Il Natale in dimensione Covid, così come l’ha definito il presidente del Consiglio superiore di sanità, Franco Locatelli, è alle porte. Tra regole e raccomandazioni di comportamento il Governo sta utilizzando la stessa modalità di comunicazione dei mesi precedenti – non si comprende se frutto di una strategia oppure no – che determina la diffusione mediatica di una serie di proposte, che potrebbero trasformarsi in direttive ed ordinanze e sulle quali si apre un dibattito pubblico, prima che una parte di queste diventino leggi. Pertanto in questi ultimi giorni sono fioccate varie ipotesi sui comportamenti che gli...

Il Natale in dimensione Covid, così come l’ha definito il presidente del Consiglio superiore di sanità, Franco Locatelli, è alle porte. Tra regole e raccomandazioni di comportamento il Governo sta utilizzando la stessa modalità di comunicazione dei mesi precedenti – non si comprende se frutto di una strategia oppure no – che determina la diffusione mediatica di una serie di proposte, che potrebbero trasformarsi in direttive ed ordinanze e sulle quali si apre un dibattito pubblico, prima che una parte di queste diventino leggi.

Pertanto in questi ultimi giorni sono fioccate varie ipotesi sui comportamenti che gli italiani dovrebbero rispettare durante le festività e sui termini di riapertura delle scuole. In attesa dunque di nuovi dpcm si è chiesto agli italiani quale fosse l’opinione in merito. È da notare che dal sondaggio emerge una sorta di duplicità dei giudizi, cioè se la preoccupazione di poter essere contagiato è ancora molta alta, coinvolge il 62% degli italiani, al contempo però non risultano pienamente accettate le ipotesi in campo. Questo sentimento però sembra essere principalmente generato dal non comprendere il legame esistente tra alcune restrizioni ed una diminuzione del rischio di contagio. Quindi ciò che viene messo in discussione non è il sacrificio personale nel rispettare una limitazione ma la sensazione di non percepire un beneficio nel momento in cui si mettono in atto alcuni comportamenti restrittivi.

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Per esempio l’ipotesi di anticipare la messa della mezzanotte di Natale alle 22 vede contrario il 58% della popolazione, però il dato fondamentale è che al contempo il 67% non ne comprende il vantaggio in termini di rischio sanitario se la celebrazione comunque si officia. Anche sul cenone di Natale i cittadini hanno molti dubbi, il 64% afferma che non ci dovrebbero essere restrizioni per una tradizione come questa e che spetta solo ai partecipanti la valutazione del rischio e non ad una legge dello Stato.

Per quanto riguarda la possibilità dello shopping natalizio ugualmente gli italiani sono per l’apertura di tutti i negozi (58%) e quindi per ripetere la tradizione del dono sotto l’Albero pur in presenza del virus. Maggiore condivisione con quelle che dovrebbero essere le regole dettate dal governo si registra invece nell’ipotesi di vietare l’utilizzo delle piste sciistiche. In questo caso il 52% della popolazione concorda con questo eventuale provvedimento, ma in realtà il dato fondamentale è che il 56% vieterebbe per tutti la mobilità legata esclusivamente alla vacanza ludica, invece il 60% non vorrebbe limitazioni per i ricongiungimenti familiari durante le feste.

Infine il capitolo didattica. Il 68% pensa che sia meglio riaprire le scuole il 7 gennaio che non a metà dicembre. Prevale la contrarietà per l’ipotesi dell’apertura domenicale degli istituti scolastici: solo il 27% degli italiani è favorevole a questa scelta. Il Natale in dimensione Covid è vicino. Gli italiani attendono informazioni certe.

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*Direttore Noto Sondaggi