Il 25 ottobre lo aveva detto: "A dicembre rischiamo cento morti al giorno". Eccoli lì: 103 (non accadeva dall’8 giugno). Dato di ieri, in un bollettino carico di segnali da soppesare con 15.085 nuovi contagi e un tasso di positività al 2,6% (+0,9%). Il professor Carlo La Vecchia, epidemiologo della Statale di Milano, riaccende il computer, guarda i numeri di giornata e sbotta: "Per fortuna la media dei decessi a sette giorni è ancora a 74, ma a Natale, di questo passo, i 100 morti al giorno diventeranno media settimanale, se il Paese non si dà una mossa...

Il 25 ottobre lo aveva detto: "A dicembre rischiamo cento morti al giorno". Eccoli lì: 103 (non accadeva dall’8 giugno). Dato di ieri, in un bollettino carico di segnali da soppesare con 15.085 nuovi contagi e un tasso di positività al 2,6% (+0,9%). Il professor Carlo La Vecchia, epidemiologo della Statale di Milano, riaccende il computer, guarda i numeri di giornata e sbotta: "Per fortuna la media dei decessi a sette giorni è ancora a 74, ma a Natale, di questo passo, i 100 morti al giorno diventeranno media settimanale, se il Paese non si dà una mossa con le terze dosi". Chiaro. Nitido. Secondo la Fiaso (Federazione italiana aziende sanitarie e ospedaliere), i pazienti non vaccinati aumentano del 17% nelle terapie intensive. Al contrario, proprio nei reparti dove la sopravvivenza è in bilico, i pazienti vaccinati diminuiscono del 10%.

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Dicembre è il mese della svolta. "Dipende tutto da come lo impegniamo – continua La Vecchia –. L’esperienza di Israele, dove già in estate si era visto che i sieri a mRna a tre mesi dal completamento del ciclo perdevano efficacia rispetto al rischio di contagio, avrebbe dovuto suggerire più coraggio". Invece si è perso tempo. "È stato un errore chiudere gli hub – spiega l’epidemiologo –, ora è una corsa vera e propria, ma 460mila vaccinazioni al giorno – numero in sé non disprezzabile – potrebbero esser insufficienti: 600mila inoculazioni ogni 24 ore sarebbe il target ottimale. A patto però che siano gli over 60 a vaccinarsi prioritariamente. Bisogna trascinarli a fare la terza dose". Serve una mobilitazione intergenerazionale. "Solo così i più fragili si salveranno. Ce lo dice ancora una volta il caso di Israele, dove a 65 giorni dalla terza dose la copertura rispetto ai contagi è in risalita fino all’85% – osserva il prof –. Chi conosce persone anziane le porti a fare il booster subito. Altrimenti a fine anno i numeri italiani saliranno".

Perché è chiaro che a morire saranno i non vaccinati (soprattutto) e in misura minore (ma non residuale) i vaccinati fragili e con comorbilità che non accedono in tempo al richiamo. Un rischio evidente con le prenotazioni fino a gennaio velocemente saturate dagli under 40 più svegli e reattivi. Per l’Italia, secondo La Vecchia, si aprono a questo punto due scenari dipendenti quasi esclusivamente da livelli e priorità di inoculazione. "Se tutto va per il meglio potremmo restare attorno a numeri britannici, con non più di 30-40mila contagi giornalieri e massimo 100-120 morti medi nelle 24 ore. L’alternativa – paventa – è finire come la Germania. Fatta la tara sui numeri delle rispettive popolazioni e sul fatto che la vaccinazione in Germania è ancora in ritardo, equivarrebbe a 200-250 morti al giorno all’inizio del 2022: dobbiamo evitarlo, con azioni mirate".