La vaccinazione degli anziani (Ansa)
La vaccinazione degli anziani (Ansa)
Avremmo potuto salvare almeno 6.400 vite in più. Se avessimo scelto di vaccinare fin da subito gli over 80 – almeno con una dose e senza dare priorità ad altre categorie – il tasso di letalità si sarebbe bruscamente abbassato. "Secondo le nostre stime e considerando l’andamento delle infezioni, da metà gennaio, cioè da quando le prime vaccinazioni di fine dicembre 2020 hanno cominciato ad avere effetto, a oggi – spiega il ricercatore Matteo Villa sul sito dell’Ispi – le vaccinazioni in Italia dovrebbero aver salvato circa 2.500 vite. Ma se avessimo vaccinato sin da subito la popolazione anziana e fragile, il numero di vite salvate a oggi sarebbe stato probabilmente intorno alle 8.900". Questo significa, statistiche alla mano, che le scelte sbagliate del governo e dell’Europa,...

Avremmo potuto salvare almeno 6.400 vite in più. Se avessimo scelto di vaccinare fin da subito gli over 80 – almeno con una dose e senza dare priorità ad altre categorie – il tasso di letalità si sarebbe bruscamente abbassato. "Secondo le nostre stime e considerando l’andamento delle infezioni, da metà gennaio, cioè da quando le prime vaccinazioni di fine dicembre 2020 hanno cominciato ad avere effetto, a oggi – spiega il ricercatore Matteo Villa sul sito dell’Ispi – le vaccinazioni in Italia dovrebbero aver salvato circa 2.500 vite. Ma se avessimo vaccinato sin da subito la popolazione anziana e fragile, il numero di vite salvate a oggi sarebbe stato probabilmente intorno alle 8.900". Questo significa, statistiche alla mano, che le scelte sbagliate del governo e dell’Europa, che non è stata in grado di fornire abbastanza vaccini a tutti gli Stati membri, hanno portato a 6.400 decessi in più. "Un numero – fa notare Villa – che continuerà a crescere nelle prossime settimane e mesi".

Le pagelle dei vaccini

Non a caso l’Unione europea aveva fissato un obiettivo: entro il 31 marzo, almeno l’80% degli over 80 avrebbe dovuto essere vaccinato con almeno una dose. Una strategia che non era stata scelta per capriccio, ma per ridurre il più velocemente possibile il tasso di letalità, visto che il Covid-19 miete più vittime percentualmente proprio tra gli anziani. L’Italia il 31 marzo aveva protetto con un’iniezione appena il 57% degli over 80. Solo cinque Stati avevano tagliato in tempo il traguardo, ovvero Malta, Irlanda, Svezia, Finlandia e Portogallo. La Germania si era fermata al 72%, mentre la Francia aveva ottenuto il nostro stesso identico risultato.

A confermare che sarebbe necessario un cambio di passo immediato è anche uno studio preliminare (quindi non sottoposto a revisione dei pari) condotto da un gruppo di ricerca multidisciplinare composto da scienziati del Bambin Gesù, del centro ricerca Enrico Fermi e delle università Tor Vergata, Roma Tre e Padova. L’analisi ha preso in esame quante vite avremmo potuto salvare dal 24 febbraio al 14 aprile, se avessimo deciso di vaccinare almeno con una dose il più alto numero possibile di over 80, dilazionando al massimo il richiamo.

In pratica cosa sarebbe successo se l’Italia avesse adottato il modello inglese, dato che dopo la prima iniezione l’efficacia dei vaccini a mRna si aggira attorno all’80%. La ricerca prende in considerazione tre scenari: il primo prevede una distribuzione giornaliera di dosi pari a 400mila, il secondo 600mila, il terzo 800mila. Nella migliore delle ipotesi, avremmo potuto salvare 1.397 vite, facendo flettere la letalità del 19,8%. Si tratta di 200 persone a settimana nel periodo di osservazione. Nel caso peggiore (400mila over 80 vaccinati a settimana, con richiamo dopo 11 settimane), 896 persone sarebbero ancora in grado di regalare sorrisi a parenti e amici. "I nostri dati – spiega l’équipe – ci portano a suggerire di dare priorità a una prima dose di vaccino per gli anziani, finché lo forniture non saranno adeguate".

Tutti questi numeri spiegano come mai la mortalità e la letalità del virus restino così alte e quasi ogni giorno in Italia si registrino 400 morti (qui il bollettino dell'11 aprile). Tra il primo marzo e il 7 aprile, i decessi settimanali ogni 100mila abitanti legati al Covid nel nostro Paese sono stati 45. Peggio di noi ha fatto solo la Polonia (58). La Francia si è fermata a 32 e la Germania a 16. "A fine febbraio – conclude Matteo Villa dell’Ispi - avevamo somministrato la prima dose di vaccino solo al 6% delle persone ultraottantenni, mentre Parigi e Berlino erano al 22% e 23%: quasi il quadruplo. E oggi, a inizio aprile, abbiamo recuperato sugli over 80, ma restiamo molto indietro sulla fascia di età 70-79 anni". Parigi ha già protetto quasi il 50% di loro, mentre Roma è ferma al 16,9%. E così il bilancio delle vite che avremmo potuto salvare rischia tristemente di aumentare ancora di più.