A mia memoria, mai un essere umano aveva percorso in macchina un giro del circuito di Montecarlo in meno di settantadue secondi. Onore a Ricciardo, Sebbene il suo record sia destinato a durare fino a sabato.
Al Bibitaro australiano sono però debitore di una riflessione banalmente ingenua. Io c’ero e mi esaltavo quando Senna e Schumi giravano sull’1’22, mandando in delirio le folle di allora. Ed erano Senna e Schumi!
E chiaro che la tecnologia continua a progredire a ritmi che accelerano la sensazione di essere prigionieri di un tempo che non si riesce più a comprendere. A me, anche per ovvie ragioni generazionali, capita talvolta di provare un senso di straniamento. Come se fossi un alieno, un estraneo in casa mia.
Eppure, quello che voglio arrivare a dire, senza tanti sofismi, anche perché chi ha letto meno di 20 libri non ce la farebbe a seguire il ragionamento, ecco, quello che voglio arrivare a dire è che la tecnologia dovrebbe essere governata in modo intelligente dagli esseri umani. E questo, in Formula Uno, accade ormai troppo raramente. Le regole sono complicatissime, non vedo come a un semplice appassionato si possa spiegare la storia delle batterie usate dalla amatissima Ferrari, mai nella sua storia recente (se non nel 2007 dello scandalo delle spie) così occhiutamente “ispezionata” dagli avversari.
A me non dispiacerebbe, per essere chiaro fino in fondo, se a Montecarlo le monoposto tornassero a girare sui tempi di Senna e Prost, purché le norme fossero semplici, alla portata di tutti. So bene che si tratta di una utopia, così come so bene che è una utopia immaginare che Verstappen venga punito per avere innestato la retromarcia. Come diceva il marchese del Grillo e come sarei tentato di dichiarare a mia volta quando mi imbatto qua sotto in troll e babbei: io so’ io e voi non siete un cazzo.
Ciò premesso, per tornare agli esiti del venerdì monegasco, ho l’impressione che la Ferrari la partita se la possa giocare.
Con quale risultato, francamente non saprei.