Ospedale attrezzato per l'emergenza Coronavirus (Ansa)
Ospedale attrezzato per l'emergenza Coronavirus (Ansa)

1 - Avremo guanti e mascherine per tutti?

Ventilatori polmonari, mascherine, guanti, dispositivi per le terapie intensive. Sono queste le priorità logistiche per questa e per l’eventuale ’fase due’ dell’emergenza, ovvero la netta riduzione della curva dei contagi. In Italia servono 90 milioni di mascherine al mese, ha dichiarato il capo della protezione Civile Angelo Borrelli. Il 26 marzo, ha annunciato il commissario straordinario Domenico Arcuri, un consorzio di produttori italiani ha iniziato a produrre le mascherine con l’obiettivo di «dotare il nostro sistema e il nostro Paese delle munizioni che ci servono per contrastare questa guerra ed evitare la nostra totale dipendenza dalle esportazioni. Entro due mesi copriranno la metà del nostro fabbisogno». Per l’autunno si conta di arrivare a 60-70 milioni di mascherine al mese. La produzione rimarrà alta per almeno sei mesi in modo da creare uno ’stock’ di riserva. Per i ventilatori il governo ha autorizzato una spesa di 185 milioni di euro per l’anno in corso, «al fine di acquistare 5.000 impianti di ventilazione assistita e i relativi materiali indispensabili per il funzionamento dei ventilatori stessi».

2 - Entro Natale sarà pronto un vaccino?

Il vaccino sarà l’arma decisiva contro il Coronavirus, e molte aziende biotech e gruppi di ricercatori sono già al lavoro. Una volta avuta la sequenza genetica del virus – che è disponibile dallo scorso 7 gennaio – si possono realizzare vaccini anche poche settimane, ma vanno testati prima in laboratorio, su modelli animali. Dopo parte la sperimentazione clinica con somministrazione a gruppi sempre più grandi di volontari (fasi 1, 2 e 3) per una durata complessiva di almeno 8-12 mesi. Teoricamente potremo avere un vaccino prima di Natale, più probabilmente a primavera, poi andranno vaccinate milioni di persone. E anche questo richiederà mesi.

3 - I  tamponi resteranno decisivi?

La ’seconda ondata’ – o anche la terza, come fu per la Spagnola del 1918/19 – può verificarsi se nella fase due la percezione del rischio diminuisce nel tempo, l’epidemia non è completamente sotto controllo e non si è ancora raggiunta la cosiddetta fase tre. Per questo è necessario confermare con un secondo esame negativo chi è stato trovato positivo e garantire il monitoraggio per gruppi sociali più vulnerabili a partire da chi vive in residenze per anziani per proseguire con i disabili, i malati cronici, i senzatetto. 

4 - Saranno salvati i nuovi posti di rianimazione?

Il potenziamento degli ospedali per far fronte all’epidemia di diverrà strutturale per proteggersi da un seconda ondata. O da altri virus. «Ad oggi i posti in terapia intensiva – ha detto ieri in Parlamento il ministro della Salute, Roberto Speranza – sono 9.081, con un incremento del 75% in meno di un mese, contro i 3.595 iniziali. Sono stati cioè triplicati». E così rimarranno. I posti letto in Pneumologia sono invece passati da 6.525 a 26.524. Anche questi sono destinati a rimanere. Molto si dovrà fare per la rete di assistenza ai malati positivi ma senza sintomi e per il monitoraggio delle residenze per anziani, considerate ad alto rischio. 

5 - Ci saranno camici bianchi a sufficienza?

Il personale sanitario neoassunto resterà molto probabilmente in servizio fino a fine 2020. Gli ospedali devono poter contare su più operatori anche nel prossimo autunno e non solo per far fronte all’emergenza in atto. Per questo il decreto legge 9 marzo 2020 prevede misure straordinarie per l’assunzione di medici, infermieri e personale sanitario, compreso il richiamo dei sanitari in pensione. Il decreto consente l’assunzione di 5mila medici, 5mila operatori sociosanitari e 10mila infermieri per sei mesi, con incarichi «rinnovabili in caso del perdurare dell’emergenza». Oltre 12mila sono già stati assunti. Tra di loro ci sono anche medici specializzandi iscritti all’ultimo e penultimo anno e di personale medico e infermieristico collocato in quiescenza. Ma è chiaro che di loro ci sarà bisogno anche in futuro e così il decreto prevede che le Regioni procedano «alla rideterminazione dei piani di fabbisogno del personale». Ai quali seguiranno regolari concorsi. Per far fronte ai malati senza sintomi verranno istituite anche unità speciali di assistenza alle persone positive non ricoverate in ospedale. Il decreto prevede lo stanziamento di 660 milioni per il 2020.