Ho seguito con non troppa attenzione, lo ammetto, la faccenda delle modifiche aerodinamiche alle monoposto del 2019 per favorire i sorpassi in pista.
Confesso di essere insensibile, come certi arbitri di calcio, alla materia. Per la semplice ragione che seguo da oltre quarant’anni le corse e francamente io di sorpassi ne ho sempre visti pochissimi!
Ci sarà un motivo se intere generazioni si sono tramandate il duello Arnoux-Villeneuve del 1979: il giorno dopo iniziava il mio esame di maturità. O se la mossa di Hakkinen su Schumi a Spa la ricordano ancora in tanti: e chi era appena nato all’epoca sta per darlo tra un po’ l’esame, dato che eravamo nel 2000.
Voglio dire questo. Io non sono tanto convinto che la bellezza dei gran premi dipenda dall’effetto spettacolare di certe manovre. Probabilmente sono troppo all’antica, ma conservo l’idea che il talento di un pilota non possa e non debba essere giudicato soltanto in funzione di un certo tipo di azione, appunto il sorpasso.
Faccio un esempio banale. Senna e Schumi spesso hanno dominato la gara di Montecarlo, per citarne una, guidando impeccabilmente al comando dalla partenza all’arrivo. Ed erano assolutamente formidabili, perfetti nella gestione di un tracciato estremo. Forse oseremmo affermare che la loro grandezza, nel caso specifico eppure in generale, era intaccata dal fatto che non avevano la necessità di compiere sorpassi, se non a danno dei doppiati?
Guardate che la questione incide sul concetto stesso che noi appassionati abbiamo delle corse, delle competizioni. Che cosa ci interessa, davvero? La pura adrenalina della sfida ravvicinata, a prescindere dalla qualità assoluta? Vogliamo l’emozione e basta oppure siamo in grado, ancora, di apprezzare la Formula Uno come espressione di un mix tra tecnologia sofisticata e governance umana di quella tecnologia?
Non fraintendetemi. Anche a me piacerebbero gare più spesso ricche di episodi come Digione 1979 o Spa 2000. E anche io mi sono non di rado annoiato davanti a corse dall’esito scontato dopo la prima curva.
Certamente qualcosa si può fare. Ma a patto di non snaturare la storia. A me una Formula Uno modello Nascar, piena di sportellate, darebbe l’orticaria.
Senna, Schumacher, Lauda, Prost, persino Villeneuve padre a prescindere da quello che molti millantano, sono stati eroi fantastici anche senza sorpassi.
Temo di essere in minoranza. Ma, disse qualcuno, le minoranze sono il sale della democrazia.