Alcune considerazioni post Austria.
Dopo tutto quello che è accaduto e ancora sta accadendo nel mondo, è stato bello rivedere un Gran Premio. La Formula Uno è un pezzettino della mia vita. E mi mancava.
Sull’episodio pre gara, 14 piloti inginocchiati e sei no. Massimo rispetto per la sensibilità di ogni individuo, ci mancherebbe. Io, ripeto, sto con Hamilton e gli altri 13 perché ci sono momenti in cui i gesti contano e questo nella storia secondo me è uno di quei momenti. Poi non sono un ingenuo, so perfettamente che il razzismo non lo batti con i gesti ma con i comportamenti. So anche che io non c’entro nulla con Trump e con Ecclestone e tanto mi basta.
Terza cosa. Non c’è nulla di male ad entusiasmarsi per la gara di Carletto. So bene che ovunque spopolano gli odiatori seriali, felicemente li compatisco e stop, as usual. Domenica Leclerc ha cavato sangue dalla rapa Rossa. Tanto di cappello.
E a proposito della rapa Rossa. Le risposte le deve dare Binotto per la semplice ragione che questa macchina è figlia sua, figlia di un team principal che è di estrazione tecnica, quindi il coinvolgimento diretto è ben più ampio di quello di Arrivabene, Domenicali, persino Todt. Anche qui, niente di male: se cominci la stagione dietro McLaren e Racing Point e ti chiami Ferrari, ehi, could you explain why?
Un’altra cosa.
Io alla teoria che tutto questo tracollo dipenderebbe dall’esito della inchiesta Fia sulla power unit ci credo fino a mezzogiorno.
Tanto per cominciare un anno fa in Austria non c’era la versione pu che spopolò da Spa in poi.
Inoltre, dal profondo della mia dichiarata ignoranza tecnica, io dubito che allo Spielberg di solo motore si possa perdere un secondo o quasi al giro, su un circuito che percorri in poco più di un minuto.
Non esiste, non regge.
Deve esserci, invece, un cumulo di fattori. A meno di non pensare che, con il diabolico presunto trucco del flussometro, la Ferrari avesse sovvertito le leggi della fisica.
Vedremo quali correttivi saranno apportati.
Don’t give up.
Forse.