In momenti così, tutto rischia di apparire fatuo, vacuo, inutile.
Mi fa piacere rivolgere un pensiero a tutta la gente della nostra Formula Uno radunatisi in Australia.
Non ci sarà, inevitabilmente, quella atmosfera festosa da primo giorno di scuola. L’ho respirata per tanti tanti anni sui prati dell’Albert Park e sono sommerso dai ricordi.
Mi torna in mente l’episodio che ho già narrato di quella passeggiata verso il parcheggio con George Harrison, il Beatles. Feci finta di non conoscerlo, fino al momento dei saluti. Fu un istante di commozione.
Oppure rammento la sorprendente vittoria di Irvine nel 1999. Fu l’inizio della più incredibile stagione cui mi sia capitato di partecipare in veste di testimone.
E insomma.
L’altro giorno ho dialogato, con una punta di commozione, con Antonio Giovinazzi.
Gli ho detto: Anto’, forse sarai l’unico sportivo italiano in attività, nel prossimo week end.
Mi ha risposto che gli piacerebbe regalare un sorriso a compatrioti angosciati.
È tutto così banale, fatuo, vacuo.
Ma una parvenza di normalità vorrei tentare di preservarla.
Scriverò qui delle solite cose nostre, senza pretendere di distrarmi.
Un augurio speciale e fortissimo a Max e a Tex.
Ce la faremo.
Tutti insieme.