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18 mag 2022

Caos europeo sul gas dalla Russia. Si paga anche in rubli, anzi no

Eni annuncia l’apertura di due conti con Gazprom. La Commissione Ue: attenersi a ciò che è autorizzato

18 mag 2022
alessandro farruggia
Cronaca
Il presidente russo Vladimir Putin, 69 anni,. presiede la riunione sullo sviluppo dell’industria petrolifera in. videoconferenza
Il presidente russo Vladimir Putin, 69 anni,. presiede la riunione sullo sviluppo dell’industria petrolifera in. videoconferenza
Il presidente russo Vladimir Putin, 69 anni,. presiede la riunione sullo sviluppo dell’industria petrolifera in. videoconferenza
Il presidente russo Vladimir Putin, 69 anni,. presiede la riunione sullo sviluppo dell’industria petrolifera in. videoconferenza

Roma, 18 maggio 2022 - L’Unione Europea sul gas sceglie una confusa realpolitik. Prima apre a Mosca, poi fa un passo indietro. Ribadisce che non si potrà pagare in rubli ma di fatto sembrava consentirlo con la sola avvertenza che le aziende energetiche dovranno semplicemente dichiarare di aver esaurito il pagamento con l’accredito sul conto in dollarieuro. In questo modo, ha detto ai rappresentanti dei 27 il 13 maggio la Dg energia UE Ditte Juul Joergense, "qualora le aziende europee dichiarino che il pagamento effettuato in euro esaurisce gli obblighi con Mosca, non violeranno le sanzioni".

Era una foglia di fico, perché poi in rubli quegli euro vengono convertiti e in un conto intestato all’utility occidentale. Ma qui sta il problema: i conti in rubli sono consentiti o no? Sembrava di sì, e infatti molte aziende, tra cui Eni, avevano deciso di aprirli. Ieri la Commissione ha però fatto un passo indietro. "Aprire un secondo conto in rubli – ha dichiarato il portavoce della Commissione, Eric Mamer – va al di là di quello che abbiamo detto che è permesso. La questione è molto semplice: ciò che non è nelle linee guida per il pagamento del gas russo non è autorizzato. I Paesi hanno il dovere di far rispettare questo obbligo che ha la forza di legge nell’Ue. Se gli Stati non lo fanno, si applica il quadro generale delle procedure di infrazione che può essere messo in atto dalla Commissione". E siamo daccapo.

Ma la realtà è che Bruxelles non è ancora pronta a rinunciare al gas russo (ci vorranno dai due ai cinque anni a seconda dei paesi) se non al prezzo di una stagflazione, e così ha ammorbidito le proprie posizioni, ma è anche pressata dai paesi rigoristi e dagli Usa. A rendere più facile il passo indietro rispetto alla posizione rigorista, c’era stato il decreto russo uscito il 4 maggio, che chiarisce che la conversione in rubli sarà affidata al centro di compensazione nazionale che fa capo alla borsa di Mosca e non alla Banca centrale e che il cambio verrà effettuato entro 2 giorni lavorativi. Veniva così a cadere l’ipotesi che potesse trattarsi di un prestito mascherato alla Banca centrale russa.

Eni, viste le linee guida europee del 13 aprile, si era adeguata. Il gruppo italiano "in vista delle imminenti scadenze di pagamento", fa sapere che "ha avviato in via cautelativa le procedure relative all’apertura presso Gazprom Bank dei due conti correnti denominati K, uno in euro ed uno in rubli, indicati da Gazprom Export secondo una pretesa unilaterale di modifica dei contratti in essere, in coerenza con la nuova procedura per il pagamento del gas disposta dalla Federazione Russa. La decisione, condivisa con le istituzioni italiane, è stata presa nel rispetto dell’attuale quadro sanzionatorio".

Per Mosca l’orientamento delle utility è una buona notizia che si aggiunge al rinvio dell’embargo europeo sul petrolio, a causa dell’opposizione dell’Ungheria. Lo zar gongola. "L’Occidente si sta avviando verso una sorta di suicidio energetico con l’imposizione delle sanzioni contro le forniture russe" ha detto Putin. "Nel lungo termine ne subirà le conseguenze. Il rifiuto delle risorse energetiche russe – ha aggiunto – significa che l’Europa diventerà la regione con il più alto costo per le risorse energetiche al mondo,e questo può minare irreversibilmente la competitività di una parte significativa dell’industria europea".

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