi".