Spero tutti bene.
Riprendo la narrazione del 1990 in salsa Formula Uno.
La domenica dell’Estoril.
O forse dovrei scrivere, latineggiando un poco: la domenica del Redde Rationem.
Parto dalla coda.
Il Gran Premio del Portogallo si è appena concluso.
Primo Nigel Mansell su Ferrari.
Secondo Ayrton Senna su McLaren.
Terzo Alain Prost sull’altra Rossa.
Fosse stato ancora con noi il Vecchio, magari avrebbe liquidato il tutto con la classica frase “ha vinto una Ferrari, punto e basta”.
Non aveva, più o meno, detto la stessa cosa ad un basito Gilles, il giorno dopo lo sgarbo di Imola82? (Tra parentesi e senza certezze, che nessuno ha: io credo che Enzo, per i giorni che gli restarono, si sia sempre pentito per come accolse il malessere di Villeneuve. Chissà).
Ma all’Estoril nel 1990 un concetto così non poteva reggere. Nel senso che, di fatto, la Scuderia aveva servito a Senna, sul classico piatto d’argento, il titolo iridato.
E infatti parto dalla fine.
Esaurite le cerimonie post Race, Prost convocò i giornalisti senza passare dall’addetto stampa. In particolare, voleva essere ascoltato da noi italiani.
Era livido.
Furibondo.
La sua era un’ira fredda che scorreva come un fiume in piena.
Oggi avete finalmente capito, disse Alain, perché la Ferrari non vince un mondiale da undici anni. Perché, aggiunse, è una Scuderia sì gloriosa ma gestita da dilettanti allo sbaraglio. E così non si può andare avanti.
Il francese non chiese le dimissioni immediate di Cesare Fiorio semplicemente perché riteneva più opportuno un tempestivo ricorso alla ghigliottina.
Mentre succedeva questo pandemonio, non distante si aggirava, fischiettando come un innocente pescatore nei paraggi delle bianche scogliere di Dover, l’uomo che aveva acceso la carica di dinamite.
Anche se non era stato Nigel Mansell a preparare l’esplosivo.
Soprattutto, l’artificiere si era dato alla macchia.
Ma non lo senti il tic tac della bomba che sta per scoppiare?, gli aveva domandato Prost durante il week end (almeno, così racconto il Professore in quella devastante conferenza stampa), invocando chiarezza sugli interessi supremi della squadra.
Ma Cesare Fiorio, concludeva Alain, era sordo. E pure cieco. E pure muto.
Così partirono, la domenica dell’Estoril.
Mansell in pole.
Prost accanto.
Le due McLaren dietro.
Dopo, il quotidiano francese L’Equipe ci fece sapere che il Leone, spostandosi al via verso l’interno, aveva spinto la Rossa del Professore a quattordici centimetri dal muro.
Quattordici centimetri.
Io ero lì e francamente per circa un minuto feci fatica a credere ai miei occhi.
Un poco conoscevo il fischiettante pescatore dell’isola di Man.
Era scorbutico, ok. Era un tipo ruvido, Nigel. Era poco diplomatico. Ma non era una canaglia.
Eppure, le cose erano davvero andate così.
Andai, nel caotico post Race, a cercare il fischiettante pescatore. Si spiego’ più o meno così: al via ho commesso un errore, non è stato un gesto deliberato, poteva scapparci un incidente pericolosissimo.
Gli chiesi: ma Fiorio cosa vi aveva detto?
Niente, sulla partenza niente, che ci doveva mai dire?
Intanto il Piccolo Cesare nuotava contro corrente nella melma. L’anatema di Prost aveva scatenato uno tsunami mediatico.
A quel punto, essendo Mansell già pilota Williams per il 1991 con Alesi in arrivo a Maranello, una cosa era chiarissima.
Tra Fiorio e Prost, andava fatta una scelta.
Qualunque fosse, andava fatta subito.
Non la fecero e fu l’inizio della fine.
Voglio aggiungere due cose, da testimone oculare.
La prima. Mansell ha sempre ripetuto, in ogni sede, che se quella domenica in Portogallo Prost si fosse trovato alle sue spalle in pista, lui gli avrebbe dato strada. Perché questo, sì, prevedevano gli accordi. Solo che quella situazione non si determinò mai.
La seconda. Tra i detriti della memoria è andato smarrito un dettaglio. Prost aveva quasi raggiunto Senna e quel giorno la Ferrari era più veloce della McLaren. Ma una drammatica collisione tra Alex Caffi e Suzuki provocò l’interruzione anticipata del Gran Premio. Sigillando il rocambolesco trionfo del Leone.
Quiz di chiusura.
Mansell la fece apposta, quella partenza assassina?
Secondo me, no, si prese un rischio troppo grosso. Ma le conseguenze non gli dispiacquero.
What if.
Se Prost avesse messo le ruote davanti ad Ayrton, beh, Nigel gli avrebbe lasciato il successo?
Sì, io credo di sì.
Ma il diavolo fa le pentole, non i coperchi.