Giuseppe Remuzzi
Giuseppe Remuzzi
"Ora i medici di base hanno a disposizione un protocollo per curare il Covid a domicilio. Sta a loro decidere se applicarlo o meno. Il vantaggio è enorme per il paziente, le strutture ospedaliere e il servizio sanitario nazionale". Il capolavoro di Giuseppe Remuzzi, 71 anni compiuti il giorno di Pasqua, pluridecorato direttore dell’Istituto farmacologico Mario Negri di Milano, è al vaglio della comunità scientifica. Un documento nato dall’intuizione del professor Fredy Suter, primario infettivologo a Bergamo, reso noto nelle linee generali a fine novembre, ampliato e infine pubblicato in forma di relazione preliminare. Vaccini Italia, Figliuolo: "Domani un milione e mezzo di dosi Pfizer" Qual è l’elemento principale del report? "Il fattore tempo. A differenza degli altri vademecum, il...

"Ora i medici di base hanno a disposizione un protocollo per curare il Covid a domicilio. Sta a loro decidere se applicarlo o meno. Il vantaggio è enorme per il paziente, le strutture ospedaliere e il servizio sanitario nazionale". Il capolavoro di Giuseppe Remuzzi, 71 anni compiuti il giorno di Pasqua, pluridecorato direttore dell’Istituto farmacologico Mario Negri di Milano, è al vaglio della comunità scientifica. Un documento nato dall’intuizione del professor Fredy Suter, primario infettivologo a Bergamo, reso noto nelle linee generali a fine novembre, ampliato e infine pubblicato in forma di relazione preliminare.

Vaccini Italia, Figliuolo: "Domani un milione e mezzo di dosi Pfizer"

Qual è l’elemento principale del report?

"Il fattore tempo. A differenza degli altri vademecum, il nostro non aspetta l’esito del tampone. Agisce ai primi sintomi riconducibili al Covid. E cioè: tosse, febbre, stanchezza, dolori muscolari, mal di gola, nausea, vomito, diarrea. Davanti a questi riscontri, una cura precoce scongiura il rischio di polmonite interstiziale".

Come ci siete arrivati?

"Eravamo subissati di telefonate, i colleghi e i malati domandavano: che facciamo? E così Suter ha cominciato a visitare i pazienti casa per casa, intervenendo prima del tampone".

Che terapia è?

"La stessa messa in campo per qualunque infezione delle alte vie respiratorie: antinfiammatori tipo Aspirina o Aulin in alternativa. Niente tachipirina: il paracetamolo non inibisce l’enzima che scatena l’infiammazione".

Basta questo?

"Il miglioramento è immediato. Dopo 8-10 giorni si fa l’esame del sangue per controllare gli indici di infiammazione, la coagulazione e la funzione renale".

Se malgrado ciò la situazione si aggrava?

"Si ricorre a cortisone, eparina, antibiotico, ossigeno. A seconda dei casi".

Che risultati avete ottenuto?

"Lo studio è stato retrospettivo, non c’era tempo per una sperimentazione standard. Abbiamo confrontato due gruppi omogenei di 90 pazienti. Nel primo, trattato immediatamente con gli antinfiammatori, ci sono stati solo due ricoveri, peraltro dovuti ad altre cause. Nel secondo gruppo, trattato con il sistema tradizionale della cosiddetta vigile attesa, i ricoveri sono saliti a tredici".

Dati impressionanti.

"Per questo li abbiamo resi noti, pur in assenza di una pubblicazione valutata ufficialmente tra pari. Fatta dal direttore del Mario Negri è un’affermazione quasi temeraria, ma l’esperienza clinica è determinante nell’emergenza".

Possibile che la soluzione siano farmaci che tutti tengono nel cassetto?

"Capita. Attenzione però, niente fai da te. Il medico di famiglia torna protagonista nella terapia in raccordo con i colleghi ospedalieri. Ma non sono ammessi ritardi nelle visite a domicilio: il virus si moltiplica in 6-8 giorni, la tempestività è la chiave".

Professore, lei è stato vaccinato?

"Sì, fra i primi con Pfizer. Per l’età e per il lavoro che faccio".

Le fiale arrivano a singhiozzo: è meglio utilizzare come prima dose tutte quelle disponibili?

"Penso di sì, penso che sia meglio inoculare il siero a più persone possibile. Nuovi studi dicono che è possibile fare il richiamo dopo due-tre mesi. È bene spiegare che quando si parla di minor copertura ci si riferisce alla forma grave del Covid: la protezione resta alta anche rispetto alle varianti".

Molti continuano ad avere dubbi sul vaccino AstraZeneca: è un errore?

"I vaccini sono l’antidoto alla pandemia: è una certezza. Poi ci sono gradi di probabilità che vanno esaminati".

Si riferisce alle trombosi?

"Non a quelle polmonari. Ma ritengo verosimile che una eventuale trombosi cerebrale possa avere un nesso di causa con il vaccino. Lo scienziato deve dire la verità senza essere allarmista. Deve spiegare che si tratta di casi rarissimi e deve considerare che la fascia di donne tra i 20 e i 50 anni venga protetta da questo rischio. La decisione su come agire va presa da medici e politici assieme".

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