Bruxelles, 1 aprile 2021 - L'Italia è sempre colorata di rosso scuro, la fascia di massimo allarme per la pandemia da Covid-19. Stando alla nuova mappa epidemiologica dell'Ecdc (il centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, nel nostro Paese restano 7 le regioni e 2 le province autonome in rosso scuro, ma cambia l'elenco (qui il monitoraggio della scorsa settimana): e infatti a colorarsi di rosso scuro questa settimana sono la Valle D'Aosta e la Puglia che quindi si vanno ad aggiungere a Friuli Venezia Giulia, Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna, Marche. Sempre in rosso scuro le province autonome di Trento e Bolzano. Mentre la Campania, che la scorsa settimana era in rosso scuro torna rossa, secondo la cartina diffusa via social. Solo la Sardegna resta salda in arancione, colore che contraddistingue un livello un po'più basso di rischio. Il resto dell'Italia è rossa.
Le zone rosso scuro hanno tutte un'incidenza di oltre 500 casi di Covid per 100 mila abitanti negli ultimi 14 giorni.

Come va nel resto d'Europa

Sono alto rischio Covid - quindi in rosso scuro - otto regioni della Francia orientale: in una settimana l'Esagono ha raddoppiato le zone in allerta, mentre per ora a mantenere il rosso 'semplice' sono la Bretagna, i Paesi della Loira, la Nuova Aquitania, l'Occitania e la Corsica. 
L'aumento di casi preoccupa anche il Benelux, con l'intero Granducato di Lussemburgo e la Vallonia (Belgio francofono) da oggi colorate di rosso scuro. Un peggioramento che ha colpito anche tre province olandesi. Si colorano di rosso scuro anche tutta l'Ungheria, la Repubblica Ceca, la Bulgaria e quasi l'intero territorio della Svezia. Alto rischio Covid viene inoltre evidenziato per gran parte dell'Austria, della Croazia e della Polonia. 

Vaccinazioni in ritardo per anziani e fragili

La campagna vaccinale continua a lasciare indietro la protezione di anziani e fragili: in Italia (dati della Fondazione Gimbe) degli over 80 il 28,3% ha completato il ciclo vaccinale e il 27,4% ha ricevuto solo la prima dose, ancora ai nastri di partenza la fascia 70-79 anni e nessun dato disponibile sui fragili.
Il ritardo nella protezione delle classi d'età più fragili emerge anche dal monitoraggio dell'Ecdc: l'Italia è in ritardo rispetto ad altri Paesi europei, in particolare per la fascia 70-79 anni, dove si colloca a fondo classifica. "Se i vaccini rappresentano la via maestra per uscire gradualmente dalla pandemia - dice Cartabellotta della Gimbe - è bene ribadire l'inderogabile necessità di proteggere in maniera prioritaria le persone fragili, più' a rischio di sviluppare forme severe di Covid-19 che richiedono assistenza ospedaliera".