Roma, 11 aprile 2020 - Ancora chiusi fino al 3 maggio. Certo, se i numeri dovessero improvvisamente migliorare in modo significativo, ovvero "se si verificassero le condizioni per riaprire, cercheremo di agire di conseguenza". Al momento, però, questo non appare possibile. Per il governo, è "una decisione difficile ma necessaria – ha spiegato ieri il premier Giuseppe Conte a reti unificate – di cui mi assumo tutta la responsabilità politica". Insomma, è ancora troppo presto per pensare di poter tornare alla vita di prima.

Ma la Lombardia non ci sta: librerie e cartolerie restano chiuse

Poi, certo, si ripartirà gradualmente, con cautela. "Non possiamo vanificare gli sforzi fin qui compiuti - ha aggiunto il presidente del Consiglio - rischieremmo di perdere tutti i risultati finora raggiunti, dovremmo ripartire da capo. Dobbiamo mantenere alta l’attenzione". Comunque, "la curva epidemiologica è incoraggiante", ha spiegato il premier, in riferimento ai numeri del contagio, ma allentare le misure in questo momento sarebbe troppo rischioso. Concede poco, Conte. Nessuna novità sugli spostamenti consentiti dal singolo. Ma qualche riapertura ci sarà: cartolibrerie, librerie, negozi per neonati e bambini. Riparte anche la silvicoltura e l’attività forestale (per i combustibili solidi), la pesca e alcune filiere alimentari. E, ancora, la fabbricazione dei computer, le opere idrauliche, fino al commercio all’ingrosso di carta e cartone.

"Il lavoro per la Fase 2 è già partito; non possiamo aspettare che il virus scompaia del tutto", ha continuato il premier. "Prevediamo una ripresa delle attività con protocolli sanitari rigorosi, dovremo convivere col virus – sono state ancora parole di Conte –. C’è il rischio dei contagi di ritorno, immaginate cosa vuol dire riattivare il turismo con persone che arrivano dall’estero. Dovremo essere pronti". Nel frattempo, meglio cominciare a "modificare le logiche dell’organizzazione del lavoro sin qui consolidate", ha continuato il premier. "Dobbiamo ripensare le nostre organizzazioni di vita" e, per farlo, ha proseguito, "servirà un programma articolato su due pilastri: un gruppo di lavoro di esperti e il protocollo di sicurezza nei luoghi di lavoro".

Al secondo sta lavorando l’Inail, che ha già predisposto una mappa con tre livelli di rischio e le corrispettive categorie lavorative. Le riaperture saranno ’chirurgiche’, nessun ‘libera tutti’; la ‘gradualità "sarà scandita da tre tempi a seconda del livello di possibilità di contagio" individuata dal comitato scientifico per quella specifica attività. Sarà un lavoro dettagliato perché ogni attività dovrà essere valutata "per la sua specificità – si spiega a palazzo Chigi –. Negozi o attività simili hanno caratteristiche che le rendono più o meno ‘pericolose’ per il contagio".

Prima le attività a basso rischio (contrassegnate dal colore verde, quindi più ’sicure’), come appunto gli studi professionali (avvocati e notai, diverso il discorso per i tribunali), la cui gamma è stata già ampliata in questo decreto. Poi sarà la volta di fabbriche metalmeccaniche, siderurgiche e tessili (codice arancione, rischio medio) e di diverse tipologie di negozi al dettaglio che, comunque, dovranno rispettare rigidi protocolli di sicurezza. Già nel decreto presentato ieri ci sono già alcuni consigli, dall’uso delle mascherine per i dipendenti, a ingressi contingentati e percorsi fissi per i clienti, in modo che non si incrocino con gli altri. Si raccomanda anche di ampliare gli orari di apertura, per evitare assembramenti.

Le ultime ad alzare le saracinesche (codice rosso, le meno ’sicure’) saranno quelle attività che ’obbligano’ a una vicinanza eccessiva tra le persone. E quindi: ristoranti, bar, palestre, discoteche, parrucchieri ed estetisti. Anche qui ci saranno protocolli di distanziamento e simili Gli ultimi in assoluto potrebbero essere dentisti e tatuatori, ma la scansione esatta la si avrà "non prima della metà di maggio". Quando si comincerà anche a parlare di turismo, della riapertura degli alberghi e degli stabilimenti balneari.

Vediamo intanto nel dettaglio cosa riapre da martedì 14 aprile. 

Librerie

Da martedì - in base al decreto - librerie, cartolibrerie e cartolerie aperte con ingressi controllati e misure di sicurezza. Resteranno chiuse invece in Lombardia, dove la Regione ha deciso che i libri torneranno in vendita, ma solo nei supermercati.  "Il commercio al dettaglio di articoli di carta, articoli di cartoleria e forniture per ufficio; libri; fiori e piante è consentito esclusivamente negli ipermercati e nei supermercati", si legge nell'ordinanza firmata stamattina dal governatore Attilio Fontana. Le edicole, invece, non hanno mai chiuso, e viene confermato il loro ruolo essenziale.

Negozi per bambini

Negozi di vestiti per l’infanzia potranno riaprire i battenti, fatte salve le misure di distanziamento e sicurezza.

Professioni

Riaprono anche gli studi professionali. Non solo quelli di architetti e ingegneri, ma più genericamente le "attività professionali, scientifiche e tecniche". Quindi anche avvocati e notai

Agricoltura

Via libera anche alla filiera del legname: dalle aziende che si occupano di silvicoltura, a tutta l’industria del legno e dei prodotti sughero (con l’esclusione dei mobili), alla fabbricazione di macchine per l’agricoltura e al commercio all’ingrosso di carta e fertilizzanti

Commercio

Per i negozi in generale, il decreto ha allungato i tempi di apertura (per evitare il rischio di assembramenti). Inoltre, tra le prescrizioni, guanti monouso, alle casse gel disinfettante, mascherine per i lavoratori

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