Roma, 30 ottobre 2020 - "Oggi censiamo un Rt a livello nazionale ancora in crescita, anche se è della settimana e quindi non tiene conto delle nuove misure. Rt viaggia intorno a 1.7". A fare il quadro sull'evoluzione del Covid19 in Italia è il presidente dell'Istituto superiore di sanità Silvio Brusaferro, che parla chiaro: "La situazione è grave nel territorio nazionale, con criticità importanti in alcune Regioni" e questo fa sì che "non sia facile consentire il tracciamento".

Lasciando parlare i numeri, "ci sono 280 casi per 100 mila abitanti", ha spiegato il presidente dell'Iss, e "le fasce di età piu colpite sono quelle giovanili, ma anche quelle più anziane cominciano ad essere colpite". Nelle ultime settimane è "in lieve crescita" l'età media dei contagiati con i decessi "superiore agli 80 anni". Sotto all'1% la quota di decessi sotto i 50 anni. Brusaferro ha poi sottolineato che c'è "in tutte le Regioni un quadro in peggioramento" con il delinearsi di uno "scenario 4" e "11 Regioni sono già nello scenario 4". Il presidente ha poi sottolineato che c'è anche una tendenza "alla crescita nella occupazione dei posti letto in terapia intensiva". "L'obiettivo che noi abbiamo - ha spiegato - è di garantire tutti i bisogni assistenziali".

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Ma la seconda ondata di Coronavirus non sta pesando solo sul nostro territorio. "L'epidemia sta correndo in tutti i Paesi europei", ha continuato Brusaferro. "Anche la Germania ha aree dopo l'epidemia sta crescendo". "Non c'è una bacchetta magica ma un monitoraggio stretto, continuo, che permette di confezionare la ricetta settimana per settimana" e "gli effetti del nuovo Dpcm li vedremo entro la fine della prossima settimana, entro i famosi 15-20 giorni", ha sottolineato. "Questi dati - ha proseguito - vengono condivisi e analizzati dalle Regioni che valuteranno se innestare con ulteriori misure locali". In ogni caso, per "contrastare la curva - ha concluso il presidente -, accanto ai provvedimenti presi, dobbiamo lavorare tutti noi per ridurre le aggregazioni". 

Locatelli: "Priorità scuole aperte"

A intervenire in conferenza stampa anche il professore Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di Sanità. "Nei mesi scorsi si andavano ad analizzare i tamponi dei soggetti sintomatici, ora per il 70% analizziamo i tamponi di persone paucisintomatiche o asintomatici. Questo spiega perchè si è passati dall'avere 78 anni ai 50 anni la mediana dell'età delle persone contagiate. La metafora usata prima dal professore Brusaferro è calzante: toccavamo la punta dell'iceberg, ora vediamo la parte inferiore". Vista la situazione, "bene quindi, come indica il commissario Arcuri, che dai prossimi giorni saremo in grado di fare anche altri 150mila test antigenici rapidi al giorno - ha proseguito Locatelli -. L'elemento fondante del modello di gestione in questa fase diventerà quindi: tanto più riusciremo a curare e mantenere le persone a casa, evitando un sovraccarico nei reparti di degenza ordinaria sia nelle terapie intensive, meglio riusciremo a garantire la gestione ottimale dei malati e del funzionamento dei reparti ospedalieri anche per le altre patologie".

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Rispetto al tema caldo della scuola, "provo ad esprimermi su ciò che è stato già condiviso anche dal professor Brusaferro: chiudere le scuole già ai primi di marzo è stato molto difficile, lo sforzo che verrà fatto per tenerle aperte ora sarà supremo - ha aggiunto Locatelli -. Potranno esserci situazioni territoriali peculiari, l'atteggiamento però deve essere pragmatico, cercando di tutelare le scuole e la salute il più possibile. La scuola, rispetto a quanto abbiamo visto dai dati finora, si mantiene su valori non allarmanti, anzi contenuti. Ma ciò che va anche considerato è l'entrata e l'uscita dalla scuola, il modo in cui la raggiungiamo e ce ne allontaniamo. La settimana scorsa avevamo un dato sulla scuola che era di poco superiore al 3% dei contagi in ambito scolastico". 

Nella situazione attuale, ha proseguito Locatelli, è "cruciale il ruolo dei medici di medicina generale per garantire la gestione ottimale dei malati" Covid. "Sono al centro di questo percorso assistenziale e a loro va il ringraziamento". Il professore ha sottolineato l'importanza delle dotazioni da fornire ai medici di base, come i saturimetri "straordinariamente utili per considerare la compromissione respiratoria anche all'inizio, con bassi livelli di saturazione dell'ossigeno. Stiamo discutendo in queste ore di dotare i medici di medicina generale e quindi i soggetti infettati di saturimetri, evitando situazioni critiche dei pazienti e pertanto anche l'affanno delle strutture di pronto soccorso degli ospedali". "Lo sforzo che è stato già discusso - ha continuato - e che verrà messo in campo è quello di dotare quanto più possibile le famiglie di questi strumenti, che rappresentaranno in questa fase, passatemi il paragone, una sorta di equivalente del termometro, per riuscire a gestire a domicilio in sicurezza i soggetti infettati ed eviotare che vadano a sovraccaricare i Pornto Soccorso o altre strutture sanitarie".