Sono stato contento quando ho visto Jean Alesi commosso sotto il palco di Barcellona. Celebrava la vittoria del figlio Giuliano in Gp3 (o come diavolo si chiama oggi).
Ho già narrato in passato di Giovannino il Ferrarista. Ci vogliamo bene perché insieme ne passammo di cotte e di crude, nel senso che all’epoca la Rossa non vinceva mai.
Per questo io apprezzo chi sta con il Cavallino a prescindere dai risultati: l’amore più intenso è quello che procura sofferenza, secondo me.
Poi, certo, non sono un masochista. Come ho goduto dal 1999 al 2008 (14 titoli mondiali complessivi) lo so solo io.
E quando vedo Alesi junior on The road ripenso a suo padre e a quando mi accennò al suo ingresso nella camera di Schumi in Francia e a quello che provo’ e che proviamo e che nessuno potrà rimuovere dai nostri segretissimi anfratti di sgomento.
E più banalmente penso anche che Alesi Jr è seguito dalla Accademia Ferrari e mi piace il lavoro che sta facendo il mio amico Rivola. E’ difficile sottrarsi al ricordo di Jules Bianchi, a quello che poteva essere e non sarà mai. Anche qui torna lo sgomento, quella irresistibile leggerezza del nostro essere fragili, cioè ferraristi.
Forse un domani toccherà a Leclerc, che presto avrà in Alfa Sauber un direttore tecnico degno del suo talento, forse, dicevo, toccherà a Leclerc raccogliere la fiaccola.
Aspettando (magari, perché no?) Alesi junior.