L'infettivologo Matteo Bassetti
L'infettivologo Matteo Bassetti
Professore, crede che i festeggiamenti di Milano faranno da detonatore per il contagio come dopo la gara tra Atalanta e Valencia? "Il periodo è molto diverso, allora eravamo nel pieno dell’epidemia sotterranea e tra 40mila persone un 10% era positivo probabilmente – risponde l’infettivologo Matteo Bassetti –. Il rischio c’è, ma quello di Milano è un esperimento: se tra 10 giorni non avremo un aumento significativo dei contagi, potremo dire che all’aria aperta non c’è alcun pericolo. Quella baraonda, però, era da evitare". Vaccino...

Professore, crede che i festeggiamenti di Milano faranno da detonatore per il contagio come dopo la gara tra Atalanta e Valencia?

"Il periodo è molto diverso, allora eravamo nel pieno dell’epidemia sotterranea e tra 40mila persone un 10% era positivo probabilmente – risponde l’infettivologo Matteo Bassetti –. Il rischio c’è, ma quello di Milano è un esperimento: se tra 10 giorni non avremo un aumento significativo dei contagi, potremo dire che all’aria aperta non c’è alcun pericolo. Quella baraonda, però, era da evitare".

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Diversi studi hanno dimostrato che il rischio di contagio all’aperto è di un caso ogni mille persone: possiamo stare tranquilli che le prossime due settimane non avremo un’impennata?

"Credo di sì. Il rischio zero non esiste, ma all’aperto il pericolo è basso. Anche al chiuso possiamo osare, con buonsenso e se c’è un’areazione efficente".

Ha fatto bene il prefetto di Milano a non vietare piazza Duomo e le vie del centro ai tifosi?

"Le autorità dovevano prevedere tutto ciò, aprendo San Siro a 15mila tifosi".

Lei se il Genoa avesse vinto lo scudetto, sarebbe andato in piazza?

"Certo, sono vaccinato. Avrei anche abbracciato. Purtroppo è più facile che si immunizzi il 100% degli italiani piuttosto che il Genoa vinca il titolo".

Tra gli eventi potenziali super diffusori all’aperto solo pochissimi casi si sono poi tradotti in un’esplosione di contagi. Allora perché ancora molti esperti puntano il dito contro qualsiasi forma di svago?

"È un mistero. Ho fatto una revisione della letteratura internazionale sul tema ’aerosol al chiuso’, ma i dati non sono così forti. Se sei al tavolo a 20 metri da un positivo, non c’è la certezza di venire contagiato. Anche il racconto della nuvoletta di aerosol all’aperto che uno passa e se la mangia è da fantascienza".

La strategia dei colori e dell’alto numero di tamponi, che estate ci farà vivere?

"Il mese di maggio è decisivo, io credo che andrà bene con contagi che continueranno a decrescere: quest’anno è stato la fotocopia del 2020. Le aperture dello scorso anno erano moltiplicate rispetto a quelle recenti. Ora stiamo riaprendo con troppa cautela e abbiamo la parte più debole della popolazione quasi tutta vaccinata. Sarà un’estate di vaccinazione e di serenità".

È giusto, come farà la Germania, eliminare le restrizioni per chi è guarito o vaccinato?

"Assolutamente sì. Ma perché guardiamo la Germania solo quando chiude e quando riapre no?".

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